Dan Savage: “La nuova normalità è la varietà”

«Nel sesso le cose cambiano, sono già cambiate. Ci vuole solo il tempo che lo capiscano e lo accettino tutti». Parla il più celebre sex columnist del mondo, instancabile attivista LGBT, autore del libro "American Savage. L'amore rende liberi", edito da Baldini&Castoldi

Il 2015 sarà ricordato come un anno storico per le battaglie LGBT. Quanto meno in alcune parti del mondo. A giugno, infatti, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale il divieto dei matrimoni gay in tutti gli stati, rendendo di fatto legale il matrimonio gay in tutto il paese e rendendo ancora più chiaro che in un regime democratico l’unica strada possibile è l’allargamento dei diritti, non il restringimento.

Nel frattempo, mentre dall’altra parte dell’Atlantico queste cose diventano semplicemente normali, in Italia siamo fermi al palo, con un disegno di legge incagliato in parlamento, una parte dell’opinione pubblica che continua a lottare strenuamente per limitare i diritti, piuttosto che per ampliarli e una strisciante e neanche tanto sotterranea omofobia continua a resistere ben radicata nel Paese.

A spiegarla a un americano, la situazione in cui ci troviamo qui in Italia appare ancora più ridicola. Se poi quell’americano si chiama Dan Savage ed è uno dei più instancabili attivisti LGBT del mondo, nonché il più celebre editorialista di sesso del mondo — in Italia la sua rubrica Savage Love esce su Internazionale — allora la faccenda diventa ancora più grottesca. L’abbiamo intervistato a poche settimane dall’uscita del suo ultimo libro, American Savage. L’amore rende liberi, pubblicato da Baldini&Castoldi.

In America come si è arrivati a questa conquista?
Sai, per arrivare a dove siamo ci sono voluti tantissimi anni di studi, di lotte, di discorsi sull’uguaglianza di genere, sui diritti LGBT, sulle libertà sessuali. Le lotte per i diritti LGBT sono all’ordine del giorno da più di 30 anni negli Stati Uniti, con sempre più gente che ha partecipato. È stato un processo molto lungo e faticoso e stiamo vedendo i frutti ora, riuscendo finalmente a slegare la sfera sessuale dal giudizio morale.

Quando accadrà anche in Europa e nel resto del mondo?
Accadrà, è certo, è solo da capire quando. Perché il processo è iniziato e continuerà, si allargherà anche ad altri paesi. Sta a noi continuare a parlare, a discutere, a insistere. Le cose cambieranno anche altrove, ma per quanto riguarda molte regioni del mondo in cui la religione è ancora molto forte, la società molto tradizionale e in cui queste lotte e questi dibattiti non ci sono mai stati, non possiamo certo pretendere che accada tutto in un batter d’occhio. Per quanto riguarda l’Europa sono certo che vedremo accadere quello che abbiamo visto accadere negli Stati Uniti, dove a un certo punto c’erano alcuni stati che avevano adottato prima di altri la scelta della legalizzazione, mentre altri si sono aggiornati soltanto dopo la decisione della Corte Suprema.

Com’era la situazione prima del 2015?
Sotto il punto di vista della legalizzazione dei matrimoni, la situazione era molto variegata. La tua libertà di sposarti dipendeva sostanzialmente dal posto in cui vivevi, come in Europa, dove qualcuno ha deciso di legalizzare, altri hanno optato per formule come le coppie di fatto e altri, come in Italia, non ci sono ancora arrivati. Ma ti ripeto, io sono convinto che sia solo una questione di tempo. Anche perché la tendenza è verso una direzione sola: il diritto di essere liberi nelle proprie scelte che riguardano la sfera sessuale – quindi anche con chi sposarsi – sta venendo accettata, piano piano, ma progressivamente e sempre più largamente.

Dobbiamo arrivare a fargli capire che l’unico modo che hanno per non sentire più parlare dei matrimoni gay è concedere la libertà di sposarsi a tutti. È così che si fermerà la lotta, quando io diritti saranno per tutti.


Dan Savage

L’Italia è ancora ferma su questo punto, e c’è una parte dell’opinione pubblica che scende in piazza per difendere la famiglia tradizionale. Una battaglia che sembra veramente ridicola e medievale se si pensa al livello di diritto a cui siete arrivati negli Stati Uniti. Secondo lei il nostro è un problema legato alla religione o alla società?
Eh eh eh, temo che abbiate qualche problemino su tutti e due i fronti, perché altrimenti non mi faresti questa domanda. Religione e società sono legate tra loro a doppio filo: la religione influisce sulla società, la società influisce sulla religione. E poi avete la Chiesa in casa, il che, anche se papa Francesco ha aperto un dibattito sulla famiglia, credo che rallenti il processo, che di sicuro sarà più faticoso che, per esempio, in Germania o in Francia. Comunque la strada è quella del dibattito pubblico: dobbiamo parlarne, continuamente, anche a costo di annoiare la gente. Dobbiamo estenuare coloro che si oppongono. Dobbiamo arrivare a fargli capire che l’unico modo che hanno per non sentire più parlare dei matrimoni gay è concedere la libertà di sposarsi a tutti. È così che si fermerà la lotta, quando io diritti saranno per tutti. E finché non ci arriveremo continueranno a uscire articoli, si continuerà a parlarne dovunque.

La percezione è che sia un problema anche generazionale. È vero che per i cosiddetti “millennials” sono più propensi ad accettare l’allargamento dei diritti di matrimonio a chiunque?
Sì, sicuramente. Le nuove generazioni l’hanno già accettato. Persino i giovani conservatori sono molto più propensi dei loro genitori di fronte ai diritti LGBT e ai matrimoni omosessuali. Ne hanno sentito parlare, hanno amici gay, sono cresciuti in un mondo in cui si poteva parlare dell’omosessualità e quindi non possono fare altro che accettare il fatto che ognuno sia libero di essere come è. Negli ultimi 50 anni è cambiato tutto, nella società e nella cultura occidentale, in particolare negli Stati Uniti, e tantissima gente ha fatto coming out. La gente si è resa conto che è tutto assolutamente normale e che non c’è nulla di pericoloso, che gli omosessuali non sono affatto dei mostri. Come tutte le cose di questo mondo, fanno paura quando non le conosci. Quando diventano normali sono semplicemente normali. E ora per i giovani americani è normale che al mondo ci siano eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali e così via. Le cose cambiano, sono già cambiate. Ci vuole solo il tempo che lo capiscano e lo accettino tutti.

Uno dei punti più complicati del dibattito è quello che riguarda la possibilità di adozione per le coppie gay. Come la pensa a riguardo?
Come la penso? Eh eh eh, io e mio marito abbiamo un figlio adottivo di 17 anni. La gente che non riesce ad accettare questa possibilità pensa che per una famiglia ci voglia una mamma e un papà. Bene, io ho una mamma e un papà. Mio marito ha una mamma e un papà. Entrambi amiamo molto i nostri genitori come entrambi amiamo nostro figlio adottivo. Anche nostro figlio ha una mamma e un papà naturali, ma non erano in grado di crescerlo. Ci sono tantissimi figli al mondo che hanno bisogno di una famiglia, niente di più che una famiglia che li ami e che li cresca. Non importa che siano una mamma e un papà, due mamme o due papà.

Quale è la chiave per riuscire a convincere quei tanti che, seppur si dichiarano a favore dei diritti LGBT, restano molto scettici sull’adozione?
Dobbiamo iniziare a pensarla diversamente, ovvero che ognuno ha diritto a una famiglia, a dei genitori che gli vogliano bene. I bambini che aspettano di essere adottati sono in quella condizione o perché sono stati maltrattati, o perché hanno perso i genitori o perché i loro genitori non li hanno riconosciuti o, infine, perché non erano in grado di crescerli. E quelle sono tutte famiglie “tradizionali” di eterosessuali. In nessun caso quei bambini sono in quella condizione perché una coppia gay non ha saputo crescerli, li ha maltrattati o li ha abbandonati. L’argomento che bisogna usare per convincere la gente ad aprirsi non è dirgli che devono sostenere la battaglia per i diritti di due omosessuali ad avere un figlio, ma che dobbiamo tutti avere l’obiettivo di lottare per assicurare il diritto dei figli di avere qualcuno che li cresca e gli voglia bene. Il problema non è che ci sono troppe coppie omosessuali che non possono avere figli. Il problema è che ci sono troppi bambini che non hanno una famiglia.

La varietà, il rispetto dei gusti degli altri, la libertà di sperimentare e la molteplicità degli orientamenti sessuali è diventata la normalità


Dan Savage

Che cos’è la normalità al tempo di internet?
La normalità non esiste più. La nuova normalità è la varietà. Pensa alla cucina e ai ristoranti che abbiamo in città. Rispetto a 50 anni fa, ora in una grande città puoi soddisfare qualsiasi appetito tu abbia, di qualsiasi tipo di cucina tu abbia voglia. Per il sesso in fondo non è molto diverso. Una volta lo si faceva in maniera molto più “piatta”, generalmente in due o tre posizioni. Ora, grazie anche all’accesso più facile alle informazioni, la gente può scegliere liberamente secondo i propri desideri. Ora la varietà, il rispetto dei gusti degli altri, la libertà di sperimentare e la molteplicità degli orientamenti sessuali è diventata la normalità.

Quindi internet ha migliorato il nostro rapporto con il sesso?
Sì, credo che internet abbia aiutato e abbia migliorato il nostro rapporto con il sesso. Prima di tutto perché è più facile trovare informazioni sull’argomento, ma anche perché internet è un luogo che può facilitare il contatto tra persone e quindi permette a tutti di essere più sessualmente felici, sia che si stia cercando un amore romantico, che una serata di sesso senza nessun legame sentimentale. Prima di internet le informazioni sul sesso te le davano soltanto i genitori, la chiesa e, in parte, la scuola. E non è detto che le informazioni che davano fossero corrette. Ora è molto più facile verificare, confrontare, arrivare prima a sapere che cos’è il sesso, come si fa, che cosa significa essere gay o etero e così via. Grazie a internet abbiamo capito che non c’è un modo solo di fare sesso, che non ci sono modi sbagliati di farlo, che la normalità in questo campo non esiste e che ognuno ha il diritto di costruirsi la propria sessualità.

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