Smart WorkingLavorare da casa fa bene

Secondo una ricerca condotta da Vodafone, il 75% delle aziende nel mondo ha introdotto politiche di lavoro flessibile. In Italia solo il 31% dei lavoratori le ha sperimentate: l’ostacolo maggiore è quello tecnologico

Il 75% delle aziende nel mondo ha introdotto politiche di smart working, il lavoro agile che consente ai dipendenti di organizzare in modo più autonomo la giornata di lavoro. E nella maggior parte dei casi la produttività è aumentata. Lo dice la ricerca Flexible Work: Friend or Foe? (Lavoro flessibile: amico o nemico?) di Vodafone, l’azienda che in Italia ha coinvolto il maggior numero di dipendenti nelle sue politiche smart (secondo i dati dell’Osservatorio Samrt Working del Politecnico di Milano).

Lo studio ha coinvolto 8mila individui tra lavoratori e datori di lavoro di imprese, organizzazioni del settore pubblico e multinazionali di dieci Paesi. Quelli che hanno adottato pratiche di lavoro flessibile dicono di aver notato un significativo miglioramento delle prestazioni. In particolare, l’83% parla di un aumento della produttività, il 61% della crescita dei profitti, il 58% di un migliore impatto sulla reputazione aziendale.

Quello che emerge è che nella rivoluzione del luogo di lavoro a giocare un ruolo fondamentale sono le reti mobili di ultima generazione 3G e 4G (utilizzate dal 24 e dal 18% degli intervistati) e i servizi cloud e la banda ultra larga fissa. Il 61% degli intervistati utilizza il proprio servizio di banda larga di casa per accedere alle applicazioni di lavoro tramite smartphone, notebook e tablet.

L’83% parla di un aumento della produttività, il 61% della crescita dei profitti, il 58% di un migliore impatto sulla reputazione aziendale

Le aziende che non hanno ancora adottato politiche di lavoro flessibile, secondo i dipendenti lo hanno fatto soprattutto a causa di pregiudizi di tipo culturale. Per il 33% delle aziende, il lavoro flessibile non si concilia con la mentalità dell’organizzazione. Il 22% crede che i dipendenti, qualora gli fosse concesso di adottare modelli e tecnologie di lavoro flessibile, non lavorerebbero con lo stesso impegno. Altre sono preoccupate per la distribuzione del lavoro tra chi lavora in modo flessibile e chi no. Tra i lavoratori che non usufruiscono ancora del lavoro flessibile emerge in modo chiaro però che l’introduzione di questo strumento avrebbe un impatto positivo sulla motivazione dei dipendenti (55%), sulla produttività (44%) e sui profitti (30%).

Il Regno Unito è al comando nella classifica della fiducia tra datori di lavoro e dipendenti: solo l’8% degli imprenditori inglesi ha manifestato timori in merito a una possibile diminuzione dell’impegno da parte dei propri dipendenti. Questo valore sale invece al 33% a Hong Kong.

Lo studio rivela inoltre notevoli differenze generazionali. I giovani tendono a utilizzare le tecnologie che abilitano il lavoro da remoto, tra cui i servizi cloud, di messaggistica avanzata e video conferenza, spontaneamente e senza problemi. Ne consegue che per il 72% dei giovani tra i 18-24 anni il lavoro flessibile migliorerebbe la qualità del loro lavoro. Diversamente, tra gli intervistati oltre i 55 anni questa percentuale scende al 38 per cento.

E l’Italia? Il 40% dei lavoratori italiani coinvolti nel sondaggio non ha ancora adottato politiche di lavoro flessibile, mentre solo il 31% le ha sperimentate almeno una volta. Il nostro Paese scivola così al penultimo posto tra tutti i Paesi coinvolti nella ricerca, seguita solo da Hong Kong. Il 38% degli intervistati italiani risponde che lo smart working non si concilia con il proprio ruolo, il 43% preferisce l’attuale organizzazione, mentre il 9% pensa che potrebbe influire negativamente sulla propria carriera.

Il 38% degli intervistati italiani risponde che lo smart working non si concilia con il proprio ruolo, il 43% preferisce l’attuale organizzazione, mentre il 9% pensa che potrebbe influire negativamente sulla propria carriera

Tra chi pratica lo smart working in Italia, il part-time (36%) e l’orario flessibile (37%) sono le opzioni maggiormente utilizzate, seguite dalla possibilità di lavorare in altri luoghi, come per esempio da casa (22%). Il 42% dice di adottare regolarmente il lavoro flessibile e il 34% lavora da casa alcune volte durante la settimana, mentre il 21% lo fa una volta ogni due settimane. Per il 54%, un miglior equilibrio tra vita privata e lavorativa è addirittura preferibile a un maggior guadagno (50%) nel momento in cui si è alla ricerca di nuove opportunità.

Lo smartphone personale si conferma il dispositivo più usato da chi lavora fuori dall’ufficio (58%), seguito dal computer da desktop (27%) e dal notebook personale (23%). Ma solo al 14% degli intervistati viene fornito lo smartphone aziendale.

Anche le aziende sono pronte. Il 70% dei datori di lavoro italiani intervistati ha adottato politiche di lavoro flessibile e, tra il 24% di quelli che non ne hanno ancora implementate, il 72% si mostra potenzialmente favorevole, mentre solo il 6% risulta contrario. La scarsa confidenza con i dispositivi tecnologici rappresenta per molti una barriera per il lavoro da casa, dal momento che oltre il 40% delle aziende italiane intervistate non sa come organizzare una video o audio conferenza.

Per il 54% degli intervistati italiani, un miglior equilibrio tra vita privata e lavorativa è addirittura preferibile a un maggior guadagno nel momento in cui si è alla ricerca di nuove opportunità

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