Le armi letali dell’esercito del Papa

Certo, va bene la parola di Dio, la pace e la bontà. Ma quando servono i duri, il Vaticano ha a disposizione quelli più duri di tutti

Dove si trova l’esercito meglio preparato, meglio equipaggiato e meglio organizzato del mondo? In America, diranno gli sprovveduti lettori. È falso. È senza dubbio quello più potente, ma a livello di addestramento pochi raggiungono il livello delle guardie svizzere dello Stato del Vaticano.

Certo, a prima vista sembrano protagonisti di una carnevalata permanente, costretti a vestire uniformi passate di moda (anche se lo stilista, Jules Repond, si era ispirato a Raffaello) e a tenere in mano un’arma rinascimentale. Con la sola differenza che l’arma è vera, non di plastica, e loro sono addestrati per usarla. Essere affettati da un’alabarda è un’esperienza che non si aspetta nessuno ma che, in linea teorica, è possibile.

A seconda vista, invece, l’esercito delle Guardie Svizzere è preparatissimo e, soprattutto, è munito di tutte le armi più moderne. E, come con le alabarde, sanno usare anche quelle.

Come si spiega qui, il sapere militare dell’esercito vaticano è un accumularsi di esperienze fin dal 1.400. Sono 125 soldati, ma tostissimi. Come requisito iniziale, devono essere svizzeri, sotto i 30 anni, che abbiano un addestramento elevato e si siano già distinti per merito. Devono essere alti, istruiti (minimo il diploma), cattolici, single. Il minimo periodo di servizio in Vaticano è di due anni.

Dopodiché avviene l’addestramento: sicurezza per i vip, bodyguard, controllo della folla, tattiche di sorveglianza e impiego di armi. Sia letali che no. Oltre a spade e alabarde (che fanno parte del training), l’armeria del Papa presenta fucili di ogni epoca: i moschetti svizzeri T59, i modelli Vetterli del 1871, i fucili M1867, gi Hisso MP43-44 e gli Schmidt Rubin K31. Armi vintage, certo. Oggi si preferisce la Heckler & Koch MP7, arma per la difesa personale (molto diffusa anche tra i SEAL americani e tra le guardie del corpo dei politici) facile da usare e abbastanza compatta per essere nascosta.

La vecchia Dreyse 1907 è stata abbandonata dopo l’attentato a Giovanni Paolo II. Meglio la Sig P220, arma di servizio per la Guardia Svizzera, insieme alla Glock, marca austriaca di qualità. Per l’esercito del Papa, addirittura, vengono prodotti esemplari personalizzati, con incise le lettere AG (Ausrutung der Guarde) e lo stemma vaticano.

Infine armi più pesanti: fucili Sig SG550, in varie configurazioni, che vanno bene per combattimenti ravvicinati. E altri per scontri a distanza.

Le armi del Papa, certo, sono la parola di Dio. La pace. La buona volontà. Ma se qualcuno offende sua madre un ceffone è più che indicato. E se quello insiste, be’, avrà pane per i suoi denti.