Sostiene VoltolinaQuei cervelli che l’Italia si lascia scappare. Matteo Fini: «I ricercatori italiani vivono nel disagio»

Già autore del libro «Non è un Paese per bamboccioni - Storie di giovani italiani che ce l’hanno fatta nonostante tutto», dice in una intervista alla testata Repubblica degli Stagisti che nel sistema italiano non si possono eludere i meccanismi di cooptazione

«Chi non è addentro al sistema può pensare siano solo lagne, ma in realtà c’è molto di più»: così Matteo Fini commenta il botta e risposta tra la linguista Roberta D’Alessandro, vincitrice di una borsa di studio da 2 milioni di euro che utilizzerà in Olanda dato che il sistema universitario italiano non l’ha saputa includere, e il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

Fini, già autore del libro «Non è un Paese per bamboccioni – Storie di giovani italiani che ce l’hanno fatta nonostante tutto» e quasi-autore de #illibrochenonce, un libro di denuncia sull’assenza di meritocrazia nell’università italiana, dice senza mezzi termini in una intervista alla testata Repubblica degli Stagisti che nel sistema italiano non si possono eludere i meccanismi di cooptazione. Nemmeno i più brillanti riescono ad andare avanti esclusivamente grazie ai propri meriti: «Nessuno lavora in università perchè è bravo. A volte è anche bravo».

E rispetto all’editoriale del direttore de Linkiesta Francesco Cancellato – «Cara Roberta, se la ricerca in Italia fa schifo la colpa è anche un po’ tua» – che su questo tema ha scatenato in Rete un infuocato dibattito, conviene su un punto: «Se te ne vai quelli che rimangono»…

Leggi l’intera intervista a questo link: http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/commento-matteo-fini-caso-ricercatrice-roberta-dalessandro-vs-ministra-giannini