Berardo Carboni, da Shooting Silvio a Varoufakis: «È in gioco il futuro dell’Europa: non si può essere spettatori»

Il regista italiano racconta, con Youtopia, la nascita del nuovo movimento politico paneuropeo guidato dal carisma dell’ex-ministro delle finanze greco. «È un’esperienza che mi elettrizza»

Si chiama Berardo Carboni e sarà il regista dell’evento di presentazione di DiEM25, il movimento paneuropeo guidato da Yanis Varoufakis. Oddio, forse sarebbe meglio chiamarlo show, visto che sono annunciati i collegamenti video di Julian Assange e Bernie Sanders, oltre al discorso di Varoufakis, ovviamente.

Definire Carboni regista, tuttavia, è riduttivo. In curriculum ha un documentario sull’economista Federico Caffè, un docudrama, Un buco nell’acqua, su Sandra Milo, un film, Vola Vola, interamente girato nella realtà virtuale e soprattutto Shooting Silvio, controverso lungometraggio finanziato interamente in crowdfunding, in cui il protagonista, un giovane scrittore ricco e disperato, si mette in testa di voler uccidere Silvio Berlusconi: «Shooting Silvio è un film profondamente nichilista e insieme catartico: uccide un immaginario e crea i presupposti per inventarne uno nuovo».

Il nuovo immaginario di Carboni si chiama Europa. Sono gli anni della grande crisi dei debiti sovrani e degli stati del sud. Carboni, insieme a Lorenzo Marsili, si inventa Talk Real, un talk show nomade, trasmesso online, e lo porta in giro per il continente. E durante una di quelle puntate che inizia a nascere DiEM25: «Era luglio dello scorso anno – ricorda Carboni -, io e Lorenzo eravamo in Grecia con Lorenzo Marsili a girare una puntata di Talk Real. Erano i giorni del referendum sul memorandum europeo, in cui erano rimaste chiuse le banche per giorni». Con loro, il filosofo croato Svrecko Horvat e quello greco Costas Douzinas: «Nessuno tra loro si immaginava la Grecia fuori dall’Europa tutti piaceva il piano C – spiega – non accettare l’Europa funzionalista e antidemocratica come è adesso, ma neanche tornare agli stati nazionali. Creare, al contrario, un movimento capace di lottare per costruire un europa nuova democratica giusta e inclusiva»

DiEM 25 nasce così, ma ciò che per Varoufakis e soci è soprattutto un tentativo di costruzione di un movimento politico, per Carboni è anche una via per sperimentare nuovi percorsi di creazione di consapevolezza e partecipazione. A partire, ovviamente, dal linguaggio che conosce meglio di qualunque altro, il cinema. È così che nasce Youtopia: «È un film di fantascienza a cui stavo lavorando da anni, dopo Shooting Silvio, che racconta la storia di un movimento politico rivoluzionario – spiega – il film parte dal presente e poi racconta la storia del movimento e del mondo in uno scenario che si fa a mano a mano sempre più distopico fino ad arrivare nel 2052 in cui il movimento è diventato egemonico ma è troppo tardi per cambiare il mondo».

La realtà, in altre parole, si intreccia con la fantasia: «Seguire da vicino il processo di costruzione di DiEM25 e di poter in qualche modo contribuire alla sua articolazione mi elettrizza, mi consente di vivere una dimensione della mia vita dove realtà e immaginazione si confondono». Youtopia uscirà nelle sale all’inizio del 2017 e sarà nei fatto un spazio ibrido tra verità e finzione e «spetterà anche agli spettatori trasportare un pezzo del film nella realtà, viverli davvero», continua Carboni.

La serata del 23 marzo, che vedrà la nascita del movimento DiEM25 in Italia non sarà un momento di presentazione o di propaganda: «Non ci saranno monologhi o relazioni conclusive sullo stile dei partiti del novecento o di altri momenti politici attuali, ma dialoghi e riflessioni sul manifesto che abbiamo presentato – spiega Carboni – Anzi, l’obiettivo dell’incontro sarà quello di far crescere quel manifesto. Anche in questo caso la narrazione agirà sul reale, lo cambierà. E poi sarà un momento vivo, con un’orchestra, video in cui il pubblico sarà chiamato a partecipare. È l’inizio di un processo che non sappiamo dovere arriverà». E per un regista, in fondo, non c’è sfida più difficile e bella di quella del raccontare quel che ancora non è successo.

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