È morto il Fantasy? Evviva il Fantasy!

I generi, come le mode, sono soggetti a un proprio ciclo vitale ineluttabile: nascono, crescono, maturano e poi si consumano. Ma non muoiono per sempre.

Come sostenevano J-Ax e gli Articolo 31 a proposito dell’amore nella loro canzone Non è un film, anche io ho sempre pensato che i generi letterari, specie quelli che riguardano aree specifiche della narrazione – come il western, la fantascienza o l’horror – siano soggetti a un proprio ciclo vitale: nascita, sviluppo, maturazione e esaurimento.

Ovviamente, parlando di storie, l’esaurimento è solo temporaneo, e dura sino a quando non arrivano scrittori con idee nuove. Pionieri che tracciano le prime, poche e semplici, regole che ridefiniscono i confini del genere, lasciando poi agli autori che li seguono la libertà di riempire questo spazio recintato con ogni cosa che venga loro in mente. La storia della letteratura è piena di esempi di uomini del genere: Jules Verne, che può essere considerato uno dei padri della fantascienza o Edgar Allan Poe, uno dei primi esponenti del genere giallo e uno degli artefici dell’horror così come viene inteso ai nostri giorni.

Questo ragionamento si applica molto bene al fantasy, e allora ho deciso di provare a raccontare la “vita” di questo genere.

Possiamo partire dai primi anni del ‘900, con lo sviluppo delle riviste Pulp (chiamate in questo modo per la qualità della carta usata nell’impaginazione) che propongono romanzi a puntate dai toni forti. Da quelle pagine emerge Conan il Barbaro (Enewton narrativa), guerriero e avventuriero che vaga per i regni dell’era hyboriana lasciandosi dietro un sentiero di teste spaccate.

L’autore, Robert E. Howard, inserisce nei suoi romanzi quasi tutti i canoni del fantasy: l’universo nel quale si muovono i suoi personaggi è simile al nostro ma, allo stesso tempo, differente; la magia è presente e spesso il cattivo è proprio un suo adepto; le armi principali sono le spade e il protagonista è forte e coraggioso.

Il successo è immediato, clamoroso e duraturo. Nel corso degli anni di Conan si sono occupati molti autori diversi, e anche media diversi: al cinema possiamo ricordare le pellicole con protagonista Arnold Schwarzenegger e nei fumetti ci sono stati molti cicli interessanti, con protagonisti di primo piano come John Buscema o Barry Windsor-Smith.

Tra gli scrittori che si sono occupati dell’eroe cimmero dopo la scomparsa del suo creatore spicca L. Sprague de Camp, che ha ideato, insieme a Fletcher Pratt, anche Harold Shea, protagonista del ciclo dell’Incantatore incompleto (Il castello d’acciaio, Sperling & Kupfer), altro esempio del primo periodo del fantasy, quello in cui la fantasia gioca un ruolo principale, in cui l’invenzione, la trovata originale, è parte importantissima delle trame.

In questi racconti e romanzi un giovane ricercatore americano trova una formula che gli permette di visitare altri universi divisi dal nostro solo da una barriera sottile: tanto che alcune persone, come i malati di mente o gli scrittori, riescono a vederne o a intuirne alcune parti. In pratica Harold si ritrova scaraventato nelle storie e nei romanzi: passando dal mito del Ragnarok vichingo alla Regina delle Fate di E. Spenser e all’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Sprague de Camp ha uno stile più leggero, con dialoghi frizzanti, e sposta il fantasy dalla pura avventura verso il territorio dell’umorismo, ma il suo eroe, seppur più vicino al lettore rispetto a guerriero cimmero, rimane comunque coraggioso e affascinante.

Tra la pubblicazione delle avventure di Conan, nel 1932, e quella dei viaggi di Harold Shea, 1940, nel ‘37 un altro grande personaggio viene alla luce: in Inghilterra J.R.R. Tolkien pubblica Lo Hobbit (Bompiani).

Bilbo Baggins è piccolo, tendenzialmente pigro, lievemente lagnoso, amante del buon cibo e delle comodità. Tolkien, influenzato dalla sua esperienza di guerra e dall’aver visto combattere uomini comuni, crea un protagonista anomalo, completamente diverso da quelli visti fino ad allora. Per esempio in quegli anni l’eroe, tra un’avventura e l’altra, conquistava sempre l’amore di una donna. Non solo era normale, era quasi necessario per potergli riconoscere lo status di protagonista. Si dice per esempio che George Raft -attore piuttosto conosciuto all’epoca- abbia rifiutato il ruolo interpretato da Bogart in Casablanca proprio perché il personaggio, alla fine “doesn’t get the girl” (non prende la ragazza).

Eppure sarà proprio questo romanzo, insieme al suo seguito Il Signore degli Anelli (Bompiani), a definire quello che sarà lo standard del fantasy per molti anni a venire, aprendo la via a molti personaggi non eroici, come i ragazzi protagonisti de Le Cronache di Narnia di C. S. Lewis.

Ma sono molti i temi che Tolkien lascia ai suoi eredi scrittori:

  • L’idea che per sviluppare una storia sia necessaria programmare e studiare la creazione di un mondo del tutto nuovo, che oltre ad avere una propria geografia (i romanzi fantasy sono quasi sempre dotati della propria mappa) dispone di una storia e di una mitologia proprie.
  • La Quest o la Cerca, il viaggio fisico alla ricerca di un particolare oggetto o personaggio che diventa anche il viaggio interiore del protagonista verso una maggiore maturità.
  • Le razze, le loro abilità e caratteristiche: i nani sono rissosi, usano l’ascia e vivono nelle miniere; gli elfi sono nobili e coraggiosi, usano l’arco e preferiscono vivere a contatto con la natura ecc.

Per diversi anni gli autori lavorano nel solco dei grandi maestri, facendo crescere la notorietà di questo genere e producendo diverse opere degne di nota: tra questi ricordiamo Terry Brooks con i suoi romanzi su Shannara e Terry Pratchett, e tutti i fantastici romanzi ambientati sul Mondo Disco, iniziati nel 1983 da Il colore della magia.

Poi inizia a farsi strada una versione più cruda, più realistica. Uno degli esponenti maggiori è David Gemmell, che con il ciclo dei Drenai (che inizia con La leggenda dei Drenai, Fanucci), ci rappresenta eroi più verosimili, schiavi delle loro paure o dei loro istinti. Personaggi che abbandonano definitivamente il bianco e nero per sprofondare in un grigio sporco.

Il ciclo vitale del genere ha ormai raggiunto uno stadio più maturo, il pubblico a cui si rivolge non è più quello degli adolescenti o dei ragazzi ma quello degli adulti (probabilmente gli stessi adulti che da giovani sono stati attratti dalle opere precedenti).

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