L’Europa s’è destra? Lo sapremo entro pochi mesi

Dalla Brexit alle presidenziali francesi: due anni di votazioni cruciali per la leadership del Vecchio Continente (con lo spettro di Donald Trump alla Casa Bianca)

Un anno e mezzo per capire che strada politica imboccherà l’Europa (e non solo). Calendario alla mano, da qui alla fine del 2017 la leadership del Vecchio Continente sarà messa alla prova in un crescendo di appuntamenti elettorali segnati dalla sfida da parte dei partiti emergenti anti-sistema – che chiedono più severità con gli immigrati e maggiori aiuti alle famiglie colpite dalla crisi – ai partiti tradizionali, che si sono alternati in questi decenni sull’asse destra-sinistra.

Il primo turno delle presidenziali in Austria, con l’affermazione della destra euroscettica della Fpo alleata europea della Lega di Salvini e del Front National della Le Pen, è stato solo un capitolo di un libro ancora da scrivere. I prossimi riguarderanno Paesi ben più pesanti dal punto di vista geopolitico. il cui comportamento elettorale potrebbe essere esemplare. La Gran Bretagna, con il referendum sull’uscita dall’Unione Europea in programma il 23 giugno. Le presidenziali francesi della prossima primavera.

E, infine, le elezioni parlamentari tedesche, che entro l’autunno del 2017 decideranno dell’eredità della cancelliera Angela Merkel, accusata all’estero di essere avara con gli alleati più deboli e in casa di essere troppo generosa con gli immigrati. Se in mezzo mettiamo anche l’attesa per la corsa del repubblicano Donald Trump alla Casa Bianca, si capisce come il malcontento (trasversale) degli elettori possa trovare di qui a un anno e mezzo più di un’occasione per orientare in maniera marcata le future politiche in materia fiscale e di immigrazione sulle due sponde dell’Atlantico. Parlare di svolta a destra è riduttivo, anche se è certo che tutti questi movimenti risaldano alleanze internazionali che fino a pochi anni fa potevano essere marginali.

Da qui alla fine del 2017 la leadership del vecchio continente sarà messa alla prova in un crescendo di appuntamenti elettorali segnati dalla sfida da parte dei partiti emergenti anti-sistema

Il secondo turno delle presidenziali in Austria è l’appuntamento più ravvicinato, il 22 maggio. Norbert Hofer, candidato del Partito della libertà, parte dal 36,4% raccolto domenica contro il 20,4% del verde Alexander Van Der Bellen, che era dato per favorito alla vigilia. Il ballottaggio vede quindi esclusi i candidati dei due partiti tradizionali, quello socialdemocratico del premier Werner Faymann e quello cristiano-democratico, che formano una grande coalizione al governo. I loro voti potrebbero convergere a questo punto sul candidato dei Verdi, ma nulla è scontato.

Un mese più tardi, il 23 giugno appunto, si voterà invece sulla possibile uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. I sondaggi danno avanti il no, ma di poco. Recuperare sovranità in termini di controllo dei flussi migratori è una delle principali spinte di chi fa campagna per la Brexit: non va dimenticato che esattamente due anni fa il partito indipendentista di Nigel Farage, l’Ukip, è arrivato primo alle elezioni Europee (27,5%). Gli stessi Conservatori al governo sono spaccati, con il primo ministro David Cameron schierato al pari dei Laburisti per rimanere nell’Unione – dopo aver trattato con Bruxelles il ritorno di alcuni poteri – e un’ala del suo partito capeggiata dal sindaco di Londra, Boris Johnson, che fa campagna per uscirne. Se dovesse prevalere quest’ultima opzione, c’è chi già si diverte a giocare a Risiko: la Scozia, ma anche realtà più piccole come Gibilterra, potrebbero infatti staccarsi dalla Gran Bretagna e chiedere di aderire per conto proprio all’Ue.

Il 23 giugno si voterà per la Brexit: i Conservatori al governo sono spaccati, con il primo ministro David Cameron schierato al pari dei Laburisti per rimanere nell’Unione

Il piatto ricco arriverà, però, nel 2017. Marine Le Pen, il cui Front National è stato il primo partito di Francia alle Europee di due anni fa (24,8%) e il primo partito al primo turno delle Regionali dello scorso inverno (27,7%), punta a conquistare l’Eliseo, nel difficile tentativo di rompere un tabù: l’alleanza di socialisti e gollisti contro i candidati dell’estrema destra, già messa in atto nei confronti del padre Jean-Marine nel 2002.

Prima dell’autunno del prossimo anno si presenterà agli elettori anche il governo della Merkel. Non è detto che la cancelliera cristiano-democratica si ripresenti per un quarto mandato, ma la sua grande coalizione coi socialdemocratici è insidiata da forze emergenti anti-sistema, islamofobe e anti-Ue. La principale è la Afd, Alternativa per la Germania, alle Europee di due anni fa prese il 7%, ma alle Regionali in Sassonia qualche settimana fa ha raggiunto il 24%.

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