JP Morgan è il mandante della riforma costituzionale?

La bomba l’hanno lanciata qualche mese fa i No Triv, ora in prima linea contro la riforma costituzionale di Renzi. Casus belli è un documento del fondo d'investimento datato 2013. 21 righe, tuttavia, non bastano per gridare al complotto internazionale

Il countdown per il referendum costituzionale d’ottobre non è ancora ufficialmente cominciato. Una data infatti non c’è, ma nel frattempo è partita la campagna per il sì e per il no alla riforma che cambierà il volto di quella che in molti (e da molto tempo) dipingono come la «carta più bella del mondo». E se dal lato dei favorevoli c’è tutto il governo Renzi, dall’altra parte si schierano importanti costituzionalisti e diversi comitati di cittadini. Uno di questi è il comitato No Triv.

Formatosi in occasione della votazione di aprile sull’estensione delle concessioni di sfruttamento dei giacimenti di combustibili fossili entro le 12 miglia nautiche dalla costa, il comitato ha deciso di continuare la propria battaglia referendaria e ha scelto quale “arma” utilizzare. Si tratta di un documento redatto dal fondo d’investimento americano JP Morgan e pubblicato nel 2013. Il titolo, The Euro area adjustment: about halfway there. Secondo I No Triv sarebbe la prova del forte interesse che le grandi istituzioni finanziarie internazionali hanno sul destino politico del nostro Paese.

In un post Facebook datato 14 maggio e intitolato I mandanti della riforma costituzionale, il comitato attacca direttamente il presidente del consiglio: «Più di una volta Renzi ha affermato: “Sono gli italiani a chiedercelo (di modificare la costituzione, ndr)”. Eppure gli italiani non hanno mai chiesto niente. E soprattutto non hanno mai chiesto che le riforme venissero fatte nel modo deliberato dal Parlamento». Secondo il comitato, sarebbero invece JP Morgan, la Bce e l’Ue a chiedere questa riforma. Nel caso specifico, vengono citati due passaggi del documento presenti nel paragrafo introduttivo sulla narrazione della crisi e in quello dedicato all’analisi della situazione politica dell’economia europea. Insomma, 21 righe su un documento di 16 pagine che parla anche di Cipro, Grecia, Francia e Germania.


Complotto, bufala, fine della sovranità nazionale o natuarle processo dell’intergazione europea? «Il messaggio che abbiamo voluto lanciare – chiarisce Enzo Di Salvatore del comintato No Triv – non è quello di un rapporto di causalità fra quanto scritto da JP Morgan e la riforma, ma il fatto che i problemi di carattere economico non siano su un piano disinteressato rispetto al livello costituzionale dei singoli Stati». Sicuramente non una novità. «Da molti anni, non solo le grandi banche internazionali, ma tutte le autorità comuni (da Bruxelles al G7, dal Fondo monetario internazionale a tutti gli altri) ci dicono che dovevamo fare riforme per migliorare e rendere più efficiente la nostra governance politica. Quindi JP Morgan scoprì l’acqua calda», afferma l’economista Giacomo Vaciago.

«Da molti anni, non solo le grandi banche internazionali, ma tutte le autorità comuni (da Bruxelles al G7, dal Fondo monetario internazionale a tutti gli altri) ci dicono che dovevamo fare riforme per migliorare e rendere più efficiente la nostra governance politica»


Giacomo Vaciago

Eppure, i No Triv fanno leva proprio su queste raccomandazioni per alzare la soglia di attenzione fra i votanti e portare avanti la propria campagna a favore della politica del territorio: «Con la riforma viene meno l’autonomia territoriale e la partecipazione locale. È vero che nel tempo le Regioni hanno posto dei veti su alcune questioni, ma si dovrebbero superare attraverso la collaborazione non con l’accentramento», conclude Di Salvatore.

Tema su cui torna anche Vaciago: «La riforma del titolo V della Costituzione non cambia né i valori né gli obiettivi della nostra Repubblica e quindi della nostra democrazia. Ma riguarda aspetti di governance che da anni, almeno da quando abbiamo aggiunto le Regioni, attivandone un ruolo molto attivo andavano messi a posto: le Regioni da un lato e la Bce dall’ altro lato, avevano appesantito il nostro modello di governo. Una riforma come questa appena approvata dal Parlamento era indispensabile da anni. Roma deve assolutamente fare meglio meno cose».

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