La salute delle startup misurata col ping pong

Basta giocare, negli Usa le vendite di tavoli e racchette sono crollate del 50% e le prime a tagliare sono state le aziende della Silicon Valley

  

In tutto il mondo ci sono oltre 40 milioni di praticanti, compresi i “nerd” che tra un codice di programmazione e l’altro si prendono dieci minuti per fare qualche scambio racchette gommate in mano. Stiamo parlando del tennistavolo, più comunemente chiamato ping pong (dal rumore che fa la pallina quando sbatte sul tavolo) che col nuovo Millennio è diventato il must have di ogni società digitale. Molti studi hanno sottolineato come la componente di gioco e relax all’interno dell’ambiente di lavoro non sia una perdita di tempo, ma un moltiplicatore di energie e idee. E non è un caso che le vendite di tavoli da ping pong siano diventate un fattore importante per capire lo stato di salute di startup e aziende come Google, Twitter e Yahoo. Nel primo trimestre del 2016, le vendite hanno toccato un -50%. Un dato che segue il -25% dei fondi Usa destinate alle startup e alle difficoltà di alcune aziende della Silicon Valley. Insomma, quando le cose vanno male si taglia. Niente più aree ricreative, palloni gonfiabili, biciclette e simili. Con la crisi si riparte dal garage di casa. D’altra parte, Steve Jobs è partito da lì per creare Apple.

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