Litigi e scissioni, un parlamentare su quattro ha cambiato partito

Dai drammi del centrodestra all’implosione di Scelta Civica. Alle Camere c’è chi cambia idea, chi se ne va sbattendo la porta e chi fonda un nuovo movimento. Intanto, dall'inizio della legislatura, lo scenario politico si è completamente trasformato

Una legislatura di litigi e scissioni. Nel giro di pochi anni lo scenario si è profondamente modificato: alcuni partiti sono scomparsi, altri si sono divisi. Correnti e fazioni hanno battezzato e seppellito nuovi movimenti politici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tra Camera e Senato almeno un parlamentare su quattro ha cambiato bandiera. Un record. Come ha evidenziato un recente studio di Openpolis, dal giorno della loro elezione oltre 250 eletti si sono trasferiti in un altro gruppo. In pratica ogni mese si registrano una decina di cambi di casacca.

Ogni partito ha la sua pena, ogni gruppo parlamentare il suo conflitto interno. Il Popolo della Libertà ha subito una serie di scissioni continue e costanti. Un terremoto composto da tre grandi scosse. Il primo a lasciare è stato il segretario del Pdl, Angelino Alfano. È l’autunno del 2013 quando il delfino del Cavaliere rompe con il leader – in ballo c’è la fiducia al governo Letta – e dà vita al Nuovo Centrodestra portando con sé decine di parlamentari. Una formazione che, forte dell’accordo con l’Udc di Pierferdinando Casini, oggi può contare su una sessantina tra deputati e senatori. Maggio 2015, è la volta di Raffaele Fitto. Ex ministro dei governi Berlusconi e tra i giovani dirigenti più vicini al leader. Tra la primavera e l’autunno i parlamentari fittiani salutano Forza Italia e danno vita ai gruppi Conservatori e Riformisti. L’ultimo strappo è quello di Denis Verdini, storico braccio destro del Cav. Stavolta dalla scissione nasce Ala, l’Alleanza Liberalpopolare-Autonomie. Una trentina di parlamentari che tra mille polemiche si schiera a fianco del governo Renzi. Risultato finale: oggi Forza Italia conta 51 deputati e 40 senatori. Ma all’inizio della legislatura i berlusconiani eletti sotto le insegne del Popolo della Libertà erano quasi il doppio.

Effetti collaterali: alla Camera il gruppo Misto – casa delle piccole formazioni e dei transfughi di destra e sinistra – è diventato una potenza. Oggi conta 63 deputati. È il terzo gruppo più numeroso

Discussioni e addii. Scissioni politiche e amicizie interrotte. E così a Montecitorio è successo quello che sembrava impossibile. Il gruppo Misto – casa delle piccole formazioni e dei transfughi di destra e sinistra – è diventato una potenza. Oggi conta 63 deputati. È il terzo gruppo più numeroso del Palazzo, dopo Partito democratico e Movimento Cinque Stelle.

Se il centrodestra ha conosciuto una scissione a puntate, Scelta Civica è andata incontro a una vera e propria implosione. Nel giro di poco tempo il movimento di Mario Monti si è diviso in mille rivoli parlamentari. Le prime divisioni risalgono a pochi mesi dalle elezioni. Una parte dei componenti si è staccata per dare vita al gruppo Per l’Italia, oggi Democrazia solidale. Altri hanno scelto la via di Area Popolare, altri ancora sono finiti nel Partito democratico. Diversi sono finiti nel Misto. Qualcuno, pochi, è rimasto nel gruppo originario. Alla Camera gli esponenti di Scelta Civica erano quarantasei, oggi sono in venti.

I Cinque Stelle sono tra i pochi a non guadagnare mai parlamentari. Semmai ne perdono. Alla Camera il gruppo ha smarrito per strada diciotto deputati (comunque pochi, rispetto al centinaio di eletti). Al Senato hanno lasciato in diciannove

Non è una diaspora ma un lungo, continuo, dissanguamento quello che ha interessato il Movimento Cinque Stelle. Curiosità: nelle varie scissioni politiche, i pentastellati sono tra i pochi a non guadagnare mai parlamentari. Semmai ne perdono. Alla Camera il gruppo ha smarrito per strada diciotto deputati (comunque pochi, rispetto al centinaio di eletti). Al Senato hanno lasciato in diciannove. E dove sono andati? Dovunque. Da Fratelli d’Italia al Partito democratico, i fuoriusciti grillini si sono sparsi in tutto l’arco parlamentare. A Montecitorio è nato persino un gruppo di dissidenti, Alternativa Libera, che oggi conta una decina di ex Cinque Stelle.

E poi ci sono i gruppi parlamentari che si scambiano deputati e senatori. Succede soprattutto a sinistra. Dall’inizio della legislatura sei deputati e un senatore del Partito democratico hanno deciso di iscriversi a Sinistra Italiana. Tra i più noti c’è l’ex viceministro Stefano Fassina, ora in corsa come sindaco di Roma. Undici, invece, i colleghi che hanno fatto il percorso al contrario. Eletti con Sinistra Ecologia e Libertà, e adesso esponenti del Pd di Matteo Renzi. Ci sono scissioni, mini-scissioni e micro-scissioni. Difficile considerare altrimenti la frattura all’interno della Lega Nord, che un anno fa ha portato alla nascita di Fare! Sono tre senatrici e quattro deputati, fedelissimi di Flavio Tosi, che hanno detto addio al Carroccio. Dando vita all’ennesima componente del gruppo misto.

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