«Stragi di Ustica e Bologna, nelle carte segrete ci sono le responsabilità della Libia»

Alcuni senatori della commissione Moro raccontano di aver trovato documenti dei Servizi che potrebbero riscrivere la storia di quelle terribili vicende. «Adesso Renzi renda pubbliche quelle carte». Ma il Pd Bolognesi: «Le ho lette anche io, sono solo fantasie»

«È davvero incomprensibile e scandaloso che l’opinione pubblica non sia messa a conoscenza di quanto chiaramente emerge dai documenti secretati». Esistono verità che possono riscrivere la storia dell’abbattimento del Dc9 Itavia a Ustica e della strage alla stazione di Bologna del 1980? A denunciare la vicenda sono alcuni senatori della commissione di inchiesta sulla morte di Aldo Moro – Carlo Giovanardi e Aldo Di Biagio su tutti – che nelle scorse settimane hanno visionato alcuni faldoni dei nostri Servizi segreti. Una scoperta quasi casuale. Avvenuta dopo che i funzionari della commissione di inchiesta avevano chiesto di consultare documenti un tempo coperti da segreto di Stato. Le carte rimangono inaccessibili: essendo stato classificato come “segreto” e “segretissimo” il materiale non può essere divulgato. E così, in un’interpellanza, i senatori chiedono al governo di assumere tutte le iniziative «per rendere pubbliche quelle carte che possono dare un formidabile contributo alla ricerca della verità».

Intanto in Parlamento è polemica. Il deputato del Partito democratico Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione 2 agosto 1980, smonta le indiscrezioni. E annuncia una conferenza stampa per denunciare le “false novità” emerse dalle carte. Ma di cosa si tratta? I senatori hanno potuto consultare due o tre faldoni, un carteggio risalente a 36 anni fa tra la nostra ambasciata a Beirut e i servizi segreti a Roma. «Siamo stati i primi a vederli» racconta il senatore Di Biagio. I documenti sono stati portati dalla sede centrale dei Servizi di Forte Braschi all’ufficio di Largo Santa Susanna. «Ho provato anche un certo imbarazzo per gli stringenti controlli a cui ci hanno sottoposto» ricorda il senatore. «Ci hanno fatto lasciare i telefonini, siamo potuti entrare solo con un foglio e una penna. Davanti a noi c’erano sei o sette persone ferme a guardarci».

Come racconta Di Biagio, nelle carte desecretate i referenti dei nostri Servizi a Beirut «lanciano ripetuti allarmi di imminenti attentati nel nostro Paese»

Nelle carte non ci sono riferimenti alla strage di Bologna, né all’incidente di Ustica. Eppure dal materiale visionato i senatori si fanno un’idea precisa. Si torna a parlare della pista libico-palestinese dietro alle due tragedie del 1980. Come racconta Di Biagio, nelle carte desecretate i referenti dei nostri Servizi a Beirut «lanciano ripetuti allarmi di imminenti attentati nel nostro Paese». A monte della vicenda c’è il “Lodo Moro”, quel patto siglato alla fine degli anni Settanta tra italiani e palestinesi che avrebbe messo a riparo il nostro Paese da attentati terroristici. «Nei mesi di maggio e giugno 1980 – scrivono i senatori nell’interpellanza – come ben descritto nei libri del sottosegretario Giuseppe Zamberletti e del giornalista de “La Stampa” Francesco Grignetti, si sviluppò un drammatico confronto fra l’Italia da una parte e dall’altra le frange più estreme del Movimento per la liberazione della Palestina con dietro la Libia di Gheddafi e ambienti dell’autonomia operaia».

A determinare la rottura è, in particolare, il fermo a Ortona nel mese di ottobre 1979 di esponenti palestinesi sorpresi a trasportare lanciamissili. Ma anche «l’arresto in Italia di agenti libici che avevano assassinato a Roma esponenti dell’opposizione al regime di quel Paese». E non solo. I senatori citano un’altra vicenda: a creare contrasti con Gheddafi sarebbe stata anche «l’imminente firma (avvenuta poi il 2 agosto 1980) dell’accordo italo-maltese che faceva venire meno il precedente accordo Libia-Malta per quanto riguardava sia l’assistenza militare che lo sfruttamento di giacimenti di petrolio esistenti nei pressi dell’isola».

«Anche io ho visto quelle carte» racconta il deputato del Pd Paolo Bolognesi. «Le ho lette con attenzione. Collegare questi documenti a Ustica e Bologna presuppone un grande sforzo di fantasia»

Ce n’è abbastanza per riscrivere la storia? Nella loro interpellanza Giovanardi e Di Biagio si concentrano sulla strage del Dc9 Itavia. I senatori smentiscono l’ipotesi di uno speronamento da parte di un veicolo americano e quella di un missile lanciato da un aereo francese. Il documento parlamentare ricorda che nel processo in cui sono stati assolti i generali dell’aeronautica, «si legge nelle motivazioni che quella del missile e della battaglia aerea è un’ipotesi di pura fantascienza». E ancora. «È agli atti del processo penale una perizia tecnica di 4mila pagine firmata da 11 tra i più autorevoli esperti aeronautici italiani e stranieri (5 italiani, 2 tedeschi, 2 inglesi e 2 svedesi) che individua con certezza come l’abbattimento del DC9 sia stato causato dall’esplosione di una bomba collocata nella toilette di bordo».

Insomma, dietro quella strage si nascondeva la Libia di Gheddafi? E libica è la responsabilità della tragedia alla stazione di Bologna? Tra accuse e smentite, non ci sono conferme. La questione è delicata. «Anche io ho visto quelle carte» racconta il deputato del Pd Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione 2 agosto 1980. «Le ho lette con attenzione, le ho analizzate, e posso dire che collegare questi documenti a Ustica e Bologna presuppone un grande sforzo di fantasia». Bolognesi terrà una conferenza stampa alla Camera per smentire le ricostruzioni. Parla apertamente di “depistaggio delle false novità”. «Ormai sono passati 36 anni – continua il deputato – Ogni volta che ci avviciniamo al 2 agosto siamo abituati a vedere spuntare nuove piste. Ma c’è un limite anche alla fantasia».