Quesiti linguisticiGelatiere o gelataio? Risponde la Crusca

Sono le stesse professioni o no? I due termini, come fiorista e fioraio, possono essere sinonimi, ma in realtà rivelano anche delle specializzazioni

In collaborazione con l’Accademia della Crusca

I termini fioraio (attestato dal 1755, derivato da fiore con l’aggiunta del suffisso –aio) e fiorista (attestato dal 1693, considerato calco sul francese fleuriste, ma interpretabile anch’esso, sincronicamente, come derivato da fiore con l’aggiunta del suffisso -ista), secondo la maggior parte dei dizionari, tra cui il GRADIT di De Mauro e il Sabatini-Coletti, possono essere considerate sinonimi nel significato di ‘chi coltiva o vende fiori’; il secondo, però, secondo gli stessi dizionari, indica anche ‘chi crea composizioni floreali con fiori artificiali’ (definizione del GRADIT) e, per il Sabatini-Coletti, ‘chi dipinge fiori’. A dimostrare che fiorista possa essere sinonimo di fioraio bastino questi due esempi letterari: “Quei del paese vanno così matti di queste coltivazioni che vi perdono più tempo, applicazione e fatica che non fa il più appassionato de’ nostri fioristi dietro a’ suoi fiori” (L. Magalotti,Della Palma, 1779); “La fiorista era una bella ragazza bruna, formosa e alta” (A. Moravia, Una cosa è una cosa, 1967): nel primo contesto, fiorista designa chi coltiva fiori, nel secondo indica chi li vende.

Occorre precisare che, secondo il Vocabolario Treccani (che riprende una tradizione lessicografica anteriore: cfr. Tommaseo-Bellini, vol. II, s.v. fioraio efiorista), sarebbe più corretto adoperare la parola fioraio per designare ‘chi vende o coltiva fiori’ e ‘il negozio in cui si vendono fiori’ (ma su questo si dirà qualcosa alla fine), mentre fiorista andrebbe impiegato per indicare ‘il pittore di fiori’ (al pari di paesaggista, pittore di paesaggi), oppure ‘chi vende o fa fiori artificiali, o crea stilizzazioni o fantasie floreali in carta, tela, vetro’. A smentire quest’affermazione, però, c’è il libretto de La Bohème di Giacomo Puccini, scritto da Luigi Illica e Giuseppe Giacosa (1896): Rodolfo presenta ai suoi amici Mimì come “gaia fioraia” (atto II), ma Mimì, nella celebre romanza Mi chiamano Mimì, afferma che è suo “svago far gigli e rose” e che i fiori che lei fa “ahimè! non hanno odore!” (atto I). Stando alle sue parole, dunque, Mimì dovrebbe essere una fiorista, non una fioraia; il Tommaseo-Bellini, infatti, s.v. fiorista riporta proprio come accezione 4 “Donna che fa i fiori finti, di seta, di cambrì, o sim., e li vende”.

Quale risposta dare, allora, ai nostri lettori? Che, nell’uso attivo, si possono attenere alle indicazioni del Vocabolario Treccani, ma devono tenere presente che fioraio e fiorista possono anche essere sinonimi per riferirsi a chi vende fiori “veri”, come dimostrano le attestazioni citate di fiorista. Oggi, poi, in un’epoca di specializzazioni professionali, si tende a differenziare le due figure: cfr. il sito www.giardinaggio.net, dove si dice: “Il fiorista, cosa ben diversa dal fioraio, è […] colui che materialmente progetta e costruisce creazioni con i fiori: dal bouquet della sposa, a composizioni anche più grandi e adatte a decorare chiese e location per eventi speciali. Sempre opera del fiorista sono anche le composizioni di fiori che si trovano attaccate ai vestiti e agli abiti da cerimonia o alle acconciature da sposa”. Si tende anche a differenziare chi vende i fiori da chi li coltiva, designando il secondo come floricultore o floricoltore (il termine, del resto, è documentato, secondo il GRADIT, già dal 1875).

Tanto -aio quanto -ista sono suffissi utilizzati per formare i nomi di mestiere, ma nell’italiano contemporaneo il secondo ha largamente superato, quanto a produttività e diffusione, il primo, che resta comunque vitale in Toscana e soprattutto a Firenze. È stato inoltre rilevato i derivati in -aio indicano i mestieri “pretecnologici”, con -ista le nuove professioni.

Più semplice il caso di gelataio e gelatiere, che sono sinonimi, come dimostrano i seguenti contesti: “Vedo che si lavora intorno a me. Un bastimento greco imbarca grosse travi; due pescatori issano la grande vela scura, gocciolante; un gelataio grida la sua merce” (S. Slataper, Il mio Carso, 1912); “Il gelatiere trascina nella sabbia ardente il suo carrettino pieno di panna e di vaniglia” (B. Barilli, Lo stivale, 1952). Entrambi derivano da gelato, con l’aggiunta, alternativamente, del suffisso –aio o –iere; le date delle prime apparizioni indicate nel GRADIT, sono rispettivamente 1893 e 1901. Nell’uso gelataio è molto più comune (si pensi che, a un primo spoglio su Google libri, si hanno 5340 occorrenze di gelataio, contro le 2390 di gelatiere, che peraltro includono anche la forma f. pl. dell’aggettivo gelatiero).

Anche in questo caso, però, una distinzione professionale è possibile: il gelataio è ‘chi fa o vende gelati’, mentre il gelatiere non è propriamente il rivenditore di gelati, ma “chi è addetto alla lavorazione di creme, aromi, latte, sciroppi e altri ingredienti per la produzione di gelati, e alla fabbricazione di questi, sfusi o confezionati” (Vocabolario Treccani, s.v.). Rispetto a gelataio, quindi, gelatieresembra far riferimento a una maggiore specializzazione professionale, oppure indicare un più forte rapporto con la produzione industriale, a cui si legano anche l’aggettivo gelatiero ‘relativo alla produzione di gelati’ (l’industria gelatiera) e il sostantivo gelatiera ‘macchina che produce gelati’.

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