Gli Europei? Vince chi beve meglio

L’idratazione è un fattore chiave delle manifestazioni sportive. Basta un calo del 2% di acqua per limitare pesantemente una prestazione sportiva. Lo studio dell’Osservatorio Sanpellegrino dice questo e molto altro

La Francia non è il Brasile, certo. Non serviranno, probabilmente, dei time out per idratarsi ai calciatori degli Europei 2016. Né ci saranno casi come quello del francese Raphael Varane, che finì all’ospedale disidratato dopo Francia-Nigeria. Nè, forse, come è toccato al tennista Rafael Nadal, ritiratosi per disidratazione al torneo di Miami dello scorso 26 marzo.

Nonostante questo, come in ogni torneo sportivo, l’idratazione degli atleti sarà un fattore da non dimenticare anche in questi europei. Soprattutto, perché tra i tanti fattori che possono influire sulle prestazioni di un atleta, è uno tra i più sottovalutati.

Alcuni numeri possono essere utili per chiarirsi le idee. Quelli dell’Osservatorio Sanpellegrino, ad esempio, coordinato dal professor Umberto Solimene dell’Università Statale di Milano e dal Dottor Alessandro Zanasi dell’università di Bologna. Un maschio adulto è fatto al 60% di acqua. Questo vuol dire che Cristiano Ronaldo, che pesa ottanta chili, si porta a spasso più o meno 46 litri di acqua. Anche di più, a dire il vero: visto che i muscoli sono composti di acqua per il 75% mentre l’adipe ne contiene solo il 20%.

Un maschio adulto è fatto al 60% di acqua. Questo vuol dire che Cristiano Ronaldo, che pesa ottanta chili, si porta a spasso più o meno 46 litri di acqua. Un calo del 2% è sufficiente per limitare le prestazioni sportive

Più in generale, a essere pieni zeppi d’acqua sono gli organi a più intensa attività metabolica, cervello compreso. E c’è da bere, parecchio, per tenerli in salute. Si calcola, infatti, che un atleta debba bere almeno tre litri d’acqua al giorno per evitare la disidratazione. Un calo del 2%, infatti, è sufficiente per limitare le prestazioni sportive. Un calo del 5% porta invece ai crampi e basta fare il conto di quanti calciatori sono a terra per questo motivo nei minuti finali delle partite, soprattutto se finiscono ai supplementari, per rendersi conto di quanto si disidratino gli atleti. La cosa preoccupante è che basta ancora poco, un calo del 7%, per portare alle allucinazioni e alla perdita di sensi.

«Va ricordato che con il sudore non si perdono solo liquidi ma anche sali minerali, circa 1,5 g ogni litro. Per un reintegro idrico rapido durante la gara è bene bere acque con un apporto salino contenuto. Al termine della competizione sono invece da privilegiare quelle con un residuo fisso elevato che permettono un maggior apporto di sali – suggerisce il Dottor Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e docente all’Università di Bologna – Le prime, con una concentrazione salina e minerale tale da determinare una pressione osmotica inferiore o uguale a quella del plasma sanguigno, sono assimilabili in tempi estremamente rapidi. La diversa composizione delle bevande ricche di sali determina una pressione osmotica superiore a quella del plasma sanguigno e la loro assimilazione avviene perciò in tempi più lunghi, sono quindi ideali per il recupero».

Il punto, quindi, è che nello sport non si beve per dissetarsi ma per mantenere nel corpo il necessario contenuto di liquidi e minerali. Fossero macchine, i calciatori, sarebbe come a dire che la loro spia del livello di idratazione non deve mai accendersi. Per farlo, occorre bere poco e a intervalli regolari. Per quanto possa sembrare curioso, insomma, una corretta strategia di idratazione durante la partita – approfittando delle pause di gioco, degli infortuni, anche delle proteste degli avversari o dei compagni di squadra – può essere decisiva. Immaginatevi la scena. Anzi no: guardatevi questa playlist di gol decisivi, tutti segnati all’ultimo minuto. E alla luce di quanto avete letto, chiedetevi quanto abbia influito l’acqua in ognuno di essi.