Il bicchiere mezzo vuoto di Salvini

A Roma una mezza vittoria, a Bologna la sua candidata al ballottaggio. Ma Forza Italia vale il doppio della Lega a Milano. E Torino e' un disastro. Il lepenismo non basta più

Matteo Salvini l’aveva vista giusta: a Roma, l’ostinazione di Silvio Berlusconi nel sostenere un candidato diverso da Giorgia Meloni, ha fatto perdere al centrodestra l’occasione di sfidare la grillina Virginia Raggi al ballottaggio, mettendo il Pd pericolosamente fuori dai giochi. E la stessa cosa, con proporzioni differenti, è accaduta laddove, come a Torino, la coalizione si è presentata divisa. Per di più, a Bologna Salvini aveva imposto al Cav una candidatura competitiva come quella della leghista Lucia Borgonzoni, che andrà al ballottaggio. Ma la vittoria politica contro il vecchio dominus del centrodestra rischia di rimanere una vittoria a metà, se Salvini non si metterà a fare subito quella scelta che ha sempre rimandato: diventare il leader di tutto il centrodestra, non solo rivendicare quel ruolo da una posizione di antagonista. Queste Comunali potrebbero certificare infatti per lui una grande occasione mancata, soprattutto dopo la svolta nazionale.

Lo dicono i numeri: la Lega e’ capace di imporsi politicamente, è l’unica forza della coalizione davvero in salute e in grado di tenere botta in medi capoluoghi come Varese o Novara. Ma i voti raccolti nelle grandi città sono gli stessi del 2011, quando alla guida c’era Umberto Bossi. Dove il centrodestra può davvero vincere, come a Milano, Forza Italia e’ ancora il primo partito. E a Napoli, dove il berlusconiano Gianni Lettieri va al ballottaggio, Salvini non ha proprio toccato palla.

Mezza vittoria e mezza sconfitta, per il segretario leghista il bicchiere si presenta così un po’ in tutte le grandi città. Perché è vero che il segretario leghista ha avuto ragione nel denunciare la “scelta suicida” di Berlusconi a sostegno di Alfio Marchini a Roma, che ha preso qualcosa di più del 10%. Ma la Meloni non ha acciuffato il ballottaggio

Mezza vittoria e mezza sconfitta, per il segretario leghista il bicchiere si presenta così un po’ in tutte le grandi città. Perché è vero che il segretario leghista ha avuto ragione nel denunciare la “scelta suicida” di Berlusconi a sostegno di Alfio Marchini a Roma, che ha preso qualcosa di più del 10%. Ma la Meloni non ha acciuffato il ballottaggio, staccata di quattro punti dal pd Roberto Giachetti (24,8% su 20,6%). E la Lega, che si presentava per la prima volta a Roma con la sua consociata Noi con Salvini, non ha raccolto nemmeno il 3% in città. Forza Italia è andata al tracollo dal 19,2% del 2013, ma ha preso il 4,2%, quasi 15mila voti in più della lista di Salvini. Primo partito del centrodestra a Roma e’ dunque Fratelli d’Italia, con il 12,2%.

È vero anche che nella sfida più rappresentativa del classico schema bipolare, a Milano, il centrodestra è a un passo dal colpaccio impensabile fino a dicembre: Stefano Parisi è arrivato a meno di un punto da Giuseppe Sala, Mr. Expo sostenuto dai renziani, che si giocherà al ballottaggio una sfida che (ai suoi) sembrava già vinta. Ma anche in questo caso per Salvini c’è una variabile: Parisi è l’emblema del centrodestra classico, che si presenta più con il volto di Maurizio Lupi che con quello dei leghisti. Di più: il derby interno è stato vinto da Forza Italia, anche se per la prima volta Berlusconi non si è potuto candidare come capolista per via della condanna. Risultato, a Milano FI ha preso il 20,2%, con 101.802 voti, e la Lega l’11,7% (raccogliendo circa 59.000 voti, erano più di 57.000 nel 2011 col 9,6%), Fdi e’ al 2,4%. Cinque anni fa il PdL aveva preso il 28,7%. Anche a livello di preferenze, Salvini, che era capolista della Lega, ha raccolto un buon consenso personale: 8.025 voti. Ma meno delle 9.105 preferenze del 2011 e soprattutto meno delle circa 11.990 raccolte ieri da Mariastella Gelmini, la capolista di Forza Italia.

Dove c’è un risultato che porta a tutto tondo la faccia di Salvini è Bologna, la città rossa dove il segretario leghista si prende ogni volta gli insulti (e i pomodori) dai centro sociali. La sua Lucia Borgonzoni, sostenuta anche da Forza Italia, ha conquistato un difficile ballottaggio con il sindaco uscente del Pd, Virginio Merola

Dove c’è un risultato che porta a tutto tondo la faccia di Salvini è Bologna, la città rossa dove il segretario leghista si prende ogni volta gli insulti (e i pomodori) dai centro sociali. La sua Lucia Borgonzoni, sostenuta anche da Forza Italia, ha conquistato un difficile ballottaggio con il sindaco uscente del Pd, Virginio Merola: lei 22%, lui 39%. Ma anche in questo caso i voti alle liste rivelano qualcosa in più. La Lega a Bologna è il primo partito della coalizione con il 10,23% e 17.371 voti, ma nel 2011 aveva già preso il 10,7% con 20.249 voti. FI e Fdi fanno l’8,5%, la metà di cinque anni fa.

Disastrosa la situazione di Torino. Non solo il centrodestra non va al ballottaggio, ma dei suoi partiti divisi su due candidature resta poco. La Lega (primo partito della coalizione) passa dal 6,86% di cinque anni fa al 5,79% (da 27.451 voti a 20.769). Forza Italia e Fdi insieme fanno poco più del 6% contro il 18,29 di cinque anni fa (da 73.197 voti a 21.000 complessivi).

Insomma, da qui la nuova svolta di Salvini, se ci sarà, dovrà partire. Il fiuto, il segretario leghista, ce l’ha. Ma da solo rischia di lasciare aperta un’autostrada ai 5 Stelle per sfidare il Pd di Matteo Renzi sul piano del governo e incanalare buona parte anche del voto di protesta. Arroccarsi su una posizione lepenista e dare la colpa alle scelte imponderabili del vecchio Berlusconi potrebbe non bastare più.