Terrorismo in Turchia: non è un paese per turisti

Due attentati in 24 ore. Uno nella centralissima piazza Beyazit a pochi metri dall'università e il gran bazar, una delle zone più frequentate dai vacanzieri. Nel 2014 furono 41 milioni i visitatori arrivati nel Paese di Erdogan

  

Due attentati nel giro di 24 ore. L’ultimo in ordine di tempo è avvenuto l’8 giugno a Midyat, nella provincia sud-orientale di Mardin, a 23 chilometri dal confine siriano. Un’autobomba è esplosa davanti al commissariato di polizia locale uccidendo tre agenti e ferendo 30 persone. Il tutto a un giorno di distanza dall’attentato che, a Istanbul, ha causato 14 morti e 42 feriti nella centralissima piazza Beyazit, a pochi metri dall’università e il gran bazar. Anche in questo caso un’autobomba. Esplosa al passaggio di un’auto della polizia, l’autobomba era parcheggiata nelle vicinanze di una fermata dell’autobus in uno dei luoghi più frequentati dai turisti (che proprio in questo periodo iniziano ad arrivare in Turchia). Entrambi gli attacchi non sono stati ancora rivendicati, ma il presidente turco Erdogan non ha perso tempo nell’accusare i curdi del Pkk. Il tutto è avvenuto nel giorno in cui si apre il Ramadan. Lo stesso che segna l’anniversario delle ultime elezioni politiche. Un anno fa non solo il partito del partito di Erdogan aveva mancato la maggioranza assoluta auspicata dal presidente per cambiare la Costituzione del Paese in senso presidenziale, ma aveva dovuto fare i conti con l’entrata in parlamento dell’Hdp, un partito a difesa delle minoranza (sopratutto curde). L’estate, in Turchia, si fa subito molto rovente. Una situazione che, sommata all’altro fronte caldo lungo il confine siriano, mette a repentaglio l’appeal turistico della regione: nel 2014 furono 41 milioni i vacanzieri che scelsero la Turchia. Un numero che potrebbe subire una notevole flessione nel 2016, in attesa che Erdogan riesca nell’intento di “pacificare” il Paese.

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