Il ritorno del mattone: «Due italiani su dieci cambieranno casa entro il 2018»

L’indagine sul risparmio del Centro Einaudi e Intesa San Paolo conferma le buone prospettive del settore: su le compravendite immobiliari, cresce la fiducia nel futuro: «Metà del risparmio è liquidità in attesa»

Vedi alla voce segnali positivi. Dopo la ripresa dell’export, i timidi segnali di crescita del Pil e dei consumi e in attesa che l’occupazione riparta davvero, arrivano buone notizie dal settore che più di ogni altro aveva subìto la grande crisi. Parliamo del settore delle costruzioni e di quello immobiliare, di quel mattone bene rifugio per eccellenza dei risparmiatori italiani.

Già Ance, l’associazione che riunisce i costruttori edili, a fine 2015, aveva parlato di un 2016 di svolta, sia per chi costruisce, sia, soprattutto, per chi vende immobili. Nonostante i prezzi ancora al palo, il mercato immobiliare mercato immobiliare che è tornato a crescere nel 2015 del +5,3% e dovrebbe crescere ancora del 13,5% quest’anno. Relativamente alle costruzioni, invece, il 2016 dovrebbe essere l’anno in cui gli investimenti tornano in territorio positivo, dopo tre anni in cui, se non altro, la contrazione si è progressivamente ridotta.

«I risparmiatori si informano sui prezzi delle case, molto più di prima. E nei prossimi due anni, due persone su dieci pensano di cambiare casa».


Giuseppe Russo, Centro Einaudi

Anche l’indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani del Centro Einaudi in collaborazione con Intesa San Paolo, presentata a Torino il 21 luglio, conferma le aspettative. E va oltre, mostrando che il ritorno del mattone è qualcosa di più di una semplice speranza: «Il crollo delle costruzioni era stata una delle principali cause del crollo del prodotto interno lordo italiano – spiega Gian Maria Gros Pietro, presidente di Intesa San Paolo -. Non solo: buona parte delle sofferenze che le banche hanno in pancia dipendono dalla gelata del mercato immobiliare. Hanno usato il credito che era stato loro concesso per costruire e non sono riusciti a vendere».

Ora le condizioni per una ripresa del mattone ci sono tutte, spiega Beppe Russo del Centro Einaudi: «La volatilità sta allontanando gli investitori da Piazza Affari e la paura di una nuova crisi fa si che più di un italiano su quattro, perlomeno stando al campione che abbiamo esaminato, tiene liquido più del 50% del suo risparmio». Una liquidità «in attesa» che potrebbe tornare là dove stava, prima della crisi: «Tra il 2014 e il 2015 abbiamo rilevato una crescita delle transazioni immobiliari superiore al 10% – continua Russo -. I risparmiatori si informano sui prezzi delle case, molto più di prima. E nei prossimi due anni, due persone su dieci pensano di cambiare casa».

Affinché questa speranza diventi realtà, qualcosa deve cambiare. Intesa San Paolo ci ha messo del suo, con l’accordo con Ance, «20 miliardi di finanziamenti a lungo termine per le imprese di costruzione, agevolazioni all’acquisto delle abitazioni di cantieri esistenti, per investire nell’innovazione e nella riqualificazione dei centri urbani». Per tutto il resto, tocca guardare altrove. Soprattutto, al progressivo erodersi di una classe media che si è dimezzata tra il 2009 e il 2016: «È vero, ma il 60% del campione che è stato analizzato prevede un miglioramento del bilancio famigliare, nel 2016 – ricorda Gregorio De Felice, capo economista di Intesa San Paolo – Le famiglie cominciano a mettere in programma per quest’anno e il prossimo spese aggiuntive per l’istruzione dei figli, per l’acquisto beni durevoli e per la ristrutturazione o l’acquisto della casa». Brexit permettendo, forse il vento sta girando davvero.

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