La radice del terrorismo è l’alienazione, lo diceva già Italo Svevo

Il finale de La coscienza di Zeno, il capolavoro pubblicato da Italo Svevo nel 1923, è una straordinaria e terribile profezia sul terrorismo nichilista che sta colpendo in tutto il mondo e sulle sue cause: non la religione, né la politica. Ma l'alienazione dell'individuo causata dalla Modernità

In questi mesi stiamo tutti provando a cercare corrispondenze che leghino i fatti di Parigi, di Bruxelles, di Nizza, di Orlando, di Wurzburg. È normale: identificare pattern e ripetizioni è il modo che abbiamo noi essere umani per capire, per introiettare, per memorizzare le cose. Funziona così la musica, che senza ritmo è cacofonia, ma anche la scienza, il cui metodo senza replicabilità non vale nulla. Eppure, di fronte agli atti di terrorismo a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi, ci troviamo in difficoltà.

Perché il filo rosso che mette insieme tutto non sembra essere né politico, né religioso, né razziale, né tantomeno generazionale. È esistenziale. Alle radici del terrorismo nichilista che ci troviamo di fronte ci sono dei drammi psicopatologici, c’è l’alienazione dell’individuo. È questo il vero fil rouge che unisce tutte le società contemporanee, da Oriente a Occidente.

E non sono i social network che hanno creato questa alienazione, né tantomeno la globalizzazione. È un’altra cosa quella che probabilmente ci sta mandando ai matti. E purtroppo è una cosa molto più profonda di un fenomeno comunicativo e molto più estesa di un fenomeno geopolitico: è la Modernità, ovvero quella fase storica dell’Umanità cominciata nell’Ottocento e battezzata da una rottura, quella del rapporto di interdipendenza tra l’uomo e la natura.

Rotto quello, salta tutto. Per capirlo basta rileggersi uno dei capolavori assoluti della modernità letteraria, un libro scritto dopo la prima guerra mondiale da Aron Hector Schmitz, più famoso come Italo Svevo, che nelle righe finali de La coscienza di Zeno, descrive la fine del mondo all’epoca della sua riproducibilità tecnica. C’entra la nostra evoluzione, c’entra il rapporto troncato tra noi e la Natura, c’entra l’alienazione dell’individuo e, infine, c’entra un esplosivo molto molto molto potente.

«Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie»

Insomma, finisce così:

«La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza… nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco! Ma non è questo, non è questo soltanto. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuori dell’emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie».

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