Risate e nazionalismi, gli italiani si prendono in giro da soli

Non ci piace ridere di francesi o tedeschi, preferiamo concentrare le nostre battute sui connazionali (al primo posto, i carabinieri)

Un continente di battutari. Gli europei amano prendere in giro gli altri europei, più o meno da sempre. È l’antica abitudine di scherzare sul vicino: produce spirito di appartenenza e fornisce una lente sugli stereotipi nel mondo. E così in Francia si ride pensando ai tedeschi, gli spagnoli scherzano sui portoghesi e i portoghesi fanno battute con dentro gli spagnoli.

I tedeschi se la prendono con i polacchi, gli inglesi con gli irlandesi (e viceversa), perfino gli islandesi ce l’hanno con qualcun altro, cioè i danesi. I turchi ridono dei greci, che a loro volta se la prendono con gli albanesi, che di nuovo scherzano sui greci. Unici, in questo panorama, sono gli italiani, che prendono in giro altri italiani. È così, il Paese è unito ma le antiche divisioni, almeno nel motteggio, rimangono vive.

Certo, esistono tante battute autocelebrative in cui a far la peggior figura sono gli stranieri (i classici “ci sono un inglese, un italiano e un tedesco…”, in cui alla fine l’italiano prevale per sagacia), ma la maggior parte sono concentrate su altri italiani. Al primo posto, come sempre, i carabinieri, ma anche le varie differenze regionali giocano la loro parte. In fondo, lo si sa: l’umorismo è una cosa seria, ed è meglio non lasciarla in mano agli stranieri.

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