
C’è qualcosa di bellissimo nell’evoluzione: avete mai pensato che i colori dei frutti non sono del tutto casuali? Una bella mela rossa che si staglia su un mare di verde, acuendo il contrasto e rendendo il frutto più evidente. È un bel compromesso tra una pianta che desidera spargere i propri semi il più possibile e gli esseri umani alla ricerca di un frutto maturo per sopravvivere. E la cosa non è troppo diversa, oggi, con i supermarket che sfruttano, anch’essi, colori abbaglianti per i prodotti negli scaffali eye contact, catturando immediatamente la nostra attenzione.
Ecco, l’attenzione: un bene scarso e che, tuttavia, ci rende speciali. Non sarebbe male tenerne conto anche nei nostri ambienti di lavoro.
Sì, perché, che lo vogliamo o no, il nostro cervello è ancora legato a un vecchio (vecchissimo) modo di formulare giudizi: sulle cose, sulle idee e anche sulle persone. E il contesto, come abbiamo visto in apertura, è maledettamente importante nell’influenzarci. In pochi secondi, dobbiamo elaborare una serie di stimoli e informazioni per valutare se comprare o meno quei nuovi biscotti, per decidere se ne vale la pena o meno. E, di nuovo, che ci piaccia o meno, anche per formulare sulle persone un giudizio istantaneo che, in qualche modo, può durare nel tempo.
Avete mai pensato a come vi fate un’idea su chi avete di fronte? Sicuramente conta l’esperienza e la frequentazione, ma c’è sempre una prima impressione. E quella prima impressione ha un peso.