L’altra finale di Agostino Di Bartolomei

Un racconto che immagina la vittoria della Roma capitanata da Di Bartolomei nella finale di Coppa Campioni 1984: i rigori, i festeggiamenti ed uno strano incontro rivelatore all'alba

Roma, 30 maggio 1984.

Al termine di una finale tiratissima, Roma e Liverpool si giocano la Coppa dei Campioni ai rigori.
I fischi che coprono i passi di Nicol, primo rigorista degli inglesi, si trasformano in un colossale ruggito quando il pallone supera la traversa e prosegue verso le stelle. Uno stremato Graziani è stato designato come primo rigorista giallorosso. Agostino Di Bartolomei, capitano e cecchino infallibile dagli undici metri, coglie nello sguardo del compagno un’ombra d’incertezza e gli viene in soccorso prendendosi la responsabilità di quel tiro che, centrale ma potentissimo, fulmina Grobbelaar. La sequenza dei rigori tiene tutti col fiato sospeso fino al momento decisivo: il redivivo Falcao, autore di una prova incolore, ancora livido per i pestoni degli avversari e inserito nella lista dei rigoristi solo all’ultimo momento da Liedholm proprio dopo un fitto colloquio con Ago, si presenta sul dischetto. Il portiere dei Reds rinuncia ai suoi numeri da clown, rivelatisi infruttuosi con i precedenti tiratori romanisti, e rimane concentrato sul pallone. Se Falcao segna, la Coppa non si muove da Roma.

Il brasiliano calcia quasi da fermo, il tiro non sembra irresistibile. Grobbelaar indovina l’angolo giusto, toccando la palla con la punta delle dita. Lo stadio ha un sussulto e quasi implode su sé stesso prima che il pallone baci il palo interno e si decida a entrare in rete. Un boato pauroso fa tremare l’Olimpico e il resto della città: la Roma è campione d’Europa nel proprio stadio, il sogno più inverosimile e temerario di un’intera tifoseria si tinge di sfavillante realtà. Al capitano tocca come da rituale l’onore di sollevare per primo la Coppa, il trofeo più importante della sua carriera. Il volto di Ago è trasfigurato da una gioia che mai aveva mostrato in pubblico fino ad allora, forse nemmeno durante i festeggiamenti dello storico scudetto dell’anno precedente. La città porta in trionfo i suoi eroi e li celebra con tutti gli onori al Circo Massimo. Agostino, ebbro di euforia come tutti i romanisti, si lascia trascinare nel vortice dei festeggiamenti con i suoi compagni di squadra fino alle prime luci del mattino.

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