Banche popolari, soluzioni impopolari

Un altro capitolo della crisi bancaria si è chiuso. A pagare questa volta sono stati tutti i contribuenti. Il punto, però, è che non sappiamo quanto il settore sia lontano da aver fatto direttamente i conti con le proprie criticità

TIZIANA FABI / AFP

E alla fine si sono aperti i forzieri. La questione spinosa delle banche popolari venete si è conclusa e il conto per le casse dello Stato è piuttosto salato. Intesa Sanpaolo (che legittimamente persegue i suoi interessi industriali) ha acquisito la parte “buona”, ovvero epurata da crediti inesigibili, del bilancio di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza per la cifra simbolica di 1 euro. Il Governo ha decretato, in un Consiglio dei Ministri lampo, un contributo di circa 5 miliardi per coadiuvare l’operazione.

L’esborso del tesoro non finisce però qui. Il Governo offrirà (tra le varie misure) garanzie sui crediti con lo scopo di non alterare lo stato patrimoniale di Intesa. L’esborso per il tesoro potrebbe diventare più salato, con la possibilità di impiegare circa 12 miliardi aggiuntivi.

Il governo si occuperà poi della gestione dei crediti deteriorati dei due istituti veneti, che confluiranno in una “bad bank”. L’esperienza passata ci suggerisci che l capacità di recuperare gran parte di essi sono piuttosto esigue. La cifra graverà quindi sui contribuenti italiani, un esborso che si va ad aggiungere a quello recentemente pagato per le crisi di Mps e delle banche popolari dell’Italia centrale.

Un altro capitolo della crisi bancaria si è chiuso. A pagare questa volta sono stati tutti i contribuenti. Gli indici borsistici italiani, come noto, sono molto esposti verso il settore bancario e dei servizi finanziari. Non sappiamo quanto il settore sia lontano da aver fatto direttamente i conti con le proprie criticità. Ciò che ci sentiamo di consigliare, se volete evitare di pagare anche come investitori è di mantenere un approccio globale e diversificato. (…)

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Si sarebbe dovuto affrontare la situazione bancaria italiana prima che la lunga crisi portasse alla luce un’incredibile quantità di crediti non esigibili, frutto in molti casi di anni e anni di gestioni familistiche e dilettantistiche di banche, non solo locali, e di condotte illecite o ai limiti dell’illecito. Se questo nodo fosse stato affrontato a suo tempo, in parallelo con gli altri Stati europei, adesso la crisi di alcune banche locali non avrebbe assunto questa dimensione sistemica

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