Se la Bibbia è sessista, perché non eliminare i passaggi più offensivi?

Come può un cristiano che si dice anche liberal non essere in imbarazzo di fronte a certe frasi? Va bene contestualizzare, ma quando è troppo è troppo. Ma si può cambiare la Bibbia? Lo si fa da sempre

Erano altri tempi, altre zone geografiche e altre società. E va bene. Ma il problema (se lo è) è che i testi sacri vengono ancora letti, studiati e assimilati da migliaia di persone. E se nella Bibbia figurano passi illuminanti, pieni di amore e inviti alla fratellanza, è anche vero che si trovano ancora tracce di un mondo antico e patriarcale, espressioni che oggi non sarebbero accettabili nemmeno nel peggior film di Hollywood. Insomma, i testi sacri sono pieni di sessismo. E i cristiani, quelli che si considerano liberal, come la mettono?

Molto semplice, li ignorano. O al limite li interpretano: o come segno dei tempi andati, o come immagine metaforica. Del resto se in passato la scienza ha costretto i testi sacri al mero ruolo di racconto simbolico, lo potrà fare anche il pol.corr. O no?

I testi suscitano più di qualche imbarazzo. Prendiamo la Prima lettera a Timoteo, capitolo secondo: “La donna impari in silenzio, in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre. Ora lei sarà salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con saggezza”.

Oppure Colossesi 3, 18: “Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore”.

O ancora: I Corinzi, 13, 34-35: “Come in tutte le comunità dei santi, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea”

E questi sono solo alcuni esempi, tratti apposta dal Nuovo Testamento perché non si dica “Eh, ma il Vecchio Testamento è un’altra cosa, è più violento”, ed è vero, visto che lì le donne sono proprietà del marito, valgono (in termini di sicli d’oro) 3/5 dell’uomo, sono il doppio più impure e sono sempre colpevoli per quella storia della mela rubata nel Paradiso terrestre.

E allora cosa fare di queste frasi, espressioni e mentalità che, a distanza di secoli, hanno perso ogni valore (anzi, sono diventati veri e propri disvalori)? I più moderati tacciono, li ignorano e preferiscono concentrarsi su altri passaggi, come se i testi sacri fossero antologizzabili. Altri li contestualizzano, ricordando che la Bibbia è parola del Signore, quindi perfetta, ma scritta da uomini, quindi imperfetta. Salvando così la capra della fede e il cavolo della modernità. Altri (ma è una minoranza) alcuni, fedeli alla lettera del testo, lo applicano.

Ma qualcuno, come hanno fatto in Canada, tenta anche il colpaccio, l’inaudito: perché non espungere i passaggi? Perché non intervenire con mano umana per togliere ciò che mano umana ha messo? Perché non modificare i testi sacri? Lo sanno tutti che, nel tempo, il Verbo ha ricevuto modifiche e riscritture, che sia nel Nuovo che nel Vecchio convivono redazioni e diverse di epoche diverse. Che, insomma, la sua composizione riflette interessi spirituali, ma anche e soprattutto politici. E allora, perché non quelli politicamente corretti? Del resto, se il cuore è puro, tutto lo è.

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