Vuoi fare un lavoro che ti piace? La passione non basta, serve strategia

Avere passione per il proprio lavoro è fondamentale per essere felici. Perché se qualcosa che non ci piace, non si deciderà mai di dare una svolta alla nostra vita. Eppure, senza una strategia chiara non si va da nessuna parte. Chi impara a pensare strategicamente, oggi, vince alla grande

Molti la cercano: la passione per quello che facciamo ogni giorno. Perché tutti intuiscono che sarebbe come vivere sempre in vacanza: essere pagati per fare qualcosa che faresti gratis, non è bellissimo?

Sì, è bellissimo. Lo faccio da tanto tempo e posso dire che non c’è vita migliore. Così tutti i “guru motivazionali” ti spronano ad avere passione per quello che fai, perché in fondo, “se vuoi, puoi”.

Non fraintendermi: la “passione”, o “motivazione intrinseca per un’attività” o “piacere di fare qualcosa” o come altro lo vuoi chiamare, è fondamentale per il tuo benessere e per la tua resilienza. Se qualcosa non ti piace, non ti alzerai mai alle 5 del mattino per anni per fare partire la tua impresa, per dare una svolta alla tua vita.

È il motore delle nostre azioni ed è quella che ci permette di goderci le giornate. Tutte, anche e soprattutto i lunedì.

E allora perché non tutti perseguono le proprie passioni? Perché la stragrande maggioranza di noi fa lavori che detestano e oltretutto lo fanno per pochi soldi al mese? Se lo chiedi alla persone media, ti dice: “Perché la passione non paga le bollette!” Ed è proprio questo il punto: solo con la passione, ti ritrovi ad essere un “artista incompreso” che relegherà la sua passione ad hobby domenicale oppure che vivrà in una roulotte per tutta la vita pur di trasformarla in un lavoro.

Sì perché hanno dimenticato di darti una parte dell’equazione, fondamentale per farla funzionare: la strategia. La passione è il cuore, la strategia è la mente. La passione è la direzione, la strategia è il come arrivarci. La passione è il motore, la strategia è il pilota. Senza strategia, non puoi guadagnare bene facendo quello che ami e quindi il castello crolla. Solo che purtroppo, usciti dagli anni del boom economico dove tutto era una catena di montaggio e non si parlava certo di “intelligenza emotiva”, oggi parliamo troppo di emozioni e poco di mente, intesa come pensiero strategico, il navigatore interno che ti permette di raggiungere obiettivi fuori dalla norma, complessi, apparentemente incredibili.

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