Caso Lodi, quella di Salvini è la “cultura dello scarto”, e i sindacati hanno il dovere di opporsi

Parla Andrea Donegà, dirigente della Cisl: a Lodi, grazie alla mobilitazione dal basso, si va oltre il fallimento della politica e l’intolleranza che in Italia sta diventando egemone

Diceva don Lorenzo Milani «su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I care”. Significa “me ne importa” “mi sta a cuore”, il contrario del motto fascista “me ne frego”». Meglio non si può rappresentare il concetto di solidarietà, di eguaglianza, contro l’individualismo viscido e arrogante che sta infettando, come il peggiore dei virus, le nostre comunità. Il Sindacato, la Fim e la Cisl, sono veicoli straordinari di solidarietà in grado di tenere insieme le persone, raccogliere i bisogni e trasformarli in risposte collettive all’interno delle quali ognuno possa trovare una possibilità di crescita; un soggetto che si assume la responsabilità di dare forma alla rabbia e alle paure e convogliarle verso soluzioni di prospettiva, senza abbandonare nessuno al rancore fine a se stesso. Ecco perché la vicenda dei bambini esclusi dalla mensa scolastica a Lodi ci riguarda. È uno schiaffo, potente e profondo, sul viso della società civile e di tutti quelli che hanno a cuore il futuro del Paese e che sognano, ancora, un orizzonte di speranza, inclusione e opportunità per tutti. Questa volta, però, non si porge l’altra guancia ma si reagisce in modo tanto fermo quanto civico e pacifista a una deriva, da nord a sud, che punta, purtroppo con qualche sacca di successo, a smantellare le relazioni tra le persone, a saccheggiare le coscienze e a oscurare il domani. Una reazione dalla quale passa la salvaguardia della solidarietà, il collante della nostra democrazia e del nostro essere comunità. È per questo che abbracciamo le iniziative nate a Lodi e promosse dal neonato Coordinamento Uguali Doveri, lo scatto umano di chi non si rassegna alla disgregazione sociale.

La scuola rappresenta il luogo di inclusione per eccellenza, dove si gettano le basi per la cittadinanza attiva, si da forma alla persona e all’uomo e si custodisce la democrazia. La scuola non potrà mai essere simbolo di divisione, di segregazione e di umiliazione

L’Italia soffre di grandi disuguaglianze, una delle più profonde è la disuguaglianza nell’accesso ai saperi e alla conoscenza, una stortura che frena meritocrazia e, quindi, competitività del sistema Paese. La scuola rappresenta il luogo di inclusione per eccellenza, dove si gettano le basi per la cittadinanza attiva, si da forma alla persona e all’uomo e si custodisce la democrazia. La scuola non potrà mai essere simbolo di divisione, di segregazione e di umiliazione, sarebbe una sciagura che creerebbe ulteriori fratture future, che stroncherebbe sul nascere qualsiasi intenzione e iniziativa politica di inclusione, utile solo ad alimentare gli ultras del razzismo strisciante che paragonano i migranti alle “zecche dei cani” prima di scaricare le loro frustrazioni nella cabina elettorale. Accoglienza, integrazione e difesa dei bambini sono i capisaldi richiamati da Cisl Cgil Uil della Lombardia come punti imprescindibili su cui fortificare la nostra società.

Angelo Righetti, lo psichiatra che accompagnò, 40 anni fa, Franco Basaglia nella battaglia per la chiusura dei manicomi, ci insegna che «la crescita economica senza crescita umana non può esistere» ricordandoci che si cresce attuando l’Articolo 3 della nostra, tanto citata e poco conosciuta, Costituzione che richiama alla pari dignità e al dovere della Repubblica di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Un comandamento da scolpire nei cuori e nei provvedimenti di tutti gli Amministratori che non possono mai, per ragioni elettorali, derogare ai fondamentali della nostra democrazia.

Papa Francesco, durante l’udienza che ha preceduto, lo scorso anno, l’avvio del Congresso della Cisl, ricordava che il Sindacato, nella storia, è stato decisivo quando ha saputo essere profezia, in grado di dare voce a chi voce non ha, e innovazione, restando a guardia della cittadella del lavoro ma con lo sguardo rivolto alle periferie e agli esclusi che hanno diritto, anch’essi, a essere accolti.
Il nostro Sindacato continuerà a essere autonomo dai partiti ma non sarà mai indifferente ai valori: ecco perché continueremo a fare rete con tutte le realtà che condividono i valori di inclusione e solidarietà, in piena sintonia con i nostri principi fondanti, cercando di unire, nel lavoro e nella società, il mosaico variopinto dell’impegno civile e della passione civica convinti di poter compiere quella rivoluzione culturale necessaria per risollevarci. Un modo per costruire una prospettiva e un orizzonte di Paese che vogliamo abitare, realizzando I passaggi necessari per poterci arrivare tenendo insieme tutti, senza lasciare indietro nessuno. Solo così rinsalderemo il sentimento di solidarietà, linfa vitale del sindacato e forza che tiene unite le persone e salde le comunità.

“Prima le persone” è lo slogan che campeggia sulla Casa della Carità a richiamare come la solidarietà sia l’unico rimedio in grado di riequilibrare le disuguaglianze prodotte della lotteria del passaporto

E allora, come dice Francesco Cancellato, sulle pagine di questo giornale, «ripartiamo dalla generosità che consente a centinaia di bambini di mangiare coi loro compagni di classe» una vittoria della solidarietà e una boccata di ossigeno che ci da speranza per una possibile riscossa civile in un periodo in cui tanti episodi di intolleranza sembrano rappresentare la normalità della “cultura dello scarto” richiamata dal Papa. Per questo motivo non possiamo sottovalutare anche quanto sta accadendo a Riace con il tentativo di smontare un modello di integrazione funzionante che fa degli Sprar lo snodo con cui governare, nell’interesse del bene comune, la questione dell’immigrazione dando protagonismo ai sindaci e alle comunità. Un modello opposto a quanto previsto dal decreto di Salvini che punta solo a contrapporre la questione della sicurezza e la capacità di dare risposte alla questione dell’immigrazione, infischiandosene della convivenza e dell’integrazione. “Prima le persone” è lo slogan che campeggia sulla Casa della Carità a richiamare come la solidarietà sia l’unico rimedio in grado di riequilibrare le disuguaglianze prodotte della lotteria del passaporto. Una consapevolezza tanto banale quanto difficile da maturare ma che metterebbe fine, una volta per tutte, all’assurda guerra tra penultimi e ultimi, una logica perdente nemica anche dei lavoratori.

*Segretario Generale Fim Cisl Lombardia