I numeri della politicaL’incubo di Di Maio: se si torna al voto stavolta il centrodestra si prende tutto

La scomparsa del centrosinistra, il dominio della Lega a Nord, l’avanzata dei conservatori al Sud. Soprattutto, la percezione diffusa che Salvini comandi e i Cinque Stelle obbediscano: ecco perché questo governo non deve cadere. E se cade, perché il leader pentastellato non vuole andare a votare

Nei giorni scorsi, su YouTrend è stato pubblicato un articolo a firma di Salvatore Borghese con quattro diverse simulazioni di esiti elettorali, curate da Davide Policastro e Matteo Cavallaro di Quorum, sulla base di diversi scenari. Oltre alle simulazioni sul voto proporzionale, l’articolo comprende le diverse mappe dei collegi uninominali, in cui il voto storico viene integrato con i sondaggi più recenti.

Ebbene, le nuove mappe dell’Italia sono molto interessanti e stimolano diverse riflessioni.

Anzitutto, i partiti di governo vivranno anche un momento di difficoltà, ma sono ancora elettoralmente egemoni e lasciano il vuoto dietro di loro. La mappa dei collegi nello scenario relativo a una “coalizione Conte” è impressionante: al centrosinistra, in tutta Italia, rimarrebbero sei seggi, comprendenti i due dell’Svp in Trentino Alto Adige, il centrodestra “moderato” non toccherebbe palla. E la situazione sarebbe praticamente identica se si sfidassero due coalizioni, una sovranista e l’altra europeista.

Nello scenario più verosimile al momento, ovvero una riedizione del centrodestra classico, la coalizione conservatrice ad oggi potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi: il 43.5% di cui godono nei sondaggi assicurerebbe alla coalizione una maggioranza in entrambe le camere. A farne le spese sarebbero sia il centrosinistra, relegato nelle sempre più piccole riserve tosco-emiliane, sia il MoVimento 5 Stelle, che ne uscirebbe ridimensionato. L’Italia sarebbe divisa in due: un centrodestra dominante al centro-nord, il Movimento ancora forte al sud, anche se leggermente scalfito dall’avanzata conservatrice.

I numeri parlano chiaro: l’unica alternativa a questo governo, oggi, è un esecutivo del centrodestra. Non ha i seggi necessari per governare in questa legislatura, ma se si tornasse al voto ne uscirebbe vincitore

La sinistra di Liberi e Uguali, elettoralmente pressoché inesistente, non avrebbe seggi in nessuna delle simulazioni, mentre il Pd conferma tutte le proprie difficoltà: oltre ai già citati buoni risultati in piccole aree della Toscana e dell’Emilia Romagna, potrebbe vincere in alcuni scenari nei seggi di Milano e Torino, e dovrebbe ringraziare l’Svp per la tenuta di alcuni seggi altoatesini.

I numeri parlano chiaro: l’unica alternativa a questo governo, oggi, è un esecutivo del centrodestra. Non ha i seggi necessari per governare in questa legislatura, ma se si tornasse al voto ne uscirebbe vincitore. Ovviamente, non sarebbe il centrodestra che abbiamo conosciuto finora: il ruolo di Berlusconi e di Forza Italia sarebbe marginale, e il governo sarebbe inevitabilmente a trazione leghista. Il blu che coprirebbe l’Italia, in questo caso, non sarebbe quello del Cavaliere bensì il nuovo colore della Lega.

Probabilmente cambiare partner di governo non è ciò che interessa a Salvini oggi, che pur con meno seggi e cedendo la premiership è l’indubbio leader di questo governo. L’ha confermato anche Nando Pagnoncelli sabato sul Corriere: per il 44% dei cittadini, la Lega è la forza governativa che fino ad adesso ha contato di più, contro il 9% che pensa abbia contato più il MoVimento 5 Stelle e il 36% che li giudica egualmente “influenti”.
Se la Lega nei sondaggi si manterrà su questi livelli, per il leader del Carroccio è meglio continuare a governare con un ruolo da protagonista assoluto. Intanto, nel Paese, l’egemonia governativa continua.

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