Gig EconomyProcesso Foodora, la vittoria dei rider riconosciuti come lavoratori dipendenti (grazie al Jobs Act)

Colpo di scena nel processo a Torino contro Foodora, dove la Corte d’Appello ha riconosciuto in parte il ricorso di 5 ex fattorini, richiamando all’articolo 2 del Jobs Act. Ora, dicono i rider, «serve subito un decreto legge. Il tavolo delle trattative di Di Maio è fermo da mesi»

Abbracci di gioia e applausi sui social. «La lotta paga», scrivono su Facebook. È così che i rider e le loro organizzazioni autonome hanno salutato la sentenza pronunciata dalla Corte d’appello di Torino, che ha stabilito che i fattorini che si occupano di consegne a domicilio devono essere considerati alla pari dei lavoratori subordinati della logistica e non come lavoratori autonomi pagati a cottimo, cioè a ogni consegna.

La decisione è stata presa nella sentenza di appello per il processo nei confronti di Foodora, intentato da cinque ex fattorini di Torino rimossi dalla piattaforma online dopo che avevano scioperato per chiedere un miglioramento del trattamento economico. Il giudice ha equiparato i rider ai fattorini classici, con richiamo all’articolo 2 del Jobs Act​, quindi anche per loro deve valere il contratto di lavoro subordinato.

In primo grado il tribunale aveva stabilito che i cinque fattorini dovevano essere considerati come lavoratori autonomi, respingendo tutte le loro richieste. Ma ora lo scenario si ribalta. I giudici della Corte d’appello hanno accolto in parte il ricorso, respingendo però la richiesta di reintegro nel posto di lavoro e risarcimento per presunte violazioni della privacy attraverso la app, ma riconoscendo il diritto a una retribuzione equivalente a quella del quinto livello del contratto della logistica. Di fatto, viene quindi affermata la parità economica rispetto ai lavoratori subordinati del settore della logistica, con tredicesima, ferie e malattie pagate.

Il giudice ha equiparato i rider ai fattorini classici, con richiamo all’articolo 2 del Jobs Act​, quindi anche per loro deve valere il contratto di lavoro subordinato

Un colpo di scena per il mondo italiano dei rider. La Corte ha riconosciuto «il diritto degli appellanti a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione all’attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore di Foodora sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica-trasporto merci dedotto quanto percepito». Inoltre, l’azienda tedesca – che è stata poi acquisita dalla spagnola Glovo – dovrà riconoscere ai cinque fattorini un terzo delle spese di lite, che complessivamente tra primo e secondo grado ammontano a poco meno di 30mila euro.

Sui social si festeggia, e si guarda già avanti. E ora i fattorini, che si dicono «stanchi di aspettare», sono pronti a portare questa vittoria, che rappresenta un giro di boa importante, al tavolo di concertazione aperto dal ministro Luigi Di Maio con le aziende del food delivery. «Serve subito un decreto rider», scrivono. Ma il tavolo dei lavori al Mise procede a rilento, anche perché le aziende, guidate da Deliveroo, non hanno ancora prodotto una proposta di legge unica come era stato richiesto.

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