Il caso BattistiIl video di Bonafede è la prova finale: i Cinque Stelle inseguono Salvini e destra (ma gli riesce malissimo)

Il video del ministro della giustizia davanti all’arresto di Cesare Battisti è stata contestata persino dai militanti i Cinque Stelle fanno di tutto per recuperare voti, ma il più a destra è

Su quasi duemila commenti ostili, ieri sulla bacheca facebook di Alfonso Bonafede, non ce n’erano più di dieci in sua difesa. Il videoclip musicale (colonna sonora stile Braveheart) con cui il ministro della Giustizia ha celebrato l’arrivo in Italia di Cesare Battisti, mostrato mentre scende dall’aereo, viene caricato in macchina, rilascia le impronte digitali, deve aver sconcertato il popolo Cinque Stelle. In fondo, era un mondo che aveva conquistato i riflettori solo pochi anni fa gridando «Rodotà» sotto il Parlamento, per celebrare un’idea alta, rigorosa, “etica” delle istituzioni e della democrazia. È comprensibile che sia smarrito dall’esibizione di un Guardasigilli – figura terza per eccellenza in ogni vicenda giudiziaria – che trasforma un arresto e un’estradizione in una parata mediatica dal sapore tribale.

Non si era mai visto. Nemmeno in casi ben più clamorosi. Renato Curcio, Totò Riina, Renato Vallanzasca furono presi e sparirono nelle patrie galere accompagnati da comunicati di soddisfazione ma mai dalla faccia di un ministro, tantomeno di un ministro della Giustizia. Il solo precedente è quello di Oliviero Diliberto, che andò a prendere Silvia Baraldini, detenuta negli Usa trasferita a scontare la sua pena in Italia dopo un lungo contenzioso: anche lui fece la figura del cretino vanitoso e fu seppellito dalle critiche dei suoi stessi compagni nonostante il caso fosse molto diverso (la Baraldini era già in galera e sollecitava lei stessa il rimpatrio).

C’è da interrogarsi sullo snaturamento del M5S, su questa svolta securitaria e manettara che da tempo ha sostituito l’originario immaginario grillino – un Peace&Love aggiornato ai tempi della rete – con narrazioni più ansiogene e cupe, col batter di stivali dell’esercito per riparare le buche a Roma, con l’avallo di misure restrittive per i rifugiati e persino per gli enti di beneficienza, e infine con questo show costruito intorno a un ergastolano ultrasessantenne, così palesemente fuoric dalla storia che i poliziotti si mostrano a volto scoperto mentre lo portano in galera.

La sensazione è proprio questa. Che i grillini si siano messi a rincorrere Salvini. Che la reazione alle loro difficoltà nei sondaggi – percentuali in calo mentre quell’altro cresce – sia un’infantile placcaggio a uomo “per non lasciargli la scena”, in una grottesca replica politica di famose rivalità tra dive, Bette Davis e Joan Crawford, Anna Magnani e Ingrid Bergman, Jennifer Aniston e Angelina Joli

Davvero il M5S pensa possibile mettersi in concorrenza con la Lega su questo piano? Davvero crede di recuperare consensi facendo la faccia feroce e imitando l’alleato? Chi gli vuol bene dovrebbe ricordargli il consiglio di Giancarlo Giorgetti a Matteo Salvini – «Mettiti una foto di Renzi sul comodino» – e invitarli a fare altrettanto. Anche l’ex-leader del Pd cercò di surfare sull’onda del successo sovranista imitandone i messaggi, dalle offese all’Europa al pugno di ferro sui migranti, senza acquisire un voto e per di più perdendo i suoi. Fra l’originale e l’imitazione, gli elettori scelgono sempre l’originale: è una vecchia regola della politica che non conosce eccezioni e che ha punito moltissimi leader, compreso Silvio Berlusconi, che sta pagando carissima l’incapacità di distinguere il suo messaggio da quello leghista.

E tuttavia la sensazione è proprio questa. Che i grillini si siano messi a rincorrere Salvini. Che la reazione alle loro difficoltà nei sondaggi – percentuali in calo mentre quell’altro cresce – sia un’infantile placcaggio a uomo “per non lasciargli la scena”, in una grottesca replica politica di famose rivalità tra dive, Bette Davis e Joan Crawford, Anna Magnani e Ingrid Bergman, Jennifer Aniston e Angelina Jolie. Non è uno schema che farà bene alla politica italiana, né alle nostre istituzioni. Con il video pubblicato ieri da Bonafede, questa gara infrange un nuovo tabù – la terzietà di chi rappresenta la Giustizia – oltreché consolidate regole di comunicazione, a cominciare dal divieto esplicito di diffondere immagini di persone in manette o comunque in condizione di costrizione.

Più oltre, c’è da dire che questo Paese Legale che vediamo all’aeroporto impettito davanti a un delinquente pluriomicida suscita una certa depressione in chi ha conosciuto altre epoche, quando leader e ministri si vedevano a Fiumicino perlopiù per eventi felici: la vittoria di un Mondiale, di un Oscar, l’arrivo di una grande e celebrata personalità. Magari era strumentalizzazione anche quella, ma almeno aveva il tocco dell’allegria e dell’orgoglio in positivo. Oggi, invettive e manette. Che tristezza.

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Linkiesta Paper Estate 2020