House of BruxellesFermi tutti, basta austerity. Ecco perché l’Ue darà più flessibilità all’Italia (con buona pace di Salvini)

Il Financial Times rivela l’esistenza di un piano per semplificare le regole di bilancio della zona euro e allentare i vincoli di bilancio. Dopo anni di austerity e bracci di ferro con i governi meno virtuosi, la Commissione europea potrebbe imporre obiettivi economici più facili da raggiungere

FREDERICK FLORIN / AFP

La guerra dei dazi continua, l’economia tedesca rallenta, il capo dei sovranisti europei Matteo Salvini non guida più il governo italiano. Tre indizi fanno una prova solo nei gialli di Agatha Christie, ma la sensazione è che i tempi siano maturi per una svolta epocale nel funzionamento dell’Unione europea. La suggestione dell’estate la regala il quotidiano britannico Financial Times che rivela l’esistenza di un piano per semplificare le regole di bilancio della zona euro e allentare i vincoli di bilancio. Tradotto: dopo anni di austerity e bracci di ferro con i governi meno virtuosi, la Commissione europea potrebbe imporre nuovi obiettivi economici più facili da raggiungere per gli Stati in modo da fronteggiare la recessione in vista. Il documento di 108 pagine circola tra i funzionari Ue più importanti e sembra il memo scritto nero su bianco per non ripetere lo stesso errore compiuto dopo la crisi dei debiti sovrani del 2012 che portò al Fiscal compact. Permettere di fare più debito per reagire meglio alla recessione sarebbe il modo migliore per svuotare le ragioni degli euroscettici e per inaugurare il primo anno di mandato della neo presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’esigente Parlamento europeo l’ha eletta con soli nove voti di scarto e chiede cambiamento, o forse dovremmo dire discontinuità, rispetto al suo predecessore Jean-Claude Juncker. L’ironia della sorte è che Salvini uscirà dal governo proprio nel momento in cui l’Unione europea potrebbe fare quello che il leader della Lega chiede da decenni. La politica, come il teatro, è una questione di tempi.

Il piano si chiama “Sgp 2.1”, perché a Bruxelles c’è questa passione, non condivisa dai cittadini europei, di dare un nome ostico a qualsiasi attività dell’Unione. L’acronimo sarebbe la versione 2.1 del patto di stabilità e crescita che assieme al trattato di Maastricht fino al 2012 regolava le regole del bilancio dell’eurozona. Per capirci i famosi limiti del deficit pubblico non superiore al 3% del Pil e del debito pubblico al di sotto del 60% del prodotto interno lordo. Dal 2013 è in vigore la versione aggiornata firmata da tutti gli Stati membri dopo la crisi del debito nell’eurozona: il Fiscal compact. Il pareggio di bilancio nella Costituzione italiana, la regola del deficit strutturale (le entrate meno le uscite senza introiti temporanei) che non può superare lo 0,5% e l’obbligo di ridurre di almeno un ventesimo all’anno il debito pubblico superiore al 60% del Pil derivano tutte da lì. Queste regole sono da anni il motivo dello scontro tra i governi italiani e Bruxelles. E la causa principale della popolarità delle tesi sovraniste.

Anche fingendo che il M5S non abbia contribuito all’aumento automatico dell’Iva, non si capisce perché al governo giallorosso sarebbe permesso quello che è stato vietato al governo gialloverde

La portavoce della Commissione europea ha chiarito che il documento non è nulla di serio. Si tratta solo di un brainstorming tecnico e Von der Leyen non ha approvato il testo. Non dubitiamo, e chiariamo subito che questa legge di bilancio si farà con le regole di sempre. Anche volendo fare un favore gigantesco al governo giallorosso non ci sarebbe tempo per una riforma epocale. Ma il dato politico è un altro: solo il fatto di parlarne apertamente vuol dire che qualcosa sta cambiando. Lo ha capito anche l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, il vero regista del governo M5S-PD, il primo a intuire le potenzialità del suicidio politico di Salvini. «L’Europa deve cambiare linea economica adesso. In Germania arriva la recessione: l’export non basta più. La Brexit sarà un disastro per tutti. Lo scontro Usa – Cina ci vede alla finestra. Ora è tempo d’investimenti e non austerity. Se Italia manda a casa Salvini, possiamo tornare protagonisti» scrive in un post su Facebook in più lingue. Il messaggio è chiaro: il governo giallorosso chiede di fare più deficit perché ha tolto di mezzo il nemico numero uno di Bruxelles e deve risolvere i problemi creati dal governo gialloverde. Ora, anche fingendo che il M5S non abbia contribuito all’aumento automatico dell’Iva, non si capisce perché al governo giallorosso sarebbe permesso quello che è stato vietato al governo gialloverde. Così si alimenterebbe la tesi secondo cui le regole non sono economiche ma politiche.

Anche per questo la sensazione è che il piano Sgp 2.1 sarà tenuto ancora per un po’ nel cassetto. Nessun allentamento nel breve periodo ma molta comprensione in questa legge di bilancio. Ecco quale sarà la strategia di Von der Leyen che un mese fa ha promesso all’Europarlamento di voler sfruttare tutta la flessibilità consentita dalle regole europee. È sempre più alto il rischio di una Brexit senza accordo e nessuno vuole creare un caso Italia alla vigilia di una probabile recessione nell’eurozona. Per questo il nuovo governo M5S-PD potrà adottare la stessa strategia usata dai governi del Partito Democratico dal 2014 al 2018. Juncker concesse a Renzi e Gentiloni oltre 30 miliardi in flessibilità, ovvero possibilità di prendere i soldi in prestito sul mercato per finanziarsi, in cambio di investimenti strutturali, però mai realizzati. Renzi nel suo ultimo libro “Un’altra strada” ha lanciato l’idea di continuare a fare deficit al 2,9% in cambio di riduzione del debito pubblico per fare finalmentre quegli investimenti in tecnologia, infrastrutture e capitale umano sempre rinviati.

La politica italiana conosce solo un modo di gestire i soldi dei suoi cittadini: fare debito per finanziare manovre che dovrebbero far crescere il Pil e invece aumentano solo la spesa corrente

La sensazione è che su questo copione si muoverà il nuovo governo M5S-PD. A meno di abiure dell’ultimo minuto rimarranno sia gli 80 euro che una versione ridimensionata del reddito di cittadinanza. Anche ammettendo l’addio a quota 100 (tra gli 8 e i 10 miliardi), ne servirebbero almeno altri 15 per evitare l’aumento automatico dell’Iva. Ora che anche gli altri governi europei vedono le loro economie rallentare, sarebbe impossibile per tutti raggiungere gli obiettivi del Fiscal Compact senza provocare squilibri nell’eurozona. Ed è in questo spiraglio politico che potrebbe trovare un po’ d’ossigeno chi si occuperà della prossima legge di bilancio italiana. Certo, verrebbe da chiedersi perché l’Italia non fa come la Germania che adotta una politica keynesiana da manuale: surplus di bilancio quando l’economia cresce, manovra in deficit quando la produzione crolla. Mentre la politica italiana conosce solo un modo di gestire i soldi dei suoi cittadini: fare debito per finanziare manovre che dovrebbero far crescere il Pil e invece aumentano solo la spesa corrente. Non importa se fuori è epoca di vacche grasse o magre, ogni governo di qualsiasi colore sa solo chiedere in prestito i soldi ai mercati. E il debito pubblico aumenta, così come la spesa per gli interessi. La fortuna per il nuovo esecutivo è che l’eurozona sta rallentando e ora sarebbe stupido fare austerità. Così un po’ per caso un po’ per opportunismo, l’Italia si ritrova come l’orologio rotto che ha azzeccato l’ora giusta del giorno.

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