E allora il Pd? L’eredità del governo del cambiamento: 278 decreti attuativi ancora da scrivere

Secondo un report dell’Ufficio per il programma di governo 108 norme non sono mai entrate in vigore nonostante gli annunci di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. I 33 provvedimenti del governo avrebbero bisogno di 352 decreti attuativi, di cui soltanto 74 sono stati approvati

Nonostante i rapporti siano ormai compromessi, Luigi di Maio e Matteo Salvini sembrano ancora concordare su un dato: a loro dire durante questi 14 mesi di esecutivo Conte tanto è stato fatto. «Gran parte dei punti del contratto di governo sono stati realizzati», ha riconosciuto qualche settimana fa il capo politico dei 5 stelle, rammaricato per la crisi voluta dal Carroccio. E anche Salvini non è stato da meno confermando che, nonostante tutto, «non uscirà mai dalla mia bocca parola negativa su Di Maio o Conte, abbiamo fatto tutto insieme e sono soddisfatto». Lo stesso presidente del Consiglio, nel suo intervento al Senato prima di dare le dimissioni al Quirinale, ha sottolineato come la Lega avrebbe «macchiato 14 mesi di intensa attività di governo pur di alimentare questa grancassa mediatica». Insomma, l’idea è che si è lavorato. Tanto e bene. Peccato che la realtà sia molto diversa dalla narrazione gialloverde. A dirlo sono gli stessi uffici tecnici di Palazzo Chigi, secondo cui la mole di provvedimenti approvati in questi 14 mesi di legislatura avrebbero bisogno in totale di 352 provvedimenti attuativi. Di questi, però, ne sono stati approvati solo 74. Il 21% del totale.

Se ci si ferma agli annunci e alle leggi approvate, in effetti, l’elenco è piuttosto lungo: reddito di cittadinanza, quota 100, anticorruzione, sblocca-cantieri e così via. Gran parte dei provvedimenti voluti e partoriti dal governo, tuttavia, per entrare effettivamente in azione, ha bisogno di decreti attuativi che rappresentano una sorta di “secondo tempo delle leggi”: quel momento dell’iter legislativo, cioè, in cui dal Parlamento l’attenzione si sposta ai ministeri che hanno l’onere di rendere esecutive le norme che, altrimenti, resterebbero valide solo su carta. E a svelare la realtà dei fatti, celata da una campagna elettorale mai interrotta da Lega e Movimento cinque stelle, ci ha pensato l’Ufficio per il programma di governo, che fa capo direttamente alla presidenza del Consiglio, con un report che fa il punto su quanto fatto in 14 mesi: i 33 provvedimenti approvati finora avrebbero bisogno, come detto, di 352 decreti attuativi, di cui soltanto 74 sono stati approvati e 108 sono invece già scaduti. Il che vuol dire che 108 norme non sono mai, concretamente, entrate in vigore. Uno dei casi più eclatanti è il fatidico sblocca-cantieri: su 21 decreti previsti, soltanto uno è stato approvato, mentre 8 sono già scaduti.

Per dirne una: il ministero dello Sviluppo economico avrebbe dovuto nominare il commissario straordinario del Mose

Per dire: il ministero dello Sviluppo economico avrebbe dovuto nominare il commissario straordinario del Mose. Mai fatto (provvedimento scaduto il 17 luglio). Il ministero dell’Economia avrebbe dovuto pubblicare il decreto per l’accesso al «finanziamento del programma di interventi infrastrutturali per Piccoli Comuni fino a 3.500 abitanti». Parliamo di una norma della quale, nei mesi scorsi, tanti gialloverdi si sono beati. Bene: il decreto è scaduto da circa 40 giorni. Ancora: la presidenza del Consiglio dei ministri avrebbe dovuto nominare (di concerto con il presidente della Regione Liguria) il «Commissario straordinario per il completamento dei lavori del Nodo ferroviario di Genova e del collegamento dell’ultimo miglio tra il Terzo Valico dei Giovi e il Porto storico di Genova». Anche in questo caso, tutto in fumo. A proposito del capoluogo ligure: il decreto «Interventi urgenti per Genova» contava 26 provvedimenti attuativi, ma solo 14 risultato adottati. Tra gli altri, risulta scaduto quello relativo all’entrata in vigore della «Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali», una delle più importanti novità di cui aveva parlato il governo dopo la tragedia del Ponte Morandi, dato che l’ente avrebbe il compito – recita la legge – di «garantire la sicurezza del sistema ferroviario nazionale e delle infrastrutture stradali e autostradali».

Altro provvedimento scivolato nel buio è, clamorosamente, quello relativo alle «Disposizioni sul finanziamento di progetti per la sicurezza delle infrastrutture stradali nell’area di Genova» (il testo di legge parla di un fondo di ben 2 milioni di euro): doveva essere approvato entro il 19 gennaio 2019. Che dire, ancora, del tanto sbandierato decreto Sicurezza: su 17 provvedimenti attuativi, solo 2 sono stati adottati. Stesso andazzo anche per quanto riguarda lo sbandierato “decretone” su reddito di cittadinanza e quota 100: 17 provvedimenti attuativi previsti, 1 adottato, 8 scaduti. Qualche esempio? Entro il 30 marzo dovevano essere approvate le modalità di accesso al credito d’imposta per il datore di lavoro «che comunica alla piattaforma digitale dedicata al Rdc la disponibilità di posti vacanti». Un problema non da poco, dato che, a detta dei Cinque stelle, queste agevolazioni avrebbero garantito un’ampia offerta di posti di lavoro. Non solo. Il 29 aprile è scaduto anche un altro provvedimento centrale per evitare furberie di ogni genere: quello relativo alle «modalità di verifica della fruizione del reddito di cittadinanza attraverso il monitoraggio degli importi spesi e prelevati sulla Carta Rdc». Il non plus ultra, però, arriva con la tanto sbandierata legge di bilancio: su 111 decreti attuativi, 35 risultano adottati. E sui 76 ancora da adottare, 36 sono decaduti.

Gli ex alleati Salvini e Di Maio, quando dipingono il governo gialloverde come il più operativo degli ultimi tempi, concordano su una fake news. Con tanti bei bacioni alle promesse di cambiamento

Qualcuno ricorderà quando i Cinque stelle avevano parlato di tagli alla spesa militare per 500 milioni. Ecco: il decreto relativo alla «rideterminazione dei programmi di spesa oggetto delle riduzioni previste per le spese militari» è scaduto il 30 gennaio. Scaduta anche la norma per ripartire tra le Regioni le risorse per il funzionamento dell’Anagrafe nazionale vaccini. Così come il decreto che avrebbe riorganizzato le concessioni demaniali marittime e, dunque, frenato il clamoroso business di lidi e stabilimenti balneari. Scaduti, ancora, il decreto relativo al tempo pieno nelle scuole primarie, quello per le nuova modalità di assunzione nella Pubblica amministrazione e quello per la rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari. A tutto questo, peraltro, si aggiunge quello che lo stesso report definisce lo stock della legislatura precedente: ulteriori 413 provvedimenti attuativi che ancora latitano e che fanno riferimento alle leggi approvate sotto i governi Letta, Renzi e Gentiloni. A conti fatti, dunque, gli ex alleati Salvini e Di Maio, quando dipingono il governo gialloverde come il più operativo degli ultimi tempi, concordano su una fake news. Con tanti bei bacioni alle promesse di cambiamento.

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