Cinema“The Doors” restaurato è l’unico film da vedere quest’estate

È appena uscita la versione restaurata di “The Doors”. Se non l’avete visto nel 1991, a maggior ragione dovete vederlo adesso. Perché si tratta di un’esperienza mistica e intramontabile, proprio come il suo frontman

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La prima volta che ho visto The Doors? Ero minorenne e stavo ‘fatta’, di una droga che si chiama William Blake, mescolata a un’altra di nome Arthur Rimbaud. Un trip niente male, talmente lisergico che ogni volta che rivedo questo film, sento The End, o l’attacco micidiale di Light My Fire, cado nella stessa alterazione di coscienza, nella medesima sensazione di not to touch the earth, nell’identica insopprimibile voglia di entrare in quella ‘realtà’ lì. Emozioni primordiali, acide, ma che mi fanno stare bene.

Ti confesso che da principio, da amante neofita dei Doors, io di questo film non ne volevo sapere, c’entra nulla la mia passione maledetta per Oliver Stone, che sarebbe venuta dopo, crescendo, c’entra che mi ero autoconvinta fosse un film patacca, l’apologia di un cantante, e di uno scrittore, da me stimato come autore, io che non elevo a mito nessuno. Quando infine, pazza di curiosità, mi sono messa a letto, da sola, al buio, irrintracciabile anche per Dio, come faccio sempre quando devo ‘studiarmi’ un film, ne son riemersa dopo due ore ancora più ‘fatta’, rapita, imbambolata. Come quando provi un lungo orgasmo, arrivato con le tue mani, o con lingua o sesso altrui: la stessa iperbolica soddisfazione. Quindi vattene via, non leggermi più se sei tra gli antipatici che rompono su questo film, su quanto non sia autentico, accurato, e che altro? No, guarda, lascia perdere, con me non attacca, Val Kilmer è Jim, lo è più di quanto immagini, lo è per come lì cammina, come scuote i capelli, come balla shaman’s blues. Lo è per il c*lo che s’è fatto per ridar corpo, e vita, e anima, a un uomo che tutto voleva essere tranne l’icona che l’hanno fatto diventare.

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