“La nostra casa è in fiamme”: prima di Greta, lo disse Jacques Chirac

Breve raccolta di frasi storiche del due volte presidente francese: dall’ammissione dei crimini del colonialismo in Africa, agli appelli ambientalisti del 2002. Passando per le battute contro gli inglesi

SEBASTIEN NOGIER / AFP

La statura di un politico si misura da quello che fa. Ma la sua arguzia, come si può immaginare, si vede da quello che dice. Vale anche per il due volte presidente francese Jacques Chirac, ricordato da alcuni per le spietate battute contro gli inglesi (“Non ci si può fidare di persone che cucinano così male: dopo la Finlandia, sono quelli con il cibo peggiore”, o anche: “L’unica cosa che gli inglesi hanno fatto per l’agricoltura europea è la mucca pazza”), che rivelavano il suo spirito arci-francese e una notevole predilezione per i buoni sapori.

Ambiente
Ma c’è anche altro. In un’epoca di recente risvegliamento ambientale, per esempio, si può dire che Jacques Chirac avesse anticipato quasi tutti, Greta Thunberg compresa: “La nostra casa brucia, e noi guardiamo da un’altra parte. La natura, mutilata, ultrasfruttata, non riesce più a ricostruire se stessa e noi rifiutiamo di ammetterlo. L’umanità soffre. E soffre per un cattivo sviluppo, al nord come al sud. E noi siamo indifferenti. La Terra e l’umanità sono in pericolo e noi ne siamo responsabili”, aveva detto a Johannesburg nel lontano 2002, segno che le metafore di case e incendi sono più antiche di quanto si immagini. “Non potremo dire che non lo sapevamo. Dobbiamo agire affinché il XXI secolo non diventi per le generazioni future il secolo in cui si perpetra un crimine dell’umanità contro la vita”.

America
La sua prima presidenza coprì anche il periodo, delicatissimo, degli attacchi terroristici dell’11 settembre. La reazione americana fu dura, la solidarietà globale diffusa. Quando però l’amministrazione guidata da George W. Bush decise di colpire anche l’Iraq, la Francia di Chirac si tirò indietro. La sua contestazione fu dura, e la posizione tenuta con decisione. “La democrazia non si esporta su un furgone blindato”, disse. E la frase fu l’epitaffio di una guerra andata male.

Colonialismo
“Sul tema dello sfruttamento dell’Africa, poi non ha lesinato ammissioni di colpa. “Ci si dimentica soltanto una cosa: che gran parte dei soldi che sono nel nostro portafoglio vengono proprio dallo sfruttamento secolare dell’Africa – non solo, certo, ma molti vengono da lì. Allora: serve un poco di buon senso. Non dico di generosirà, ma di buon senso, di giustizia, per rendere agli africani ciò che, direi, gli abbiamo preso se vogliamo evitare i peggiori tumulti o difficoltà, affrontando le conseguenze politiche che questo comporta nel prossimo avvenire”. Una lunga citazione, che però condensa un pensiero importante: risarcitorio e di giustizia. A giudicare dagli ultimi interventi francesi nel continente africano, però, sembra che ci sia ancora molto da fare.

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