Nobel dimenticatiPatrick White, l’incompreso premio Nobel e il suo “illeggibile” capolavoro

Dopo la guerra in Medioriente, White studiò in Inghilterra per poi fare ritorno nella terra natìa, l'Australia. Lì fondò la tradizione del romanzo australiano moderno grazie a capolavori come “L’Esploratore”. Rimasti però incompresi (e pure incomprensibili)

La ‘novità’ più interessante degli ultimi mesi editoriali l’ha pubblicata Mondadori. Si tratta di un romanzo di sessant’anni fa – 1957, per la precisione – pubblicato in Italia da Einaudi nel 1965 e riproposto – al netto di qualche inevitabile correzione – pari pari, oggi, nella traduzione letteraria e sgargiante di Piero Jahier. Il romanzo s’intitola Voss, dal nome del protagonista, in Italia fu edito come L’esploratore, a questo giro hanno sintetizzato in L’esploratore Voss. Il romanzo è stato scritto – nonostante il cognome – da un oscuro australiano, uno dei Nobel per la letteratura più misconosciuti della storia: lui si chiama Patrick White, Voss è un capolavoro. (In ambito editoriale, insomma, c’è poco da speculare, basta ‘vedere’ ciò che già c’è, curare il giardino).

Che fosse ‘difficile’ lo sapeva anche lui – un uomo difficile che scrive in modo difficile. Thomas Keneally, nell’intro pubblicata in questa edizione Mondadori, recupera alcune parole di White (“Sono un romanziere antiquato, che quasi nessuno legge, o se lo fanno, la maggior parte dei lettori non capisce di cosa sto parlando. Certo, vorrei non aver mai scritto L’esploratore, che ha l’aria di diventare una condanna per tutti, come l’albatro ucciso dal vecchio marinaio”), convincendoci che quel romanzo, sgargiante, burrascoso, gnostico, è l’Everest di un genio. “Ecco qui, dunque, l’albatro di White, un uccello che conserva la propria vitalità prodigiosa e irradia luce dalle sue ali”. Naturalmente, l’oscuro White non può che essermi simpatico.

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