Fab machineLa più bella versione di “Something” non è dei Beatles, ma di James Brown

La canzone d’amore più bella di sempre, secondo Frank Sinatra, è nel disco “Abbey Road” di cui ricorre il cinquantennale. Esistono molte cover, compreso un demo indie dello stesso George Harrison, ma per il suo autore la più riuscita è quella del re del funk.

Sono i giorni del cinquantennale di Abbey Road, uno degli album più iconici dei Beatles, festeggiato su tutte le piattaforme con l’inesorabile versione super deluxe imbottita di nuovi mix e di demo e di versioni alternative delle canzoni originali. Abbey Road è l’album che contiene Something e Here comes the sun, i due capolavori che liberarono George Harrison dal giogo dei due giganti Lennon e McCartney.

Questa nuova versione del disco dei Fab-Four-che-attraversano-le strisce-pedonali offre molte cose, ma restando a George Harrison contiene un “take 9” di Here comes the sun non particolarmente interessante, un “take 39” solo orchestrale di Something e un bel demo, sempre di Something, oggi diremmo da singer songwriter indie. La voce di George, accompagnata soltanto dal piano e dalla chitarra, risulta ancora più dolente e potente della versione definitiva che secondo Frank Sinatra era «la più bella canzone d’amore degli ultimi cinquant’anni» (cinquanta più cinquanta fa cento). Il momento clou del brano è quello in cui Harrison canta “You’re asking me will my love grow”, “mi stai chiedendo se il mio amore crescerà”, cui risponde tormentato “I don’t, I don’t know”, “non lo so, non lo so”, tutto perfettamente coerente con i turbamenti del Beatle introverso, molto meno adeguato alla fama da donnaiolo di Sinatra, la cui cover di Something, scrive il Financial Times, è meravigliosa ma non credibile perché è evidente che Sinatra sappia, altroché. È ovvio che gli occhi blu del vecchio Frank sappiano rispondere al quesito d’amore.

Tutto questo, in realtà, per segnalare con il trasporto del neofita che grazie allo stesso articolo del Financial Times, pubblicato nell’edizione dello scorso weekend, ho scoperto quale fosse la versione di Something preferita da George Harrison. È quella cantata da James Brown e pubblicata come singolo nel 1973. James Brown ha reso Something nera, funk, aggiungendo i fiati e trasportandola nel pieno degli anni Settanta, aggiungendo anche un suo testo all’inizio e alla fine, una specie di invocazione a credere in qualcosa che gli consentisse di dare un significato diverso alla canzone. Del resto, come Sinatra, anche l’autore di “Sex Machine” non è credibile come amante straziato e, infatti, nella sua versione non canta “You’re asking me will my love grow. I don’t, I don’t know”. Ma che meraviglia assoluta.

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Linkiesta Paper Estate 2020