Prequelmania, ora tocca a Game of Thrones. Ma non sarebbe più sensato il sequel?

Dopo le discussioni sul finale della serie, che ha suscitato polemiche e traumi (ma anche molti applausi) si prepara una nuova produzione. Ma la diffidenza da vincere è molto forte

da Flickr, di Bagogames

Dopo qualche incertezza, è arrivato l’annuncio definitivo: il prequel di Game of Thrones si farà. Si intitolerà House of the Dragon e sarà ambientato 300 anni prima della serie. Riprende gli elementi di Fuoco e Sangue, altro romanzo di George R. R. Martin, e sarà scritto da Ryan Condal, già noto per Rampage – Furia Animale e Hercules. La regia toccherà a Miguel Sapochnik, che ha già lavorato a GoT producendo episodi importanti come “Hardhome” e “The Long Night”, caratterizzati da una trama complessa e svolte decisive della narrazione.

Il nuovo lavoro, che si prevede di cominciare a girare già nel 2020, indagherà sulle origini e sulla storia del clan dei Targaryen, la famiglia da cui proviene Daenerys, figura al centro della linea narrativa più lunga della serie originale. Di sicuro, viste le attitudini familiari del clan, i filoni non potranno ignorare la questione della malattia mentale, che si tramanda di generazione in generazione e, anche l’abitudine (collegata) all’incesto. Insomma, spunti non mancano.

E neppure le polemiche: la Hbo, per arrivare questa decisione, ha dovuto scartare altre proposte, alcune già rese note al pubblico. Quella che vantava la presenza di Naomi Watts, per esempio, ambientata mille anni prima epoca (che nel calendario di Martin corrisponde all’Età degli Eroi), era già in fase avanzata. Un episodio pilota era stato girato in Irlanda. Le ragioni della marcia indietro non sono chiare, ma senza dubbio non ha giovato la distanza temporale dai fatti della serie. E in più, la saga dei Targaryen propone un legame più solido con l’originale Games of Thrones.

Rimane, nell’aria, una domanda non da poco: ma piacerà ai fan? Il fuoco di discussioni e scontento dell’ultimo episodio, trasmesso soltanto sei mesi fa, non si è ancora placato. Anni di attesa – per i più appassionati, si parte dal 1996, quando è uscito il primo romanzo di Martin – culminati in un finale traumatico (anche se c’è chi lo ha trovato entusiasmante, se non saggio) che ha lasciato a tanti l’amaro in bocca. Lesley Goldberg, giornalista dell’Hollywood Reporter lo ha chiesto su Twitter: non è che dopo l’ultima puntata, la defenestrazione di Naomi Watts e la controversa intervista dei due autori di GoT David Benioff e D. B. Weiss (che nel frattempo hanno anche lasciato la scrittura di Star Wars) il brand è rimasto danneggiato?

Senza dubbio, sembra di capire dalle risposte. Ma non in modo decisivo. Fatti due conti, nonostante la forte diffidenza (difficile che gli spettatori più tiepidi ci ricaschino), gli appassionati hanno già ammesso che cederanno. Ma solo loro: i numeri, come è facile immaginare, saranno pùi bassi.

Si sceglie allora di tornare indietro di 300 anni, ricominciare dal passato, raccontare qualcosa di collegato, familiare, ma distante. Un palliativo? Forse per riappacificarsi con il pubblico e continuare a macinare ascolti servirebbe altro, qualcosa di più coraggioso. In una parola, il sequel. Il direttore di programmazione Casey Bloys lo ha già escluso in modo categorico, lo considera «impraticabile». Ma riprendere da dove si è finito, andare avanti, inventare cose nuove sarebbe un atto di gentilezza verso gli spettatori. E aiuterebbe anche a farsi perdonare.

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