Ministri AssociatiToh, Casaleggio è consulente del governo sui temi della Casaleggio Associati

Il ministro per l’Innovazione Paola Pisano, cinquestellista ortodossa, ringrazia il fondatore e proprietario del Movimento nel documento strategico per l’innovazione tecnologica e digitale del Paese. Ma guarda un po' che combinazione

ANDREAS SOLARO / AFP

Davide Casaleggio è consulente del governo Conte sui temi che rappresentano il core-business della sua azienda, la Casaleggio Associati. È come se Silvio Berlusconi avesse indicato Fedele Confalonieri come Presidente del Consiglio e poi il governo Confalonieri l’avesse chiamato per chiedergli una consulenza sulle televisioni.

A metterlo nero su bianco è il ministro per l’Innovazione Paola Pisano nel suo piano presentato il 17 dicembre scorso, “2025. Strategia per l’innovazione tecnologica e digitale del Paese“. Questo il link al report.

Un documento di ventotto pagine che rivela all’ultimo foglio l’essenza di un palese conflitto di interessi. Tra i ringraziamenti «per il contributo all’elaborazione di questo piano», il ministro cita proprio Casaleggio insieme a un breve elenco di esperti. Alcuni sono legati alla galassia Cinque stelle e direttamente al capo azienda che la gestisce. Altri invece sono dei big delle nuove tecnologie, scienziati, accademici e personalità affermate nel mondo imprenditoriale.

«Io il braccio di Casaleggio per esportare Rousseau? Mamma mia, così potente…». Così aveva esordito la Pisano appena nominata Ministro. E la storia che stiamo per raccontare sembra confermarlo.

Che ruolo ha avuto l’imprenditore milanese e gestore del Movimento? Linkiesta ha provato a chiederlo al ministro Pisano. Dal ministero dicono che «la strategia è stata scritta tutta di proprio pugno dal Ministro Pisano, in collaborazione col suo team. I ringraziamenti sono personali e vanno alle tante persone che, nel corso di questi mesi, sono stati importanti interlocutori e hanno contribuito con idee e stimoli». È la conferma che Casaleggio è interlocutore del governo su temi che intrecciano i suoi affari privati e le consulenze della sua azienda.

Nella lista dei “consulenti” del piano Innovazione, oltre al fondatore del Movimento, si trova Vincenzo Di Nicola, numero uno di una società che si occupa di cripto-valute, ma soprattutto consulente di Rousseau per il quale ha gestito una competizione tra sviluppatori informatici per premiare le migliori idee per la democrazia diretta. La gara andò completamente deserta.

Oltre a Di Nicola ci sono altri manager dai profili meno conosciuti come Marco Marinucci, fondatore di Mind the Bridge, Gianni Dominici Direttore Generale di Forum PA, società di servizi e consulenza del Gruppo Digital360. Queste aziende hanno rapporti con Casaleggio Associati?

Oltre ai professori Giovanni Dosi e Fabio Roventini, vicini al Movimento, altri nomi sono invece “al di sopra di ogni sospetto”: accademici e rettori tra i quali Guido Saracco e Mario Calderini, Roberto Cingolani e Giorgio Ventre. O come Marco Gay, ex-Presidente dei giovani di Confindustria. Erano a conoscenza della presenza di Casaleggio come consulente avallando con la loro firma il palese conflitto di interessi?

A fronte della consulenza c’è stata una remunerazione?

Linkiesta ha contattato alcuni di loro. Nessuno ha ricevuto una gettone di presenza, ma comune è stata la sorpresa di vedere tra i “consulenti” del Ministro dell’Innovazione anche Davide Casaleggio. «Non ne sapevo nulla», dicono chiedendo l’anonimato.

Nel board dei consulenti citati da Paola Pisano c’è anche Francesco Profumo, ministro con Mario Monti, oggi presidente della Compagnia di San Paolo e membro della Fondazione Giovanni Agnelli. In passato ebbe un forte scontro con il sindaco Chiara Appendino che voleva le sue dimissioni da San Paolo.

A chiudere la lista ci sono esponenti di vertice di società private e manager pubblici, come Enrico Resmini appena nominato amministratore delegato di Invitalia Ventures SGR, società partecipata di Cassa Depositi e Prestiti. Nei piani di Casaleggio, più volte enunciati pubblicamente, CDP dovrebbe essere il serbatoio italiano dal quale attingere i fondi per l’Innovazione.

Fondi che però dovranno essere ingenti a fronte di un Piano che ha una scadenza nel 2025 e una serie di obiettivi assai impegnativi per far diventare l’Italia una società tecnologicamente avanzata. Gli esperti parlano di almeno 250 milioni di euro per l’infrastruttura che permetta la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e per dotare 40 milioni di cittadini di una identità unica digitale.

Che cosa è andata in scena al Tempio di Adriano quattro giorni fa? Una convention aziendale e lobbistica o la presentazione di un atto di governo? Che in quella sala Casaleggio fosse il dominus non c’era alcun dubbio, a partire dall’irrituale saluto del Presidente Giuseppe Conte al figlio di Gianroberto, il quale nemmeno si è alzato dalla sedia. Una stretta di mano che blinda i rapporti di forza. È la foto della “Repubblica di Casaleggio”, la cui profezia – «il Parlamento potrebbe diventare inutile» – fa un sostanziale passo in avanti nella sua realizzazione.

L’agenda del governo incrocia pericolosamente quella imprenditoriale di Casaleggio: blockchain, voto elettronico, Venture Capital, Intelligenza Artificiale, Identità digitale. Tutti temi importanti sui quali però Casaleggio Associati raccoglie clienti e soldi per le sue consulenze. I report dell’azienda milanese diventano oggi agenda di governo attraverso il partito che l’imprenditore gestisce. Possiamo rischiare che il governo appalti i temi dell’innovazione a un imprenditore privato che gestisce un partito?

Un cortocircuito, un gigantesco conflitto di interessi sotto gli occhi silenti della maggioranza e dell’opposizione. Linkiesta ha chiesto un commento al Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, senza ottenere risposta.

Domanda finale. A che titolo Davide Casaleggio è diventato consulente del Governo? Come piccolo imprenditore, come gestore del più numeroso gruppo parlamentare e fondatore del partito di maggioranza relativa? O come portatore di interessi, ovvero lobbista?

Uno e trino. Ma se alla Santa Trinità si crede per fede, in democrazia non è accettabile.

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