Dentro e fuori dal campoAltro che Clásico, il derby più combattuto è l’Old Firm tra Rangers e Celtic

Nato dall’antagonismo fra immigrati cattolici irlandesi e protestanti scozzesi, la sfida di Glasgow è il match calcistico che negli anni ha portato a più rivalità e scontri di tutti. Perché parla di due identità in contrapposizione anche fuori dallo stadio

GLENN CAMPBELL / AFP

La domenica mattina i traghetti che collegano l’Irlanda del Nord alla Scozia sono quasi sempre mezzi vuoti. Di solito, i pochi passeggeri che salpano da Belfast all’alba di un giorno festivo vanno a trovare i parenti in Scozia. Per almeno tre domeniche all’anno, però, i viaggiatori sono così tanti da costringere le compagnie navali a triplicare le corse per permettere a tutti di salire a bordo ed andare ad assistere al derby più infuocato del Regno Unito, l’Old Firm tra Rangers e Celtic di Glasgow. Non sono solo i 3 punti a spingere migliaia di irlandesi in Scozia. In campo si combatte (spesso letteralmente) per affermare due identità opposte: protestanti contro cattolici, unionisti contro repubblicani, conservatori contro socialisti.

Quella dell’Old Firm è la storia di una rivalità calcistica senza eguali, che trae origine da un divide religioso unico al mondo. Da un punto di vista politico e sociale, solo il Clásico tra Real Madrid e Barcellona si avvicina al derby di Glasgow, senza però averne la stessa carica emotiva, generata dallo scontro tra due comunità “nemiche” che vivono nella stessa città. Una rivalità extra-sportiva da cui è nato un dominio calcistico senza eguali nel football moderno: Rangers e Celtic si spartiscono la vittoria della Scottish Premier League dal 1984, da quando cioè l’Aberdeen – allenato da un ancora sconosciuto Alex Ferguson – vinse il campionato.

L’anno scorso, il Celtic di Neil Lennon si è laureato campione di Scozia per l’ottava volta consecutiva, firmando il domestic treble (campionato, coppa di Scozia e coppa di Lega) per il terzo anno di fila. In questa stagione, però, i Rangers sembrano finalmente in grado di interrompere il dominio dei rivali cittadini grazie ai gol del centravanti colombiano Alfredo Morelos e, soprattutto, alla mentalità vincente portata in dote dal nuovo tecnico dei Bears, l’ex capitano del Liverpool Steven Gerrard.

Questo duopolio calcistico non riguarda il solo aspetto sportivo ma condiziona l’intera società scozzese, come dimostrano gli scontri delle settimane scorse a Glasgow in occasione di una delle tante manifestazioni in favore dell’unità irlandese. La polizia in assetto anti-sommossa è intervenuta nelle vie attorno a Parkhead, lo stadio del Celtic, per dividere la fazione repubblicana dai contro-manifestanti unionisti. Gli scontri – che il Primo Ministro scozzese Nicola Sturgeon ha definito “inaccettabili” – hanno riacceso le fiamme di un fuoco mai completamente spento, quello del settarismo che da un secolo e mezzo divide il paese.

Gli Hoops divennero lo strumento di riabilitazione sociale per un’intera comunità, gli eroi di una diaspora povera e svantaggiata a cui non era permesso sognare un futuro migliore

Fino al 1888 – l’anno di fondazione del Celtic – i più importanti club calcistici scozzesi erano protestanti. L’unica eccezione era rappresentata dall’Hibernian, la squadra di Edimburgo. Gli Hibs, però, vennero rapidamente sostituiti dal Celtic nei cuori della comunità cattolica di inizio ‘900, sempre più numerosa per via delle migliaia di irlandesi che attraversarono il mare e si trasferirono a Glasgow. Fu nei cantieri navali di Govan, a cavallo tra le due guerre mondiali, che la rivalità tra Rangers e Celtic acquisì una nuova e più esplosiva connotazione etnica. Ad accendere la miccia furono le ingiustizie perpetrate dalla locale upper class protestante ai danni della comunità d’immigrati cattolici, sfavorita nella distribuzione dei posti di lavoro e nell’assegnazione delle case popolari. Gli Hoops (il soprannome con cui vengono ancora oggi chiamati i giocatori del Celtic) divennero quindi lo strumento di riabilitazione sociale per un’intera comunità, gli eroi di una diaspora povera e svantaggiata a cui non era permesso sognare un futuro migliore. Come inevitabile conseguenza, i Rangers vennero adottati dall’élite conservatrice scozzese, paladina del protestantesimo e dell’unionismo. Un’appropriazione a cui il club non fece nulla per sottrarsi, scegliendo anzi di non tesserare giocatori cattolici fino agli anni ’90 (quando, tra gli altri, gli italiani Lorenzo Amoruso e Gennaro Gattuso contribuirono ad interrompere la tradizione).

Da allora, l’antagonismo tra le due squadre è aumentato esponenzialmente, raggiungendo l’apice durante i Troubles nord-irlandesi. Oggi sugli spalti di Celtic Park risuonano ancora i cori inneggianti all’IRA mentre ad Ibrox si celebrano i “Billy Boys”, la gang che negli anni ’20 del secolo scorso terrorizzava la comunità cattolica di Glasgow. Una mentalità difficile da cambiare, come dimostra la multa comminata lo scorso agosto dall’UEFA ai Rangers per i cori discriminatori dei suoi tifosi durante il match contro il Legia Varsavia. A prima vista, i riferimenti al fenian blood (il sangue dei repubblicani irlandesi) contro una squadra polacca possono sembrare incomprensibili. Il Legia, però, è la squadra del cuore di Artur Boruc, l’ex portiere del Celtic e idolo dei tifosi hoops, che chiamavano il portiere polacco “the holie golie” per la sua forte fede cattolica. Un’antipatia nata durante un’Old Firm del 2006 ad Ibrox, quando Boruc si fece più volte il segno della croce facendo infuriare i tifosi dei Rangers e venendo richiamato dalla Football Association. La Chiesa cattolica scozzese reagì indignata, sostenendo che in questo modo quella scozzese sarebbe diventata l’unica democrazia occidentale in cui un gesto religioso veniva paragonato ad un insulto.

La Scozia è l’unico paese al mondo ad aver promulgato una sectarian law per contrastare le violenze sugli spalti.

Di certo, la Scozia è l’unico paese al mondo ad aver promulgato una sectarian law per contrastare le violenze sugli spalti. È anche grazie a questa legge, emanata nel 2012, che da alcuni anni l’Old Firm non rappresenta più una seria minaccia per l’ordine pubblico. Oggi la maggior parte dei tifosi delle due squadre non approva i cori settari e i riferimenti alle violenze del passato anche se le radici storiche di questa rivalità sono così profonde da renderne difficile la scomparsa. Secondo Tom Devine, professore di storia all’Università di Edimburgo, «l’identità scozzese è stata protestante fino agli anni ’60 del secolo scorso. Poi i problemi del nord Irlanda sono arrivati in Scozia e la situazione è cambiata». Per Devine, però, negli ultimi quindici anni il contesto è migliorato: oggi non esistono più né le discriminazioni sul mondo del lavoro né i favoritismi nell’assegnazione degli alloggi popolari. Le sole tracce di religious divide che sopravvivono alla modernità sono quelle lasciate dalle polemiche sulle scuole cattoliche (accusate di alimentare il settarismo indottrinando i bambini a partire dai 5 anni) e dalle sfide tra Ranger e Celtic. Ed è proprio durante l’Old Firm che torna a galla quello che Devine definisce “settarismo attitudinale”. «Dopo la de-industrializzazione degli anni ’80, a Glasgow e nell’ovest della Scozia è nata un’underclass composta da migliaia di persone che definiscono la loro identità esclusivamente attraverso il tifo per Celtic o Rangers» sostiene Devine. È da questa parte del paese che proviene il 38% che ha votato per Brexit nel 2016. A Glasgow il calcio riempie il vuoto lasciato dalla disoccupazione e dalla bassa scolarizzazione, in una città in cui il football è, già di per sé, una religione. Nonostante abbia poco più di mezzo milione di abitanti, infatti, a Glasgow ci sono quattro squadre professionistiche e tre stadi con più di 50 mila spettatori.

Il prossimo 29 dicembre a Parkhead si gioca il secondo Old Firm stagionale. Per Neil Lennon, l’allenatore del Celtic, non può essere un match come gli altri. Non solo perché i Rangers sono tornati a giocarsi il titolo ma anche e soprattutto perché, per lui che è un cattolico nord-irlandese, questa partita conta più dei semplici 3 punti in palio. Lennon non può dimenticarsi dei due pacchi bomba ricevuti nel 2011, durante il suo primo periodo sulla panchina degli hoops. Altri tempi, sicuramente. Oggi a Glasgow nessuno esulterebbe dopo un goal mimando di suonare il flauto, come fece Paul Gascoigne nel 1995, facendo impazzire di rabbia i tifosi dei Celtic. Nessuno mostrerebbe una maglietta con scritto “Dio benedica il Papa” come fece il solito Boruc nel 2008. Il clima è diverso, i calciatori e i tifosi sono cambiati. Nonostante ciò, i tecnici del suono dovranno continuare ad abbassare i fader per ridurre il rumore dei tifosi nelle cuffie dei telecronisti, che non riescono a sentirsi a mezzo metro di distanza. Perché nonostante tutto l’Old Firm non sarà mai un derby come gli altri.

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