Robespierre AssociatiChe abbiamo fatto di male per meritarci il Guardasigilli Bonafede aka Fofò Dj?

L’imbarazzante ministro della Giustizia dice in tv che «gli innocenti non finiscono in carcere» e la giornalista Cuzzocrea gli ricorda i ventisettemila risarciti dallo Stato. Ma quando tutto questo finirà, chi risarcirà tutti noi? 



C’è un nuovo gioco di società transoceanico tra gli italiani e gli americani imbarazzati da chi li sta governando in questo momento: mette più a disagio avere come presidente Donald Trump oppure Giuseppe Conte? D’accordo, Trump. Ma loro non ce l’hanno uno come Di Maio al Dipartimento di Stato, peraltro con Manlio Di Stefano come vice. Siamo pari. Sia di qua si di là dell’Atlantico, nel frattempo, hanno lasciato le rispettive amministrazioni alcuni notabili da cineteca tipo Toninelli e Omarosa oppure Fioramonti e Spicer. Ieri, per dire, il professor Fioramonti dell’Università di Pretoria, il quinto ateneo più importante del Sudafrica, spiegava via Twitter i rudimenti del business alla multinazionale Unilever che, secondo lui, dovrebbe aprire, non chiudere, le gelaterie in nome di presunte «economie locali intelligenti», qualunque cosa siano, e di un «futuro» che «è artigianato diffuso e tecnologico». Speriamo che dia l’esempio.

Certo, gli americani hanno Bill Barr come attorney general, lo stratega dell’insabbiamento del rapporto Mueller e dell’impeachment, un personaggio increscioso ma evidentemente efficace, eppure noi possiamo rispondere con Alfonso Bonafede, meglio noto nelle discoteche della Sicilia occidentale come Fofò Dj, al ministero della Giustizia.

Le asinerie del satiro danzante di Mazara del Vallo sono ormai leggendarie, ma c’è poco da ridere perché le sue palesi inadeguatezze intellettuali non fanno soltanto danni all’economia o all’interesse nazionale, come capita ai suoi colleghi a cinque stelle allo Sviluppo economico o agli Esteri o ovunque, ma riguardano la libertà delle persone.

Ieri sera, a Ottoemezzo, abbiamo assistito a una scena incredibile, grazie alla bravissima Annalisa Cuzzocrea di Repubblica. La Kuzzo ha chiesto al Guardasigilli che si atteggia a Robespierre (nota per Fofò: è un portavoce della Rousseau Associati) se «ogni tanto pensa agli innocenti che finiscono in carcere». La risposta di Bonafede è stata sconcertante: «Gli innocenti non finiscono in carcere», corollario della massima di Piercamillo Davigo secondo cui «non esistono innocenti, ma solo colpevoli che non sono stati ancora scoperti».

Con la pazienza dei giusti, Cuzzocrea ha fatto notare al ministro della Giustizia che «dal 1992 al 2018, ventisettemila persone sono state risarcite dallo Stato per essere finite in carcere da innocenti», per l’attonito Guardasigilli l’equivalente di uno “sdeng” sui social.

Su Twitter è intervenuta Gaia Tortora, figlia di suo padre Enzo e del caso emblematico della giustizia ingiusta italiana: «Ministro, le chiedo di spiegare la sua frase a Ottoemezzo “gli innocenti non finiscono mai in carcere”. Grazie». È vero che Enzo Tortora a quei magistrati della gogna della Repubblica di Napoli, e ai loro volenterosi complici della stampa, disse «io non sono innocente, io sono estraneo, e spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi», ma è altrettanto vero che il padre di Gaia è stato assolto tre anni dopo l’arresto nonostante le accuse nei suoi confronti furono subito riassunte dai radicali in uno splendido libro dal titolo “Tutte le prove contro Enzo Tortora” composto da centinaia di pagine bianche.

Il caso Tortora è il caso Italia, allora come oggi, con i ventisettemila innocenti ricordati da Cuzzocrea e molto di più. Solo che rispetto ad allora in Via Arenula abbiamo Bonafede e non Giuliano Vassalli, i magistrati si chiamano Piercamillo Davigo e non Gian Domenico Pisapia e a fare da coscienza civile del Paese c’è Marco Travaglio e non Marco Pannella.

O vogliamo ricordare il povero Giuseppe Gulotta sbattuto in galera da ragazzo e liberato dopo ventidue (22) anni di carcere perché non solo non aveva commesso alcun reato, ma addirittura era stato torturato e costretto a confessare. Lo Stato ha risarcito Gulotta con sei milioni e mezzo di euro, e probabilmente dovrà pagare ancora per le torture subite. Svariati altri milioni di euro sono stati riconosciuti ai ventisettemila innocenti finiti in galera ingiustamente. Quando tutto questo finirà e Fofò tornerà a fare il Dj magari in duetto strategico con qualcuno del Pd, chi risarcirà tutti noi non solo innocenti ma proprio estranei a questo delirio?

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