Meglio arrendersi ai grilliniIl Pd verso il no alla candidatura di Federica Angeli, per dispetto a Renzi

La giornalista romana sotto scorta è il nome che la cosiddetta “Federazione del buonsenso” tra Italia Viva, Azione e +Europa ha proposto alle suppletive del collegio di Roma lasciato vacante da Gentiloni. Ma i Dem non hanno reagito bene, anche perché vorrebbero Gianni Cuperlo

Foto dal profilo Facebook di Federica Angeli

Poche cose fanno innervosire il Pd come arrendersi a Matteo Renzi. Si deve scegliere il candidato alla Camera nel collegio lasciato libero da Paolo Gentiloni a Roma: ebbene, il no del Nazareno sul nome di Federica Angeli, la cronista di Repubblica ben nota a Roma per le sue inchiesta sulla criminalità e che per questo vive da anni sotto scorta, si spiega solo nel quadro della nervosa competition con gli scissionisti di Italia viva. A Napoli – per dire – su un nome non certo vicinissimo al Pd come quello di Sandro Ruotolo, altro prestigioso giornalista, i dem non hanno fatto le barricate, anzi: il nome veniva da Luigi De Magistris – arcipelago grillino – quindi no problem. Ma a Roma sta andando diversamente. Dopo riunioni su riunioni, rinvii, contatti e polemiche ieri sera non c’era ancora una soluzione, mentre il tempo stringe (si vota il 1 marzo e bisogna presentare la candidatura entro pochissimi giorni).

I fatti sono noti. Per sostituire Gentiloni nel collegio uninominale di Roma centro il Nazareno aveva da tempo messo in pista Gianni Cuperlo, presidente della Fondazione culturale del Pd, politico stimato anche all’esterno. Ma Renzi, Calenda e +Europa, rinnovando un’intesa che potrebbe prefigurare quella che viene chiamata la Federazione del buonsenso, hanno avanzato la proposta della Angeli. Scompaginando i desiderata del Pd. Che ha vanamente sollevato questioni di metodo («una proposta fatta sulle agenzie di stampa») ma soprattutto alle prese con un problema politico serio: Federica Angeli – sulla cui professionalità e onestà intellettuale nessuno ha da ridire, e ci mancherebbe – una volta a Montecitorio come si comporterebbe? Seguirebbe le indicazioni di voto del Pd o quelle di Renzi? O addirittura quelle di Calenda e Della Vedova (che non sono in maggioranza)? Forse il dilemma sarebbe risolvibile lasciando alla giornalista di Repubblica autonomia di scelta, un po’ come un tempo si faceva con gli indipendenti di sinistra. Ma la contraddizione è reale: può una coalizione essere composta da partiti che un po’ sono al governo un po’ all’opposizione? (Il che fra parentesi la dice lunga sul perché il Pd sia diventato paladino del proporzionale).

E mentre Cuperlo è abbondantemente stufo del trattamento lui riservatogli, e non è la prima volta, è chiaro che la questione-Angeli è andata a toccare i nervi dei massimi dirigenti del Pd. Nella trattativa infatti sono intervenuti non solo gli uomini di Zingaretti ma anche Andrea Orlando e Dario Franceschini – sempre attento alle candidature e alle cose politiche della Capitale – il quale sembrerebbe il più contrario al nome della cronista romana.

Il punto però è che dopo Cuperlo al Pd non restano molte altre carte da giocare. Tanto che a un certo punto era balenata persino l’ipotesi di candidare Zingaretti in persona, ipotesi poi lasciata cadere. Si pensa a nomi “romani”, Sabrina Alfonsi o Orlando Corsetti, politici locali di partito che non hanno certo la risonanza della giornalista. Calenda riassume così la questione: «Mi sembrerebbe assurdo vedere il Pd dire di no a una persona come Federica Angeli dopo aver parlato per settimane di ‘cambiamo tutto’, ‘apriamo il partito’, ‘nuove energie’ e via andando». Brutta situazione, e oggi si deve chiudere per forza, mentre una Federica Angeli non molto contenta per questo tira e molla, ieri sera ci ha detto: «Osservo di vedere assunzioni di responsabilità e poi dirò la mia».

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