Vola un’aquila in Serie AEcco perché la Lazio è la prima squadra di Roma

Oggi fa faville in campionato, ma nacque il 9 gennaio 1900, 120 anni fa, quando il bersagliere Luigi Bigiarelli fondò la più grande e antica Polisportiva d’Europa. Due scudetti, sette coppe Italia e cinque supercoppe italiane. Anche Francesco Totti è stato uno dei suoi tesserati

TIZIANA FABI / AFP

Il 20 settembre del 1870 i bersaglieri entrarono a Porta Pia, unendo Roma all’Italia politica. Il 9 gennaio 1900, 120 anni fa, il bersagliere Luigi Bigiarelli fondò la Lazio, «prima squadra della capitale» secondo i suoi tifosi che ricordano come così Roma fu unita anche all’Italia calcistica. Nella Città Eterna c’è però anche un’altra squadra, e per i suoi tifosi è la Roma “la prima squadra” della capitale come numero di sostenitori: almeno il triplo, secondo quella recente indagine StageUp-Ipsos sul tifo che quantifica in Italia 1.895.000 romanisti, quinta squadra dopo Juventus, Inter, Milan e Napoli; contro 606.000 laziali, settimi dietro anche la Fiorentina.

L’ideale derby tra le due storie è però, tutto sommato, abbastanza equilibrato. Prima delle due squadre a vincere lo scudetto nel 1942, la Roma fu però anche la prima a finire in sere B, dove disputò la stagione 1951-52. In compenso poi non ci tornò più, mentre la Lazio tra 1961 e 1988 ci ha fatto ben 12 campionati. È stata però anche la squadra che venendo dalla serie B ha avuto l’exploit più sorprendente: terza nel 1972-73 dopo aver lottato per lo scudetto con Juventus e Milan fino all’ultima giornata, e campione nel 1973-74. La famosa squadra di Giorgio Chinaglia, Pino Wilson e Luciano Re Cecconi, cui l’allenatore Tommaso Maestrelli aveva fatto adottare quel modulo di calcio “totale” che era stato appena inventato in Olanda.

Fu il primo scudetto, poi doppiato nel 2000: proprio l’anno del centenario. Nel compenso, a parte aver disputato più campionati in A, la Roma ha vinto uno scudetto in più e 9 Coppe Italia contro 7 della Lazio. Ed è anche in testa per risultati del Derby vero e proprio: 71 vittorie contro 53, e 65 pareggi. Ma la Lazio ha in bacheca più Supercoppe: cinque, compresa l’ultima in Arabia Saudita, contro due. E ha anche più tornei internazionali: l’ultima Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa e una Coppa delle Alpi contro la Coppa delle Fiere e il Torneo Anglo-Italiano dei giallo-rossi.

La risposta dei romanisti è però soprattutto: «Se siete venuti per primi, perché non vi siete chiamati voi col nome della città, e perché non ne avete preso i colori?». Sull’ultimo punto, Sergio Salvi e Alessandro Savorelli, autori di un Tutti i colori del calcio Storia e araldica di una magnifica ossessione che è un po’ una Bibbia sul tema, osservano però che in realtà col tempo i colori della Roma sono diventati piuttosto l’arancione e granata. Loro stessi ricordano peraltro che questi 120 anni si riferiscono alla Lazio come società, e non come realtà calcistica. Nato a Roma 5 anni dopo Porta Pia, sottufficiale a Adua, il bersagliere Bigiarelli assieme a altri 14 atleti aveva in effetti fondato una Società Podistica Lazio. Appunto, per correre. La prima partita di calcio disputata è però variamente collocata tra il 6 gennaio 1901 e il 1902, l’iscrizione alla Figc risale al 1908, e la sezione calcistica vera e propria risale al 3 ottobre del 1910.

Come riferiscono sempre Salvi e Savorelli, «la Lazio scelse, in un soprassalto di retorica e di entusiasmo, il bianco e celeste della bandiera greca di allora (la Grecia era lo Stato che aveva ripristinato, nel 1896, le antiche Olimpiadi); oggi, il celeste della bandiera ellenica è diventato azzurro, per essere più visibile, ma la Lazio è rimasta fedele alla versione originaria (con la quale ha conquistato 2 scudetti). Fu questa una scelta cromatica intenzionale, una delle poche di questo tipo emerse nel panorama del tempo».

«Per quanto riguarda il nome scelto dalla società romana», ricordano sempre Salvi e Savorelli, «si dirà che la regione Lazio è stata istituita settant’anni dopo questa società. Esisteva allora, al suo posto, una circoscrizione ‘statistico-topografica’ chiamata “Roma” tout court. Il nome della società si riferiva probabilmente al Latium vetus, inteso come l’antica patria di tutti i popoli latini, oppure si riferiva al sinonimo medievale di ‘Italia’: in questo senso Latium fu infatti usato da Dante». In effetti la Lazio non poté chiamarsi Roma anche perché una Società Ginnastica Roma già esisteva dal 1890, e un Roma Footbal Club dal 1897. Un richiamo alla simbologia della Roma imperiale comunque c’è, nell’aquila. «Lazio sul prato verde vola/ Lazio tu non sarai mai sola/ vola un’aquila nel cielo/ più in alto sempre volerà», recita un inno composto nel 1983 per celebrare il ritorno in serie A.

Amante di nuoto, ginnastica e gite in barca oltre che di podismo, detentore del campionato di corsa veloce nel 1899, assieme al fratello Giacomo grande promotore di ogni tipo di sport nella Capitale, leader carismatico, Bigiarelli spiegò in un diario che aveva deciso di «abbandonare la vita galante, passeggi, caffè», cambiandoli invece «con quelli sportivi onde divagarmi.. facendo esercizi violenti». Ma il 21 aprile del 1900 c’era in programma un Giro di Castel Giubileo a cui potevano partecipare solamente atleti iscritti a società ufficiali. Per questo riunì appunto un gruppo di amici a Piazza della Libertà, per fondare la Lazio. Assieme a lui e al fratello tra i fondatori ci sono Odoacre Aloisi, Arturo Balestrieri, Alceste Grifoni, Giulio Lefevre, Galileo Massa, Alberto Mesones, Enrico Venier, Guido Annibaldi, Olindo Bitetti, Tito Masini, Raffaello Mazzolani, Tullio Mestorino e Giuseppe Valle. Come ricordato, all’inizio gli sport considerati erano l’atletica leggera in genere e il nuoto, anche se menzionato nel nome era solo il podismo.

Fondatore della Lazio, Luigi Bigiarelli non ne fu però mai presidente, in omaggio a un suo ideale per cui i soci avrebbe dovuto restare tutti su un piano di parità. A un certo punto seguì però il fratello in Belgio, dove era andato per lavoro. Tuttora detentore di un record di marcia della mezzora e di quello dell’ora al Bois de Boulogne di Parigi dove vinse anche la gara di marcia dei 30 km in due ore e 28 minuti, si ammalò però di polmonite, e morì a soli 33 anni il 16 febbraio del 1908. Insomma, la Lazio calcistica che già nel 1913, 1914, 1915 e 1923 si sarebbe qualificate per la finalissima nazionale con la migliore squadra del Nord non fece in tempo a conoscerla. La sua tomba è stata ritrovata a Bruxelles il 16 febbraio 2011.

Va pure ricordato che il calcio italiano nasce dall’incontro tra squadre fondate da residenti inglesi o comunque stranieri, come Genoa e Milan o a Roma il Roman, del 1901; e ”sezioni calcio” istituite da alcune società ginniche, come Udinese, Andrea Doria, Sampierdarenese, Ginnastica Torino, Pro Vercelli o la romana Fortitudo, nata nel 1908. All’inizio il campionato è gestito dagli “stranieri”, e le squadre “ginniche” creano un campionato autonomo, con regole in parte diverse. Ma poi dal 1908 un pur momentaneo divieto a impiegare stranieri segna il sopravvento delle squadre “ginniche”: nell’albo d’oro, è il momento in cui dagli scudetti a ripetizione del Genoa si passa a quelli della Pro Vercelli.

La terza fase si ha negli anni ’20, quando da una parte irrompe il professionismo, e dall’altra il regime fascista favorisce un processo di concentrazione, in modo da lasciare in ogni città una sola grande squadra, o al massimo due. Si arriva così nel 1929-30 al campionato a girone unico, dopo che nella Capitale il 7 giugno 1927 tre squadre si sono fuse nella Roma. Sono la “inglese” Roman, la “ginnica” Fortitudo e l’Alba, fondata nel 1907 da un oste del quartiere Flaminio. In effetti anche la Lazio avrebbe dovuto prendere parte, ma la cosa si blocca sul nome e sui colori. Bocciata l’idea di un Lazio Fortitudo, la Lazio decide di restare per conto proprio: col nuovo nome di Polisportiva Società Sportiva Lazio, adottato il 19 giugno 1926. E si creano così i presupposti per quella rivalità stracittadina che anima ancora oggi il tifo della Capitale.

In campionato è in questo momento che dopo gli scudetti a ripetizione del Genoa e della Pro Vercelli iniziano quelli di Juventus e Ambrosiana, e anche del Bologna: all’epoca protetto dal ras Leandro Arpinati. Ma anche Roma e Lazio hanno agganci col regime. Dopo Arpinati, tra 1933 e 1943 presidente della Figc diventa infatti il potente generale della Milizia Giorgio Vaccaro. Con lui la Nazionale vince due Coppe del Mondo e una medaglia d’oro olimpica, ma in precedenza da vicepresidente della Lazio era stato lui a difenderne l’indipendenza, sottraendola alla fusione nella Roma. Viene attribuita a Vaccaro anche la pressione per far trasferire nel 1934 alla Lazio il bomber Silvio Piola: tuttora con le sue 333 reti, 134 nella Lazio, il più grande goleador italiano di tutti i tempi. Senza lui la Pro Vercelli andrà in B, per non tornare più in A. Con lui la Lazio arriverà nel 1937 seconda, e la Nazionale vincerà nel 1938 la sua seconda Coppa Rimet.

In seguitò Vaccaro sarà presidente della Società Sportiva Lazio nel 1964-65 e presidente della Polisportiva tra 1982 e 1983, prima della morte. Attenzione anche a questa “Polisportiva”. È un tipo di realtà presente in molte grandi squadre di calcio europee: Real Madrid, Benfica, Barcellona, Cska, Panathīnaïkos, Bayern, Partizan… Ma tra i grandi club italiani la Lazio è in pratica l’unico a non fare calcio e basta. Anzi, con le sue 53 sezioni sportive e 19 attività associate è proprio la Lazio la più grande Polisportiva d’Europa, oltre che la più antica. Il Cska, ad esempio, non ha che 34 discipline, il Benfica 26, il Partizan 23, il Panathīnaïkos 21, il Bayern 8, il Barcellona 7, e il Real Madrid si è concentrato su calcio e basket. Perfino una icona romanista come Francesco Totti da ragazzino fu tesserato per due anni nella Lazio per fare nuoto: e così la società biancoceleste può dire di aver avuto entrambi i calciatori che hanno fatto più goal nel campionato italiano, anche se Totti è secondo dopo Piola con 250 reti fatte in 619 partite tutte con la Roma. Nella classifica dei goleador italiani è stato comunque laziale anche il numero 9: Giuseppe Signori, con 107 goal su 234. Giorgio Chinaglia ne segnò nella Lazio 98 e Bruno Giordano 86.

La Lazio ha l’altro record di essere stata la prima società italiana quotata: il 6 maggio del 1998 nella Borsa di Milano, con i 120 miliardi di lire che entrarono per metà nelle casse societarie e l’altra metà nella Cirio di Sergio Cragnotti. La Roma seguì il 22 maggio 2000 e la Juventus nel dicembre del 2001.

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