Il prossimo ParlamentoArriva il Germanicum, un proporzionale con soglia alta e diritto di tribuna (che fa già discutere)

Abolizione dei collegi uninominali, sbarramento nazionale al 5%, con la possibilità di ottenere dei seggi nel caso in cui il partito non superi il quoziente ma lo ottenga in tre circoscrizioni. Il nuovo sistema favorirebbe il rapporto Pd-Cinque Stelle come asse governativo

Fumata bianca in Commissione Affari Costituzionali per la proposta di legge elettorale Germanicum. Depositata dal presidente della Commissione Giuseppe Brescia, dei Cinque Stelle, la proposta ha raccolto il consenso di gran parte della maggioranza, tranne il no di Leu, in particolare della senatrice Loredana De Petris, e quello di Italia Viva, critico verso alcuni punti della bozza.
Ma cosa prevede la legge Brescia? «Il modello è quello di un proporzionale con 391 seggi assegnati, uno sbarramento del 5 per cento e un meccanismo che permette il diritto di tribuna, ovvero la possibilità di entrare in Parlamento – ad alcune condizioni – anche se si resta sotto la soglia del 5», spiega a Linkiesta Marco Di Maio, membro di Italia Viva e della Commissione Affari Costituzionali.

«Vengono cancellati inoltre i collegi uninominali del Rosatellum e di quella legge utilizza i 63 collegi proporzionali e le 28 circoscrizioni. Tutto sommato un buon compromesso, condiviso in gran parte dalla maggioranza ma che avrà bisogno di alcuni ritocchi, in particolare per quel che riguarda il diritto di tribuna». Con quest’ultimo si intende il correttivo per cui, in questo testo, il partito che non supera il 5 per cento nazionale ma lo ottiene in tre circoscrizioni di due Regioni può ottenere dei seggi. «Oltre ad essere di difficile comprensione per i cittadini, in quanto processo articolato anche per gli addetti ai lavori, questa prerogativa si candida come “porta sul retro” per quei partitini sotto il 5 per cento in grado di minare alla stabilità politica» continua Di Maio.

Le prospettive di una sintesi condivisa è arrivata, contro ogni previsione, anche da chi deve lasciare il posto (in termini di sigle). «Devo dire che lo sbarramento al 5 per cento trova tutto il nostro appoggio», commenta Ettore Rosato di Italia Viva. «Per evitare in toto la frammentazione c’è bisogno però di limare il diritto di tribuna, che al contrario andrebbe a minare il senso stesso della riforma».

Di altro avviso sono invece Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Nicola Fratoianni. I primi, grandi sconfitti nel caso di successo della proposta, rivendicano la necessità di avere un super vincitore, al grido di «Chi vince governa senza trucchi», ovvero lo slogan scandito dal segretario della Lega, puntando a ottenere un maggioritario puro anche attraverso il referendum costituzionale proposto. Mentre per il deputato di Sinistra Italiana-Leu, i dem avrebbero fatto male i conti, sottovalutando quel 10 per cento di elettori che sceglierebbero i partiti alleati – attualmente stimati sotto la soglia di sbarramento.

La verità è che il nuovo sistema eliminerebbe i collegi uninominali e quindi le coalizioni pre elettorali, vi sarebbe una competizione tra liste e una norma “anti frammentazione”. Non è stata affrontata la questione della lunghezza delle liste, della possibilità di prevedere listini corti e bloccati o di reintrodurre le preferenze; per il momento si hanno le pietre angolari: abolizione dei collegi uninominali, impianto proporzionale, soglia di sbarramento nazionale al 5% e la previsione di un diritto di tribuna.

Una meccanica che potrebbe istituzionalizzare il rapporto Pd-M5S come asse governativo, con l’incognita di un obiettivo che per arginare l’ondata di destra potrebbe rottamare del tutto il vecchio schema del bipolarismo destra-sinistra, per una nuova maschera sinistra- antipolitica.

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