Verso la rivoluzione verdeContro il cambiamento climatico, le aziende pubbliche avranno un ruolo da leader

Il socio pubblico ha la capacità di puntare su rendimenti stabili nel lungo periodo e può impegnarsi, in un contesto industriale frammentato come quello italiano, a fare da traino anche alle altre imprese

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Philippe HUGUEN / AFP

Dopo tanto parlare di sostenibilità e ambiente, arrivano i primi fatti. L’Europa, con il Green Deal, punta a diventare il primo continente a emissioni zero. C’è già la tabella di marcia, con il calcolo degli investimenti e numerosi provvedimenti in arrivo. A Davos, nel convegno del World Economic Forum, le parole d’ordine tra economisti, banchieri, imprenditori e capi di Stato erano green e circular economy. Insomma, la sfida al cambiamento climatico, anche grazie alla forte presenza mediatica dell’attivista svedese Greta Thunberg, è cominciata.

Ma dopo i proclami e le buone intenzioni espresse, serve concretezza. Come si organizzerà la “rivoluzione green”? Per quali strade arriveranno incentri (e regole) che spingeranno le aziende a modificare modelli di business e abitudini, integrando sostenibilità e circolarità nel proprio tessuto produttivo? Pochi lo hanno colto, ma un ruolo importante in questa partita potrebbe spettare alle aziende a controllo pubblico.

La ragione è semplice. A differenza del socio privato, come ricorda Stefano Pareglio, professore associato di Economia politica dell’Università Cattolica, il socio pubblico «dovrebbe avere la capacità di puntare su rendimenti stabili nel lungo periodo». Un compito che, sia chiaro, spetta anche al privato, «anche se spesso appare più interessato ai rendimenti del breve periodo. È, per così dire, più impaziente».

Le conseguenze appaiono logiche. «Se fino a poco tempo fa – argomenta il professore – la sostenibilità veniva considerata come un addendum alla storia di una impresa, ora le cose sono cambiate. Il mondo della finanza sta radicalmente modificando le carte in tavola: il tema della sostenibilità è inteso come capacità di un’impresa di ridurre una serie di rischi che possono compromettere la generazione di valore nel lungo termine». È un nuovo “indicatore di salute” per le aziende, e lo si vede – per fare un esempio – nella crescente disaffezione nei confronti verso quelle che operano nell’ambito dei combustibili fossili.

Le aziende pubbliche, dunque, possono dettare la direzione di marcia. Le banche lo sanno, gli investitori anche. E i soci? Forse meno. «Manca ancora un indirizzo forte ed esplicito». Che pure non sarebbe un male: si allineerebbero così le aziende alle aspettative dei mercati – perché anche il pubblico si confronta, e deve confrontarsi, al mercato – senza che questo significhi “interventismo statale” o, peggio ancora, “dirigismo”. «Lo definirei piuttosto un corretto esercizio, anche da parte del socio pubblico, del suo potere di indirizzo». E sarebbe auspicabile che ciò avvenisse, in un Paese in cui la base produttiva è frammentata, con tante aziende piccole dai capitali limitati. In questo contesto, è bene che siano proprio le grandi aziende a controllo pubblico, che hanno maggiore capacità finanziaria, professionale e tecnologica: «i cosiddetti campioni», a innovare.

E allora, ci si può riferire, da un lato alle indicazioni, già chiare, del Green Deal europeo. Dall’altro a quelle di un capitalismo sempre più attento ai temi della sostenibilità. A ciò si può aggiungere una spinta forte sul lato della domanda: «Ad esempio, la Pubblica Amministrazione dovrebbe impegnarsi maggiormente nell’acquisto di bene e servizi prodotti in modo sostenibile». Si capisce così che, anche usando «leve tradizionali», senza aumenti di costi, si determina un sistema di incentivi e si indica chiaramente la direzione di marcia.

Il menù è già scritto. È la mappa composta dai diversi sustainable development goal delle Nazioni Unite, che identificano i temi rilevanti per la sostenibilità globale, che ogni azienda può interpretare in ragione della rilevanza (la “materialità”) per il proprio business. Poi sarà il mercato, a decretare vincitori e perdenti.

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