Arrivederci sovranismoLiberali per finta, la corsa zoppa di Salvini e Meloni verso il centro

Il leader della Lega ha smesso di citofonare nelle case degli sconosciuti perché in Emilia-Romagna la sua ultima astuzia comunicativa non ha funzionato. Giorgia Meloni non parla più di arrestare equipaggi e di affondare navi. Ma qualche volta si tradiscono. Non sempre il travestimento funziona

Non ci sono più i sovranisti di una volta. Matteo Salvini ha smesso di citofonare nelle case degli sconosciuti perché in Emilia-Romagna la sua ultima astuzia comunicativa non ha funzionato. Giorgia Meloni non parla più di arrestare equipaggi e di affondare navi, ma organizza conferenze per conservatori pacati ed è volata a Washington per diventare l’interlocutore in Italia del Partito Repubblicano. I due leader della destra-destra italiana volano nei sondaggi ma gli è presa una strana voglia di essere amati anche dai moderati. Purtroppo l’effetto stona. La corsa al centro sembra zoppicante, come quella di un centometrista abituato a correre all’interno di due linee bianche che ora deve imparare a fare slalom sui coni biancorossi. Qualcuno cade.

A fare marcia indietro ha iniziato Salvini, quando cinque giorni dopo le elezioni regionali ha presentato il suo “governo ombra”. Il 31 gennaio al termine del Consiglio federale della Lega in via Bellerio ha annunciato i nomi dei capi dipartimento. Sorpresa! Non ha nominato l’economia, quello che avrebbe generato più polemiche. Secondo l’indiscrezione del sito Affariitaliani, non ci saranno Claudio Borghi e Alberto Bagnai, i due economisti anti euro che guidano rispettivamente la Commissione Bilancio alla Camera e la Commissione Finanze del Senato Al loro posto un trio moderato formato dall’ex viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia con delega alla finanza pubblica, l’ex sottosegretario Massimo Bitonci la delega al Fisco e Dario Galli, ex viceministro dello Sviluppo economico che si occuperebbe delle crisi industriali. Sembrano così lontani i tempi in cui Salvini proponeva come ministro dell’Economia l’economista Paolo Savona, autore del Piano B per uscire dall’Euro in un fine settimana.

Anche il capogruppo al Senato della Lega Massimiliano Romeo, ha inneggiato al nuovo corso, sulla poltrona di L’Aria che tira su La7: «Guardando le ultime prese di posizione, gli ultimi atteggiamenti di Matteo Salvini siano sempre più rivolti a un elettorato moderato». Sarà, ma guardando al profilo Facebook di Salvini non si direbbe. Per esempio non si è fatto scrupoli a cavalcare le paure degli italiani durante l’emergenza Coronavirus. Un leader alla ricerca del voto moderato parlerebbe il meno possibile per non alimentare paure. Ecco, Salvini ha fatto l’opposto, e con una serie di post ha attaccato il governo per la sua incompetenza nel tutelare la salute dei cittadini. Il 30 gennaio: «Oggi in Aula si discuteva di un virus considerato pericoloso “come la peste e il colera” e i banchi della maggioranza erano vuoti. Ma si può???». Peccato che la foto sia stata scattata prima dell’intervento del ministro della Salute Roberto Speranza. Il M5S assicura che i suoi parlamentari erano presenti al discorso. Oppure il giorno dopo: «I primi due casi di Coronavirus in Italia sarebbero sbarcati tranquilli a Malpensa il 23 gennaio e, senza alcun controllo, avrebbero girato per giorni mezza Italia, fino ad arrivare in un albergo nel pieno centro di Roma. È così che il governo tutela la salute e la sicurezza degli Italiani???». Con tre punti interrogativi.

Spie stilistiche, che rendono l’evidenza plastica di un fatto: Salvini ci prova ma non ce la fa. Dovrebbe stare più attento, perché secondo il sondaggio Emg commissionato dalla trasmissione di Rai3 Agorà in cui il 68% degli intervistati pensa sia stata un errore la citofonata del leader del Carroccio. E fino a qui ci siamo. Il dato che preoccupa i consiglieri di Salvini è che lo pensa anche il 39% degli elettori della Lega, l’88% degli elettori di Fratelli d’Italia e il 93% di quelli che hanno votato Forza Italia. Il Carroccio rimane al 30,1% ben lontano da quel 37-38% in cui viaggiava prima di far cadere il governo. Dopo la crisi di mezza estate post Papeete ha perso 5-6 punti percentuali che sono stati presi tutti da Giorgia Meloni. Ad agosto Fratelli d’Italia era al 6% oggi supera l’11%.

Non a caso Meloni da un po’ di settimane sta cercando di evitare gli eccessi dell’alleato leghista. Non urla più di chiamarsi Giorgia e di essere italiana, non accusa più il direttore del Museo Egizio di Torino di favorire i cittadini arabi e non parla di affondare navi Ong. Sull’omicidio del generale iraniano Soleimani ha fornito una risposta da leader democristiano: «La complessa questione mediorientale, in cui si innesta la rivalità tra Iran e Arabia Saudita, non merita tifoserie da stadio ma necessita di grande attenzione». Il riferimento è a Matteo Salvini che a poche ore dalla notizia aveva ringraziato Trump. La leader di Fratelli d’Italia addirittura ha tenuto un profilo basso sull’emergenza corona virus. Il 31 gennaio a Confagricoltura: «Pare anche a me che ci sia un alto tasso di apprensione tra i cittadini. E penso che quel tasso di apprensione sia figlio del fatto che manca l’informazione. Noi non sappiamo se è una semplice influenza particolarmente forte oppure se stiamo parlando di altro. Non sappiamo qual è il tasso di contagio, non sappiamo quale è l’eventuale tasso di mortalità». Perbacco, un politico che ammette di non sapere e non cavalca la psicosi collettiva.

Sarà stata folgorata dal Times che l’ha inserita nei 20 personaggi da tenere d’occhio nel 2020 o forse avrà ascoltato i consigli della showgirl Anna Falchi che a dicembre ad Agorà ha risposto così su chi le piacerebbe vedere come presidente del Consiglio: «A livello di carisma direi Giorgia Meloni, se fosse più moderata». A Bloomberg Meloni assicura che l’Italia rimarrà nell’euro se lei sarà al governo, a DiMartedì ha detto: «Non mi sento anti europeista. Fratelli d’Italia è oggi copresidente della famiglia dei conservatori europei. La mia idea di un’Europa confederale, e non federale, aveva tra i propri padri, non lo so, il generale De Gaulle». Apperò.

I toni non sono stati così sobri al National Conservatism Conference, la due giorni organizzata al Grand Hotel Plaza di Roma per ospitare i leader conservatori europei che fanno parte dell’eurogruppo Erc al Parlamento europeo. Tra questi PiS (diritto e giustizia), il partito che governa la Polonia dal 2015. Per Meloni «l’identità del’Europa è sotto attacco da un distorto laicismo che si scaglia perfino contro i simboli della tradizione cristiana ma che spalanca al contempo le porte all’Islam più intransigente» e «Fratelli d’Italia si batte per un’Europa di nazioni libere e sovrane come seria alternativa al superstato burocratico che si è andato imponendo da Maastricht in poi con la logica del “vincolo esterno”, per cui c’è sempre qualcuno che si arroga il diritto di decidere al posto dei popoli sovrani e dei governi nazionale». Si sa che nelle convention di partito si alzano i toni ma siamo sicuri che i leader europei possano considerare moderata una leader che accusa Bruxelles di aprire le porte all’Islam intransigente, ma soprattutto di soffocare i 27 Stati con un superstato opprimente?

Da Floris su La7 era stata più pacata: «Si può contestare un certo nazionalismo di certi paesi che in Europa comandano e difendono interessi nazionali a discapito di altre nazioni senza per questo voler uscire dall’Unione europea». Pochi giorni dopo c’è ricascata. Lunedì per convincere Viktor Orbàn a passare dal Ppe al suo rapggruppamento Meloni ha detto che il premier ungherese «difende la sua sovranità al cospetto di un’Unione europea che sembra un po’ troppo lesiva delle libertà degli stati nazionali», ma non erano gli egoismi nazionali ad andare a discapito degli altri Stati? E l’egoismo dell’Ungheria che non accetta le quote di richiedenti asilo lasciandoli in Italia?

Chiariamo una cosa: in confronto a Salvini, Meloni al momento sembra Aldo Moro in quanto a diplomazia e moderazione, ma anche la leader di Fratelli d’Italia non riesce spesso a scrollarsi l’etichetta di leader divisiva sui temi della Resistenza. L’ennesima prova martedì quando ha detto all’Adnkronos che «Il convegno organizzato al Senato della Repubblica dall’Anpi “Il fascismo di confine e il dramma delle foibe” rappresenta senza dubbio l’ennesima occasione, dal chiaro intento revisionista, di voler minimizzare o provare a giustificare la violenza contro gli italiani».

Eppure se si andasse a votare con la legge elettorale proporzionale proposta dal Movimento Cinque Stelle, il Germanicum, Salvini e la Meloni avrebbero da soli la maggioranza assoluta. Secondo un sondaggio Ipsos commissionato dal Corriere della Sera Lega e Fratelli d’Italia avrebbero 205 seggi sui 400 previsti dopo la riforma del taglio dei parlamentari. Se agli italiani Salvini e Meloni piacciono così, perché fingono di essere ciò che non sono? Anche perché se poi al governo tornassero incendiari dopo essersi vestiti da pompieri, l’effetto sorpresa potrebbe essere deleterio.

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