Troppo buono per essere buttato“Too good to go” e i suoi fratelli. Ecco le app da scaricare per recuperare il cibo invenduto

Lo spreco alimentare in Italia vale 15 miliardi e per l’80% è formato dagli alimenti che gettiamo ogni giorno nell’immondizia di casa. Sono nate negli ultimi anni applicazioni che consentono di recuperare l’invenduto e di riportarlo in altre tavole, prima che finisca nel cestino

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Lo spreco alimentare in Italia vale lo 0,88% del Pil: più di 15 miliardi di euro secondo le stime emerse nel corso della sesta giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, dal progetto “60 Sei ZERO” dell’Università di Bologna. Uno spreco di cibo che è, per gran parte, l’esito di cattivi comportamenti individuali: per il 79,9% dipende infatti dallo spreco alimentare domestico, è cibo gettato nell’immondizia. Per il restante 21,1% parliamo di scarti da filiera produttiva. Una legge intelligente, in questo senso, l’abbiamo: è quella che porta il nome di Maria Chiara Gadda, che l’ha fortemente promossa e che ha portato avanti la lotta allo spreco creando i presupposti per fare in modo che donare fosse più vantaggioso che buttare. La Legge 166 c.d. Gadda “antisprechi”, entrata in vigore il 14 settembre del 2016, nasce infatti con l’obiettivo di limitare gli sprechi, promuovendo nel contempo la redistribuzione delle eccedenze alimentari e farmaceutiche per fini di solidarietà sociale, destinandoli a chi ne ha più bisogno.

Oggi il paniere dei beni donabili si è ampliato: oltre agli alimenti e ai farmaci, si sono aggiunti articoli di medicazione, prodotti per la cura e l’igiene della persona e della casa, quelli di cartoleria e cancelleria. Da febbraio 2020 sono donabili anche i libri. Sono state estese anche le agevolazioni fiscali alle donazioni a favore di tutti gli enti del Terzo Settore che si iscriveranno nel Registro unico nazionale, incluse cooperative e imprese sociali. La donazione non si considera “cessione” ai fini fiscali e dunque non genera ricavi, consentendo, quindi all’impresa di dedurre tutti i costi ai fini Iva, le operazioni sono equiparate a quelle di distruzione dei beni: il vantaggio per chi dona è non avere nessuna imposta sulle merci in uscita, mentre è riconosciuta la detrazione dell’Iva assolta a monte.

Dal 2016 tante le realtà che hanno colto l’occasione offerta dalla legge e hanno avviato buone pratiche che stanno facendo diminuire lo spreco italiano. L’ultima nata è BITGOOD di Confesercenti, lanciata alla Camera la scorsa settimana, proprio alla presenza della firmataria della legge, l’onorevole Gadda, che così l’ha presentata: «Grazie agli ultimi emendamenti votati si è data prospettiva e stabilità al Tavolo per gli sprechi alimentari, nuova linfa al Fondo indigenti e in ultimo si è ampliato ulteriormente il paniere dei prodotti donabili, con l’inserimento dei libri. In questa nuova fase l’iniziativa di Confesercenti diventa strategica: la piattaforma infatti è uno strumento semplice ed immediato per mettere in relazione donatori e associazioni e alleggerire, grazie alla tecnologia, gli adempimenti burocratici. Un ulteriore mordente per l’alleanza della società civile con le imprese e il Terzo Settore, con l’obiettivo comune di garantire sempre più la sicurezza e la tutela dei consumatori in tutti i passaggi».

La piattaforma digitale BitGOOD si propone nella pratica di fare incontrare solidarietà e sostenibilità, indirizzando a chi ha bisogno le eccedenze alimentari di negozi e ristoranti, attraverso una procedura immediata, ma al tempo stesso sicura e certificata. I donatori potranno inserire i prodotti da donare e il sistema individuerà automaticamente il beneficiario più adatto, in termini di disponibilità al ritiro, vicinanza sul territorio e rapidità, rating assegnato agli operatori. La presidente di Confesercenti Patrizia De Luise, sottolinea la vocazione win-win della app: «Il progetto BitGood permette di applicare una buona pratica a un tema importante come quello dello spreco alimentare in un meccanismo che premia sia gli imprenditori che la rete della comunità: il danno dello spreco di eccedenze, infatti, non è solo ascrivibile al mancato consumo, ma anche all’aumento inevitabile della mole dei rifiuti. Con i conseguenti costi per la collettività ed anche per le imprese».

Non solo il terzo settore è interessato a questo tipo di recupero, ma anche i privati cittadini. Molte infatti le app o i siti che ci consentono di recuperare l’invenduto e di farne un bene nuovamente interessante per l’alimentazione. Too Good To Go, azienda danese nata nel 2015, presente in 14 Paesi d’Europa, da aprile è stata lanciata ufficialmente anche in Italia, con 26 città coinvolte e oltre 3.000 negozi aderenti. Questa app permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e vendere online – a prezzi ribassati – il cibo invenduto «troppo buono per essere buttato» grazie alle Magic Box, contenenti una selezione a sorpresa di prodotti e piatti freschi che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. Gli utenti della app non devono far altro che geolocalizzarsi e cercare i locali aderenti, ordinare la propria Magic Box, pagarla tramite l’app e andarla a ritirare nella fascia oraria specificata per scoprire cosa c’è dentro.

«Il nostro obiettivo è creare la più grande rete antispreco in Italia: ad oggi sono state oltre 11 milioni le Magic Box acquistate in Europa, il che ha permesso a livello ambientale di evitare l’emissione di più di quasi 23 milioni di tonnellate di CO2», spiega Eugenio Sapora, Country Manager di Too Good To Go per l’Italia. Punto di partenza è Milano, dove hanno già aderito numerosi ristoratori, bar e pasticcerie, ma sono già 23 le città coinvolte. I ristoranti biologici EXKi e i negozi Carrefour Italia sono tra i primi punti vendita aderenti; anche Eataly, da sempre impegnata nelle politiche contro lo spreco, ha preso parte al progetto con un pilota dedicato al punto vendita di Milano Smeraldo.
Too Good To Go è nato dalla semplice intenzione di risolvere il problema quotidiano dello spreco di cibo, che ha delle ripercussioni importanti dal punto di vista sociale, economico e ambientale. L’app offre a ciascuno di noi l’opportunità di impegnarsi nella lotta agli sprechi, permettendo ai ristoratori di conquistare nuovi clienti e ai consumatori di provare nuovi prodotti a prezzi minimi”, sottolinea Mette Lykke, CEO di Too Good To Go.

Tante le iniziative solidali per il terzo settore, invece, la prima a nascere è stata Last Minute Market, impresa sociale nata addirittura vent’anni fa che si dedica all’economia circolare e ha come obiettivo lo spreco zero, come costola dell’Università di Bologna per intuizione del professor Andrea Segrè, docente di Economia agroalimentare. Vanta un modello di business che fa scuola, con un network di 350 punti vendita e oltre 400 enti del terzo settore che è in grado di recuperare annualmente 55mila pasti cotti, prodotti alimentari per un valore di 5,5 milioni di euro. Come pure farmaci per 1 milione di euro, e altre mille tonnellate di prodotti non alimentari.

Il recupero, dal 2000, avviene anche nella Grande distribuzione organizzata, e dal 2004 prevede anche il settore dei farmaci invenduti. È stata poi la volta degli scarti nelle mense scolastiche, della tv, con il recupero delle eccedenze del programma Masterchef e nel 2018 è stato implementato il primo recupero strutturato dalla distribuzione non alimentare, con Leroy Merlin Italia, di tutti quei beni non alimentari che rimangono invenduti, ma possono diventare un’importante risorsa per le organizzazioni no profit.

Più giovane ma non meno interessante l’esperienza in Veneto e Alto Adige di Bring the food , un’applicazione web che negli ultimi tre anni ha permesso il recupero e la redistribuzione a quasi 20mila persone di circa 1160 tonnellate di eccedenze di produzione e di cibo buono, non consumato e donato da mense e ristorazione varia. Eccedenze e donazioni la cui gestione è differente, perché le prime consistono soprattutto in grandi partite di prodotti freschi (arance, zucchine, verdure), che possono però essere piazzate con tempi relativamente lunghi; le donazioni sono invece piccole quantità di cibo, spesso già preparato, raccolte da molti soggetti, anche da privati, e da smaltire in fretta.

Primi partner del progetto sono le Acli del Veneto e la Fondazione Banco Alimentare del Trentino Alto Adige. I riceventi sono tipicamente enti caritatevoli per cui la piattaforma funge da coordinatore delle utenze e invia una segnalazione, ogni volta ci sia una nuova disponibilità di cibo. Gli enti riceventi prenotano i lotti e, appena raggiunto un numero sufficiente di prenotazioni, viene fatta arrivare la merce, col vantaggio che l’applicazione offre immediatamente una lista di scarico, documenti fiscali e di trasporto, la reportistica mensile per gli scarichi Iva. A riprova dell’efficacia di Bring the food, le Acli, da quando la usano, sono riuscite ad abbattere da tre giorni a poche ore il tempo utile per smistare i lotti di eccedenze.

E il tema del riuso degli scarti non è estraneo anche alla grande industria produttiva: Bonduelle sta lavorando in questo senso, proponendo con la sua fondazione il sito , dove scoprire ricette sfiziose e intelligenti per ridare nuova vita al cibo avanzato o agli scarti vegetali, che diventano la base di piatti sani e gustosi. E con “Bonduelle s’impegna”, l’azienda lancia un ambizioso programma di responsabilità sociale per la sostenibilità in sei punti: Favorire produzioni locali e stagionali, Limitare l’utilizzo di pesticidi per proteggere il terreno e l’ambiente, Preservare la biodiversità e le risorse naturali, Ridurre al minimo l’utilizzo di additivi e conservanti, Garantire un’ampia offerta di prodotti biologici, Promuovere l’utilizzo di confezioni sempre più sostenibili. Segno che un modo di fare impresa più sostenibile è non solo possibile, ma indispensabile.

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