Concorso esternoValentina Cuppi sarà la prossima leader del Pd (per almeno tre mesi)

Lo statuto del Partito democratico, recentemente cambiato, dice che all’avvio della fase congressuale «la gestione ordinaria del partito è affidata al presidente». Ma forse qualcuno se n’era dimenticato

immagine tratta da Facebook (particolare)

La scelta di eleggere come presidente del Partito democratico la giovane sindaca di Marzabotto, Valentina Cuppi, ha suscitato critiche e apprezzamenti per motivi diversi, dall’esiguità del suo cursus honorum al fatto che, fino al giorno prima della nomina a presidente, al Pd non era mai stata nemmeno iscritta («fino al giorno prima» non è scritto a caso: per evitare il rischio che i suoi atti potessero venire contestati, si è iscritta giusto alla vigilia dell’elezione a presidente).

In molti hanno esultato per la sua vicinanza alle sardine, la sua provenienza da una storia diversa da quella del partito (le «fabbriche» di Nichi Vendola), la sua giovane età (non che a trentasei anni possa essere considerata una bambina, ma nel gruppo dirigente del Pd sotto i quaranta non è che siano in tanti); i più perplessi hanno raccontato con costernazione il febbrile lavoro dei giorni precedenti, con un vertice democratico composto quasi esclusivamente da maschi di mezza età, a essere generosi, intenti a vagliare candidature di giovani donne sindache di piccoli Comuni (Marzabotto, Empoli e svariati altri), che alla «freschezza» dell’immagine univano il vantaggio di non poter fare ombra al resto del gruppo dirigente.

E così, come spesso accade in politica, quello che fino al giorno prima, con un altro segretario, era un uso strumentale di candidature femminili decise solo per motivi di immagine (e pertanto stigmatizzate come «figurine»), il giorno dopo è diventato invece un importante segnale di apertura e rinnovamento. E quelli che per anni avevano criticato l’idea del «partito liquido», in cui persino l’elettore di un altro partito poteva votare per il segretario, ora possono vantarsi di avere fatto molto di più, concedendogli non solo il diritto di votare, ma persino di essere eletto.

Discussioni forse capziose, e sicuramente noiose, su cui non varrebbe nemmeno la pena di soffermarsi, se non per segnalare un dettaglio passato finora inosservato, probabilmente anche a causa della recente e non indimenticabile modifica dello statuto (una delle tante grandi riforme del partito discusse dal gruppo dirigente del Pd in questi mesi oziosi). Statuto che all’articolo 5, comma 8, recita così: «In caso di dimissioni del Segretario nazionale e di formale avvio della fase congressuale, la gestione ordinaria del partito è affidata al Presidente dell’Assemblea nazionale, in qualità di Presidente pro-tempore della Direzione nazionale».

In breve, una volta avviato il congresso, con il segretario dimissionario, Valentina Cuppi sarà a tutti gli effetti il leader del Pd. Altro dettaglio da non dimenticare: il congresso del Pd può durare anche molto a lungo (Pier Luigi Bersani promosse la scissione con l’argomento che il congresso voluto da Matteo Renzi non si poteva fare in appena tre mesi, «cotto e mangiato»). Di conseguenza, se nel corso delle laboriose procedure interne dovesse aprirsi, chessò, una crisi di governo, a guidare la delegazione dei democratici al Quirinale sarebbe proprio la giovane sindaca di Marzabotto.

Auguri.

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