Dalla A alla ZIl nuovo alfabeto sociale ai tempi del coronavirus

L’epidemia cambia tutto, ci sono cose che stiamo riscoprendo, altre che stiamo imparando. Ma soprattutto molte parole stanno assumendo significati nuovi o diversi

Abbracci. Ha ripreso a girare, per la terza volta almeno in pochi mesi, l’email della giornata mondiale degli abbracci, stavolta a tema coronavirus. Io rispondo che si è scoperto che, così come gli abbracci reali possono trasmettere il virus, gli abbracci virtuali infettano il computer. Funziona.

Buonisti. Oggi sui social i buonisti sono quelli che auspicano solo la galera e non la legge marziale per i trasgressori (vedi anche trasgressori).

Cantare (sul balcone). O in alternativa applaudire, o urlare qualcosa tipo Forza, Restiamo uniti, Viva i medici, ecc…L’invito è pressante e ripetuto. Ragazzi, cercate di capire. Se poi il vicino teme per la vostra salute mentale e telefona al 118 distogliete risorse dall’emergenza. Se proprio volete partecipare ci sono imprecazioni in lingue ignote che suonano benissimo.

Dubbi. Ma tutti gli “indinniati” che pubblicano.sui social anatemi sugli assembramenti, foto di assembramenti e parlano di luoghi dove hanno visto assembramenti, che ci fanno in giro, di preciso?

E-commerce. Con i negozi chiusi per decreto anche il più severo fautore del km0 può finalmente acquistare online senza rimorsi di coscienza verso il piccolo commerciante sotto casa. Peccato che i tempi di consegna si siano così allungati che tanto vale aspettare che il piccolo commerciante sotto casa riapra.

File. Gli assembramenti sono vietati salvo ovviamente quelli che si creano, involontariamente, tra i clienti in attesa di essere ammessi all’interno del supermercato contingentato.

Gombloddo. Perché è chiaro, “dietro” ci deve essere qualcosa. Il virus creato in laboratorio dai cinesi ha perso via via quota quando questi ultimi sono diventati i nostri nuovi eroi nazionali. L’ipotesi opposta ha retto un po’ di più con tanto di foto di carri armati e allarmi sull’imminente invasione yankee ma si è spenta di fronte all’evidente disorientamento senile dimostrato da Trump nelle sue ultime uscite. Roba da smosciare il gombloddista più accanito. Restano le ipotesi minori: colpo di stato, origine aliena, virus uscito da un laboratorio segreto “per caso”, ma è evidente che si sta raschiando il fondo del barile.

Home sweet home. Stare a casa in famiglia è una gioia, assicurano. Ma io non ho mai visto nessuno in paranoia come una coppia di amici che era venuta a trovarmi e ha dovuto rientrare per l’isolamento tra le mura domestiche.

Iopiscioilcane#. Uscire con i cani si può. Da quando è ufficiale alcune famiglie che prima litigavano per chi doveva portare giù Fido ora litigano sempre per lo stesso motivo ma perché ci vogliono andare tutti. Alcuni, credo, li affittano o li prendono per l’occasione, perché in giro vedo persone mai incontrate prima. Chi ne ha più di uno li porta a spasso separatamente.

Ps A proposito, io ne ho tre. Contattatemi.

Jogging. Uscire per attività sportive si può. E vedi signore in pelliccia e scarpe da ginnastica, gentiluomini che hanno passato da tempo l’età dello sport attivo in scarpe da ginnastica, mamme con la carrozzina in scarpe da ginnastica…

Lavarsi (le mani). Solo io mi sono meravigliata che tra le norme di prevenzione sia stato inserito l’invito a lavarsi le mani con tanto di istruzioni su come farlo? Perché prima non si usava? Aiuto.

Mascherine. Mancano negli ospedali, com’è noto. Devono essere finite tutte in mano a quelli che le usano per andare al supermercato, o le indossano in auto, da soli.

Nazionalità. Out i migranti. Non se li fila più nessuno. Se sbarcano sono c….loro, e non possono nemmeno chiudersi in casa. Tiè. In i cinesi. Partiti svantaggiati, con pesanti accuse di contagio e pubblici pestaggi, ora sono sugli allori. Chiudi tutto, cancelli i diritti umani, militarizzi, fatto il lavoro. L’Italia applaude e inneggerebbe a Xi sui balconi, se solo capisse come si pronuncia.

O o zero, come paziente zero. Tutti lo cercano, nessuno lo trova. Non si capisce nemmeno più a che cosa servirebbe trovarlo, ma ogni tanto, carsicamente, riaffiora nell’immaginario collettivo. Ormai è una figura mitologica.

Positivi (essere). Era un tormentone: sii positivo, pensa positivo, e così via. Jovanotti, per dire, ci aveva sfinito. Non lo sentiremo più dire, almeno per un pezzo. Evviva.

Qoelet. O Ecclesiaste. «A tutto quel che accade sotto il sole / un senso l’uomo non riesce a dare». È una delle letture (antidepressive?!) seriamente consigliate di recente da autorevoli scrittori per passare in letizia il tempo dell’isolamento. Indicati anche La condizione umana di Malraux e Timpetill di Manfred Michael. E no, non ritiratemi fuori La peste di Camus, che siamo capaci tutti.

Razzismo. Momentaneamente accantonato quello verso gli stranieri, torna la vecchia, sana contrapposizione tra Nord e Sud e spariglia le carte. Di fronte agli sfottò contro lombardi e veneti la Lega si riscopre un po’ padana e bacchetta quelli che «al Sud non capiscono» mentre da Roma in giù è rivolta contro i troppi figlioli prodighi che vogliono lasciare a ogni costo Milano per tornare da mammà.

Sesso. Non ci sono disposizioni in proposito, si immagina il capitolo ricada, pudicamente, nelle indicazioni sugli abbracci. Ma fonti informate ventilano un’apertura purché il contratto avvenga tra due positivi asintomatici certificati e non dia luogo a prole

Trasgressori. Chi sono i trasgressori? I decreti in vigore permettono una minima elasticità che i legislatori laureati all’università della vita s’ingegnano ogni giorno di colmare estendendo il concetto praticamente a ogni categoria umana, suore di clausura escluse. Si parla dell’imminente visita di una delegazione cinese incaricata di definire una volta per tutte il concetto di “nemico del popolo”.

Umani (restiamo). Tra un’invettiva contro chi esce troppo (in Cina, si ricorda forse esagerando un po’, li fucilano) e un’anatema sui lombardi contagiosi e incorreggibili festaioli, ci si riscopre al contempo ricchi di buoni e patriottici sentimenti. Per i medici e il personale sanitario tutto che si sacrificano, per l’Italia «che non molla», per i morti che è tabù definire anziani e che, si nota, non avranno nemmeno un funerale. In questo clima estremo il mostro è diventato lo scherzo. Fare una battuta, ironizzare, cercare di sdrammatizzare ormai è quasi più grave che tossire apposta in faccia a un pensionato apprensivo. Solo su Whatsapp e sempre più di rado girano clandestinamente, come una volta, i filmetti porno, video scherzosi, battute, bonarie prese in giro. Si passano solo ai più fidati, di nascosto come carbonari.

Vaccino. Non c’è, com’è noto e i tempi per metterlo a punto vengono indicati di volta in volta tra i due giorni e i due anni a seconda dell’ottimismo e del buon senso di chi scrive. Ma i vaccini, si sa, non servono. Nel frattempo, o meglio in alternativa chi sa tutto dello sporco gioco delle multinazionali del farmaco, sa che per debellare l’ostico virus immigrato bastano cose semplici che ognuno ha in casa come l’aglio (utile anche contro i vampiri), la vitamina C contenuta nell’acerola, nel limone e nell’echinacea, la propoli (che in erboristeria svolge il ruolo del prezzemolo in cucina) e ovviamente lo zenzero, un pizzico di zenzero ci sta sempre bene. Peccato, peccato davvero che le erboristerie siano chiuse.

Wall Street. La Borsa sale, scende, sta ferma, riprende, rallenta, spaventa e rincuora, obbedendo a logiche complesse e spesso sfuggenti per tutti ma non per il popolo del web. Dopo il critico musicale di Sanremo e il virologo esperto di Coronavirus, la nuova specializzazione su Facebook è l’analista finanziario. Che sa con chi prendersela, perché prendersela, che usa con disinvoltura inusitata la parola “volatilità”, che fa previsioni ed elargisce consigli. Tutto gratis. E ci mancherebbe.

Youporn (e i suoi fratelli). I siti porno seguono le mode e mascherine, tute protettive, precauzioni e mezzi di contagio diventano temi del “coronavirus porn”. Sì, esiste, ma no, non metterò il link.

Zelig. No, non il programma televisivo, ma il personaggio del famoso film di Woody Allen che dà il nome anche alla cosiddetta sindrome da dipendenza ambientale. Che ha colpito il mondo politico più del virus, spingendo nomi illustri a dichiarare in tv e sui social tutto e il contrario di tutto, passando dal criticare misure troppo severe a invocarne di ancora più severe, dalla “semplice influenza” all’apocalisse.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta