Prepararsi al peggioPicco? Quarantena? Il virus ci costringerà in casa per almeno un anno e mezzo, se va bene

Bisogna guardare in faccia alla realtà: se non si trova subito un metodo efficace per debellare il corona, saremo costretti a nuove ondate di reclusione per 18 mesi, cambiando il nostro modo di vivere

MARCO BERTORELLO / AFP

Chi spera di tornare presto alla normalità, cioè alla vita che conduceva prima di febbraio, smetta di sperare. Non si tornerà presto e, con ogni probabilità, non si tornerà proprio. Il coronavirus, come titola questo articolo del New York Times, è qui per rimanere. Questo significa molte cose, che è bene cominciare a interiorizzare fin da adesso.

Prima di tutto, che bisogna farsi poche illusioni: il caldo, da alcuni atteso come la pioggia alla fine dei Promessi Sposi, non indebolirà il virus. Non ci sono (ancora) prove che lo faccia e, anzi, tutti gli indizi sembrano invece andare in opposta direzione. D’estate ci si ammala di meno perché ci si è già ammalati nei mesi invernali, sviluppando anticorpi.

Anche questo aspetto – secondo punto – va chiarito. Non è detto che prendere il Covid-19 e poi guarirne garantisca di rimanere immuni in seguito. Al contrario, gli altri coronavirus, come quelli della SARS e della MERS, sviluppano una immunità molto lieve.

Al momento – terzo punto – solo la quarantena, cioè la riduzione di contatti tra gli individui, permette di dimunuire la propagazione del virus. Bloccare il contagio significa, alla lunga, fermare l’epidemia. Ma non significa impedire che ritorni (da altri Paesi, o da zone ristrette in cui si è mantenuto in vita)

Per questa ragione, come si ricorda in questo articolo del MIT Technology Review, bisogna dimenticarsi del grafico “abbatti la curva”. O meglio, bisogna arricchirlo, secondo le indicazioni di questa analisi dell’Imperial College di Londra, aggiungendo tante altre curve alla prima. Questo significa che il virus del CoVid-2 è qui per restare, come si è detto. E che finché non ci sarà un vaccino – non esisterà almeno fino all’autunno 2021, se mai verrà trovato e prodotto in grandi quantità – si ripresenterà a ondate.

Bisogna guardare in faccia alla realtà: se non si trova subito un metodo efficace per debellare il corona, saremo costretti a nuove ondate di reclusione per 18 mesi, cambiando il nostro modo di vivere

Bisogna rendersene conto subito. Una volta esaurita la quarantena, ci sarà un rilassamento del distanziamento sociale. E, poiché il virus non sarà stato davvero debellato, prima o poi si ripresenteranno nuovi casi, saliranno i contagi e – di nuovo – i ricoveri supereranno la soglia di sicurezza: a quel punto sarà necessaria un’altra quarantena. Il tutto sarà destinato a ripetersi a ondate che, secondo gli esperti, si alterneranno in due mesi di distanziamento sociale e un mese di rilassamento.

Alternative, purtroppo, non ce ne sono. Aumentare i posti letto in terapia intensiva aiuta, ma non risolve nulla. Inutili sono anche le quarantene mirate, nei confronti di anziani, malati e pazienti a rischio. Finché la popolazione continua a circolare, il virus continuerà a propagarsi. I malati aumenteranno e la capacità degli ospedali, anche se accresciuta, arriverà a superare il livello di guardia. Sconsigliato anche allungare i tempi della quarantena: fare cinque mesi di fila, un colpo solo per liberarsi del virus anziché gestire ondate di quarantene non cambia niente: il CoVid-2 tornerebbe e, in quel caso, sarebbe anche alle soglie dell’inverno.

Cambierà tutto, insomma. E bisogna prenderne subito atto. Coleranno a picco tutte le attività che si basano sugli assembramenti: bar e ristoranti in primo luogo, ma anche palestre, teatri, cinema, gallerie, centri commerciali, musei. E concerti, eventi sportivi, crociere, compagnie di trasporto su strada e compagnie di trasporto aereo. E altri ancora.

Alcuni si adatteranno. Come si scrive qui, forse i cinema allontaneranno le poltrone, gli incontri si faranno a distanza o in stanze molto ampie, alcuni servizi (come le palestre) saranno disponibili solo su prenotazione, con limiti di ingresso molto più bassi. Forse esisteranno anche documenti di “guarigione avvenuta”, prove da esibire per partecipare a concerti o partite di calcio.

Non solo. Adattarsi significherà accettare una maggiore sorveglianza da parte delle aziende tecnologiche: il tracciamento dei movimenti attraverso lo smartphone, per esempio, è già stato messo in atto a Taiwan, lo si fa a Singapore, presto sarà messo a punto anche in Israele. Se ne parla in Italia, dove alcune compagnie telefoniche avrebbero monitorato i movimenti dei cittadini lombardi. Polemiche a parte, c’è da credere che in futuro sarà una delle prime misure che saranno prese: permetterà di bloccare fin da subito i vettori di potenziali contagi, contenendo la propagazione del virus. Meno privacy, insomma. Che potrebbe accompagnarsi a una maggiore libertà di azione e controllo da parte delle forze di polizia.

Non solo: nel nuovo mondo post-coronavirus i poveri e gli emarginati continueranno a esistere. Con ogni probabilità, vista la prevedibile scomparsa di numerosi lavori precari, aumenteranno pure. E le cose diventeranno più difficili anche per rifugiati, immigrati, ex detenuti. Le fasce deboli di una società sottoposta a lockdown a corrente alterna, insomma, diventeranno sempre più deboli.