Frammenti di un discorso di potereIl maschio guarda, giudica e condanna la donna. La sua sconfitta è non riuscire a capirla

Interrogare e non interrogarsi. Esaminare e poi sfuggire. È questa la dinamica di chi sente di avere ereditato il potere sul mondo: nel suo nuovo libro “Io e Clarissa Dalloway. Nuova educazione sentimentale per ragazzi”, lo scrittore Francesco Pacifico la riconosce nelle pagine di Virginia Woolf

Uno dei più grandi successi editoriali che parlano dei rapporti tra uomini e donne è “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”. È un titolo a cui non si può resistere, che ti costringe a essere d’accordo e ad accettare il suo paradigma senza bisogno di leggerlo – e citarlo, come ho fatto. C’è l’idea di due pianeti diversi, di due specie che non si capiscono mai per una differenza irriducibile, che produce la commedia umana. Su questa linea, dell’inesorabile distanza planetaria tra uomini e donne, si colloca Peter ne “La signora Dalloway” mentre, chiudendo il temperino, pensa: le donne «non sanno cos’è la passione. Non sanno cosa significa per gli uomini. Clarissa era fredda come un ghiacciolo».

A essere fredda come un ghiacciolo sarebbe la donna che ti ha accolto in casa, ha lasciato che tu le vomitassi addosso i tuoi giudizi e le notizie dei tuoi innamoramenti, ha considerato proprio dovere assorbire il tutto con partecipazione e commozione? Ma tanto lei viene da Venere e si può dire che è fredda come un ghiacciolo, perché, signora mia, come sanno esser fredde le donne…

Ci è bastato poco per chiudere qualunque discorso di una donna. Il patriarcato si regge sull’arco delle sopracciglia di un uomo ragionevole, che all’ennesima intemperanza di una donna fa: «Mi pare un po’ esagerata come reazione…» […]

Altrove, si racconta di come Peter, ancora dopo anni, avendola rivista «pensava a lei, la criticava, e di nuovo, dopo trent’anni, provava a spiegarsela». È un’altra sequenza rivelatrice: per lui, pensare a Clarissa vuol dire criticarla, criticarla vuol dire non capirla, e dunque provare a spiegarsela. È circolare e desolante. Lui la guarda / la giudica / le sfugge. Le sfugge perché la giudica. Heisenberg. Se non la esaminassi cosi, forse la capiresti.

Dal punto di vista di Peter, le donne sbagliano sempre, e giudicano, e non vedono l’ora di dare a un uomo del fallito. Si ridurrebbe a questo il venire da Venere invece che da Marte?

Mentre nel libro è Peter che

sbaglia
giudica
condanna.

Sbaglia, giudica e condanna Clarissa. Le donne, secondo Peter, ignorano la passione calda degli uomini. Poche righe prima stava pensando alle proprie reazioni durante il loro incontro: «Ma allora quegli attacchi di emozione», i propri, intende, e «quello scoppio di lacrime al mattino, che cos’era?». Eccolo, sta pensando al proprio desiderio. È un momento in cui il vecchio Peter, sconvolto dall’aver ritrovato Clarissa, sta per entrare in contatto con le proprie emozioni. Sta per conoscere se stesso, forse.

E no, invece no. Dopo essersi posto la domanda – perché quelle lacrime? – se ne pone un’altra che lo riporta all’asciutto nel solito bunker del risentimento: si chiede cosa avrà pensato di lui Clarissa.

Non potevi tornare a chiederti perché piangevi? No, no, tu sei un uomo, tu conosci la passione. E da quel paranoico che è, si inventa la risposta di Clarissa: «Che era uno sciocco probabilmente, e non per la prima volta.» È identico a Julien Sorel, un ragazzo che ha trent’anni meno di lui e vive in un altro paese cento anni prima. Peter si lamenta: la donna non capisce, la donna è stupida. Clarissa per lui è «cosi calma, così fredda […]».

“Venire da Marte” potrebbe voler dire solo che l’uomo, avendo in mano il potere, in famiglia e in società (il capofamiglia che porta a casa il pane, che dà il cognome ai figli), è stato sempre allevato con l’idea di amministrarlo. Quando si cresce con il compito di amministrare, sentendo di avere il controllo («è il ragazzo che deve fare il primo passo», «è il fidanzato che deve chiedere la mano»), ci si trova spesso a non aver bisogno di negoziare col mondo sui desideri. Si vive di automatismi. Non si cercano conflitti tra desideri. Il fatto è che chi ha il potere vive mandando avanti la baracca; non scarta di lato, amministra. Un maschio eredita la terra, comanda, va e prende quello che gli serve; fa patti con altri uomini, certo non si mette a cercare un dialogo con i desideri di una donna, che la terra non l’ha ereditata, che sta sempre male, che è nevrotica, isterica, ha le mestruazioni, non le va mai bene niente, è fredda, non le piace godere, sta sempre a lamentarsi, con lei non ci si diverte, è una suora, è una troia, non la dà… Un uomo con certa gente non si abbassa a dialogare. Ne sceglie una, quando ne ha voglia, passa e se la prende. “Poste scientifiche.” Ratto delle Sabine. Le ragazze entrano gratis.

La forma mentis diventa: o domino una situazione – privata o pubblica che sia – oppure penso di aver perso, c’è solo alfa o beta, e non si perde con una donna, ma si perde con l’uomo che l’ha vinta al posto nostro. È la posizione in cui sentono di stare, non senza motivazioni intelligibili, sia Julien che Peter. Nati per comandare, maschi beta per ragioni sociali. Entrambi capaci di suscitare infinita simpatia nelle donne, ma incapaci di entrarci in relazione: star-gazing? L’uomo, non abituandosi a trattare col proprio desiderio e con quello altrui, o è vincitore o è sconfitto, e quando è sconfitto è amareggiato, perché non ha nemmeno la soddisfazione di poter interagire col mondo come fa invece una Clarissa: lontana dal lavoro, dalla vita attiva, costretta ai soli fiori e alle feste, passa comunque la sua giornata a sentire, reagire, interagire, in una trama di moti del cuore e di pensieri che non sono mai meccanici come quelli di Peter. I suoi moti, i suoi pensieri sembrano sempre capaci di posarsi sugli oggetti del suo desiderio.

Saper fare i conti con i propri desideri nel bene e nel male, e dunque saper vedere i moti interiori degli altri, non può essere una caratteristica di Venere. Nascosta nel suo romanzo sperimentale, Virginia Woolf lascia una mappa che porta a un’isola del tesoro dove, mettiamo, una coppia può scoprire che la chiave per non rimanere incastrati in un gioco delle parti è giocare insieme solo nel campo dei desideri e non in quello delle reazioni pavloviane o dei rancori.

da Io e Clarissa Dalloway. Nuova educazione sentimentale per ragazzi, di Francesco Pacifico (Marsilio 2020). In libreria dal 12 marzo 2020.

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