Uno vale l’altroIl problema non è solo il coronavirus, ma la nostra classe dirigente inadeguata a governare

L’ennesimo spettacolo di un decreto annunciato ma inesistente al momento dell’annuncio mostra che questo governo non era pronto non solo alla guerra, ma nemmeno a una guerricciola

Italy's Prime Minister Giuseppe Conte arrives for the second day of a special European Council summit in Brussels on February 21, 2020, held to discuss the next long-term budget of the European Union (EU). (Photo by Ludovic Marin / various sources / AFP)

Il vizio d’origine dell’inadeguatezza della politica in questi giorni drammatici sta nel disgraziato passaggio di ottobre, quando la classe politica e la sinistra in particolare espressero un governo debole. Lo vediamo oggi: dinanzi a una catastrofe come quella del coronavirus abbiamo dei comandanti in capo al di sotto delle esigenze. Dopo l’ennesimo spettacolo di un decreto annunciato ma inesistente al momento dell’annuncio (una roba kafkiana) è ancora più chiaro che questo governo non era pronto non solo alla guerra ma nemmeno a una guerricciola. Quando poi è arrivata la dura replica della Storia ci è apparso in tutta la sua fragilità il povero Giuseppe Conte, già premier di un governicchio con Di Maio e Salvini, che pare Cadorna alla vigilia di Caporetto; e i suoi generali, come quelli di Napoleone a Waterloo, che si affannano di qua e di là prima della disfatta. Certo, ci assiste il grande cuore degli italiani, italiani sempre più stanchi, smarriti, bisognosi di messaggi chiari. Ma la verità è che una strategia generale non c’è. E mentre l’esercito porta via le bare con i suoi autoblindo, nel quartiere generale si va a tentoni.

Dirà la Storia se la sinistra italiana abbia commesso un errore tragico nell’aver apposto il suo sigillo a un altro governicchio, seppur purificato da Salvini: bisognava pensarci prima, a fare un governo forte. Ma già la cronaca ci sta dicendo che è stato uno sbaglio non da poco – come ha notato il filosofo Giacomo Marramao – non provare a mandare al governo la parte migliore del Paese, le competenze vere, un dream team in grado di caricarsi le magagne italiane sulle spalle, scegliendo al contrario la via breve e tristanzuola delle “delegazioni” dei partiti: partiti – attenzione – da tempo privi di quella forza intellettuale e morale in grado di “fare corpo” con il profondo dell’Italia.

Vero, non ci sono più i La Malfa, i Dossetti, i Lombardi, gli Amendola e nemmeno, se è per questo, i Ciampi e gli Andreatta. Ma quanto tempo è che si ripete questa ovvietà e intanto non si è fatto niente per creare una classe dirigente degna di questo nome, cioè capace di scegliere in autonomia, certo sentendo gli esperti ma senza bersi acriticamente ogni sciocchezza (ché anche gli scienziati ne hanno dette di ogni…) e poi comunicare le scelte con autorevolezza. Nessuno nega che i ministri si stiano dannando l’anima, cosa che in ogni caso gli andrà riconosciuto. Lo stesso presidente del Consiglio sta combattendo una battaglia molto più grande di lui ed è persino ingeneroso non fargli mai il minimo sconto: la colpa vera non è arrivare con mezz’ora di ritardo in tv, la questione ben piu seria è quella di un governo figlio di una politica politicante che ha preso tutto ciò che c’era da prendere e che ha allevato almeno due generazioni di politici con il latte del potere per il potere alla faccia di cultura e competenza, “dimenticandosi” di aggiornarsi, di aprirsi, di imparare le cose nuove.

È tragicamente passato il concetto falsamente democratico dell’uno vale uno così che in Parlamento ci troviamo un buon numero di incompetenti totali, si sono fatti a pezzi partiti e professori in un’orgia mediatico-populista che oggi lascia l’Italia con un pugno di mosche in mano e una politica priva di fantasia. Guardate il Parlamento che, a due mesi dall’inizio della Grande Crisi, non ha ancora la minima idea di “come” riunirsi, un clamoroso esempio di indecisione che non fa altro che accrescere la sua distanza con la società, giacché tutti – ma proprio tutti – si stanno industriando a organizzare la propria vita secondo le regole dell’emergenza tranne gli abitanti di Montecitorio e Palazzo Madama: negli ospedali lombardi s’inventano posti-letto nel più sperduto corridoio e alla Camera non hanno ancora capito come sedersi in Aula. Uno spettacolo deprimente che rischia di porre in questione persino il “senso” del Parlamento, un “senso” che sta evaporando di pari passo con quello dei partiti, ora annegati in una guerra lasciata combattere a ministri e sottosegretari, ma che pure, a guerra finita, dovranno pur riemergere, si spera, con una nuova idea dell’Italia.