Profezie che si autoavveranoEcco come il virus ha trasformato tecnologicamente la medicina, il commercio e il lavoro

Secondo un report di eMarketer, una delle più importanti agenzie di informazione sull’economia e il tech, i tempi bui sono già arrivati, ma l’unico vero strumento a nostra disposizione per uscirne è l’uso massivo del digitale. Il 5G non sarà più rinviabile

MARTIN BUREAU / AFP

Prima o poi usciremo di casa. E quando succederà, il mondo che troveremo, sarà diverso da quello che avevamo lasciato quando ci siamo rintanati nelle nostre due stanze e cucina. Quando ne verremo fuori, scopriremo che pur nel completo lockdown il mondo è andato avanti. Certo, ormai è cosa assodata e conclamata, al nostro risveglio da questo letargo autoimposto, troveremo una terribile crisi e posti di lavoro in meno. Però, ce lo insegnano i cinesi (guarda tu, a volte, a vita), crisi e opportunità sono due aspetti della stessa medaglia. E forse, da tutto questo pandemonio, potrebbe uscire, nel tempo, qualcosa di buono. Il mondo potrebbe avere uno scatto di crescita. Potrebbe imparare che internet, il digitale, la tecnologia in cui siamo immersi non servono solo per giocare a Candy Crush, ma che, al contrario hanno potenzialità enormi. E che, oggi, a XXI secolo inoltrato, abbiamo il dovere di usarle.

A provare a immaginare il mondo post coronavirus che finalmente si converte al digitale, è stato un report di eMarketer, una delle più importanti agenzie di informazione sull’economia e sulla tecnologia. Il report (fatto in collaborazione con Business Insider Intelligence) dice in sostanza due cose: la prima è che verranno, anzi sono già arrivati, tempi bui. La seconda è che l’uso massivo della tecnologia è l’unico vero strumento a nostra disposizione per uscirne.

Il primo aspetto da cui si dovrà passare, è la connettività. Man mano che i lockdown si diffonderanno, le reti internet saranno sovraccaricate da chi fa smart working, da chi studia, da chi passa il tempo online con giochi, social e film. Per questo, secondo il report, passata la buriana, parlare di 5G non sarà più rimandabile. Che si passi per Huawei o per altri attori (magari europei, sarebbe bello no?), certo la strada è segnata. «La crescente necessità di interazioni remote tra la pandemia di coronavirus ha evidenziato la necessità della tecnologia 5G – dice il report – accelerandone l’adozione a lungo termine».

La strada del social distancing (distanziamento sociale) è difficilmente reversibile. In questi mesi di clausura forzata, il mondo imparerà che non c’è quasi niente che non si possa fare da casa: dal festeggiare i compleanni alle riunioni di lavoro. Per questo ci sarà sempre più bisogno di banda e per questo, le aziende più savie impareranno a trasformare questa eccezione in un’abitudine. Non solo chi, sulla distanza e sull’intrattenimento domestico ci campa (come Netflix, Sony, Apple o Facebook) ma anche quelle che devono ancora capire quanto possa essere piccolo il mondo.

Il riferimento è a tutte le multinazionali. Tutti quei viaggi in business class in giro per il mondo, da una sede all’altra, non erano poi così indispensabili; le banche, capiranno che gli sportelli non hanno più senso, visto che non c’è quasi niente che non si possa fare on line; i commercianti per sopravvivere dovranno per forza convertirsi all’e-commerce (sarebbe successo comunque, anche senza Coronavirus); chi fa pubblicità e comunicazione, dovrà trovare nuove strategie per fare arrivare contenuti. In questi giorni i giornali stanno avendo la la dimostrazione che c’è interesse per l’informazione più di quanto ce ne sia per le baggianate da fake news, ma sta a loro, oltre a fornire dati e storie di qualità, anche trovare modi un po’ più creativi di un post su Facebook, per andarselo a prendere, quel pubblico. Ma non è tutto.

La rivoluzione che eMarketer vede arrivare riguarda anche ciò che sembrava impensabile fare a distanza: la sanità. Anche per le visite dal dottore, il futuro potrebbe essere digitale. La parola con cui dovremmo acquisire consuetudine è Telehealth, ossia l’uso della tecnologia per la medicina a distanza che «consente ai medici di diagnosticare, trattare e operare sui pazienti senza la necessità di essere fisicamente vicini a loro. Abbiamo già visto casi di questo tipo per combattere il coronavirus in Cina: a gennaio, le telecomunicazioni ZTE e China Telecom hanno progettato un sistema che consente consultazioni e diagnosi remote del virus collegando i medici dell’ospedale della Cina occidentale a 27 ospedali».

Forse il futuro sarà così. Più schermi e meno dottori. Forse da questa social distance non ne usciremo mai davvero. Forse in queste settimane chiusi in casa impareremo quello che non abbiamo imparato in anni di vita vera a spasso per il mondo. E forse il futuro, questa volta, ha deciso di presentarsi a noi a cavallo di un virus odioso. Lo sapremo solo quando usciremo, di nuovo, di casa. E troveremo ad aspettarci un mondo che, come al solito, non ci ha aspettato.

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