No vax e associatiIl governo mette a rischio la ricerca scientifica pur di non scontentare gli animalisti

La proroga di un solo anno concessa allo studio, a fini sperimentali, degli effetti delle droghe sugli animali permette ai ricercatori di andare avanti solo fino a dicembre. Le restrizioni sono già costate all’Italia la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea

OZAN KOSE / AFP

In campo biomedico il governo mortifica le ragioni della comunità scientifica pur di non scontentare gli animalisti. Sembra un paradosso, proprio adesso che gli scienziati sono in prima linea nella battaglia contro il coronavirus, ma non lo è. La decisione che fa gridare allo scandalo è la proroga di un solo anno concessa allo studio, a fini sperimentali, degli effetti delle droghe sugli animali. Il provvedimento, contenuto nel decreto Milleproroghe e quindi in vigore, permette ai gruppi di ricerca di andare avanti fino a dicembre. A partire dal prossimo gennaio questi studi saranno da considerare illegali a meno che, come auspicano i ricercatori, non saranno nel frattempo rimosse le restrizioni che sono già costate all’Italia la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea. Questi divieti, che ci trasciniamo dal 2014 con un susseguirsi di moratorie dal sapore pilatesco, non sono presenti negli altri paesi europei.

Miriam Melis, docente di Farmacologia all’università di Cagliari, si è aggiudicata il Gill Center Transformative Research Award per i suoi studi riguardanti gli effetti della cannabis sul cervello. Le sue ricerche, pubblicate su Nature Neuroscience e finite anche sulle pagine dell’Economist, hanno dimostrato come l’uso della cannabis durante la gravidanza danneggi il feto. Le ripercussioni sullo stato di salute del nascituro – è stato ipotizzato – sono gravissime, con la possibile insorgenza di gravi patologie, anche di natura psichiatrica, che possono manifestarsi in età preadolescenziale. «Grazie a un finanziamento del National Institute on Drug Abuse – spiega Melis a Linkiesta – sto portando avanti le mie ricerche guidando un team formato da giovani studiosi. La durata del progetto è quinquennale, abbiamo iniziato nel 2018 e finiremo nel 2023. Questo in teoria, perché se non cambia la legge, a fine anno sarò costretta a fare le valigie per proseguire la sperimentazione all’estero».

Riepilogando: gli Stati Uniti, tramite un organismo paragonabile per importanza al nostro Istituto Superiore di Sanità, finanziano una scienziata italiana e la premiano per il valore dei suoi studi; l’Italia, al contrario, rischia di perdere una professionista del suo calibro a causa di incomprensibili limitazioni che mettono a repentaglio la sperimentazione animale in ambito biomedico. Il danno provocato dall’attuale quadro normativo non riguarda solo lei e il suo staff ma è generalizzato e penalizza centinaia di scienziati italiani ai quali potrebbe essere precluso l’accesso ai bandi europei per progetti di ricerca aventi un orizzonte temporale di almeno tre anni.

«Il ministero della Salute – aggiunge la professoressa dell’ateneo cagliaritano – deve ascoltare le ragioni dei ricercatori e garantire la continuità del nostro lavoro. La proroga per un solo anno va però in un’altra direzione, come a voler rassicurare coloro che si battono per i diritti degli animali. Ma qui non si tratta di mettere gli uni contro gli altri. Noi facciamo ricerca e in presenza di metodi alternativi faremmo volentieri a meno, per fare un esempio, dei roditori che finiscono nei nostri laboratori. È già previsto che sia così. Purtroppo la realtà ci dice che al momento disponiamo, in alcuni casi, di metodi complementari ma non alternativi al modello animale. E fa una bella differenza. Questo dovrebbe essere il merito della discussione e invece temo che anche a livello politico stia prevalendo l’approccio populista e antiscientifico che non fa bene al nostro paese. Sono preoccupata e per questo sto pensando di rivolgermi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, persona illuminata e ragionevole».

Capo dello Stato che non più tardi di qualche settimana fa ha ricevuto al Quirinale una delegazione della Fondazione Telethon. Non è passata inosservata la vicinanza al mondo della scienza e della ricerca, da parte del presidente Mattarella. Non a caso, dopo pochi giorni, a Milano la facciata del palazzo che ospita la sede della fondazione è stata imbrattata con la scritta Telethon tortura, no vivisezione. La risposta di Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon, non si è fatta attendere ed è stata durissima: «Qualcuno ha deciso di deturpare la casa e il punto di riferimento per tante persone che affrontano ogni giorno sfide molto delicate senza mai perdere la speranza e la fiducia nella ricerca. In un’Italia in cui il dilagare dei movimenti no-vax ha fatto tornare in circolazione malattie molto rischiose come il morbillo e ci si vaccina ancora pochissimo per l’influenza, la popolazione ora invoca in massa l’immediata disponibilità di un vaccino contro il coronavirus. Vaccino che, questo spero diventi presto chiaro a tutti, sarà messo a punto – ha concluso – solo anche grazie alla sperimentazione sugli animali».

Bisogna dunque scegliere tra due visioni del mondo che insieme non possono stare: salvaguardare il lavoro degli scienziati che serve a curare le malattie e a salvare vite umane oppure continuare ad assicurare una sponda istituzionale alle farneticazioni di chi è animato da furore ideologico. Per rimediare agli errori c’è tempo fino a dicembre.

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Linkiesta Paper Estate 2020